Se siete amanti del Giappone e della sua cultura, lontana ed esotica, non potete perdervi la mostra “Il Giappone di Luchino Dal Verme. Capolavori fotografici dell’Ottocento” che si trova nelle sale del Castello di Zavattarello dal 17 Luglio al 12 Settembre 2021.

Noi l’abbiamo visitata e ci è piaciuta davvero moltissimo. Essendo appassionati sia di fotografia che della cultura giapponese, visitare la mostra è stato come fare un piccolo viaggio nell’antico Giappone dell’Ottocento, scoprendo usi e costumi di un’epoca davvero lontana, ormai raccontata solo nei film o nei libri.

La mostra fotografica, organizzata dal Comune di Zavattarello, uno dei Borghi più belli d’Italia, e patrocinata dal Consolato Generale del Giappone di Milano e dalla Fondazione Matalon, si trova nelle sale al primo piano del Castello di Zavattarello.

Le fotografie esposte sono circa una sessantina e provengono tutte dagli album personali del Conte Luchino Dal Verme (1838-1911) il quale, tra gli anni 1879-1880, fu uno dei primi a sbarcare sulle coste giapponesi dopo la riapertura del paese alle visite all’Occidente. Fu uno dei momenti incisivi per quanto riguarda la conoscenza della cultura giapponese a noi occidentali, le atmosfere che si potevano vivere e i luoghi da scoprire, erano il punto di partenza per la nascita di quello che viene chiamato “Giapponismo” o, in francese, “Japonisme” europeo. I battelli sbarcavano sulle coste di Yokohama, Nagasaki e Hakodate e ripartivano con europei innamorati del Giappone.

Il Giapponismo, ossia la profonda passione verso il Giappone e la sua cultura, ebbe una notevole influenza soprattutto in campo artistico nel nostro occidente, in particolare influenzò l’arte dei pittori francesi come Manet, Degas, Monet e anche il pittore olandese Vincent Van Gogh.

E sempre di arte parliamo quando osserviamo le fotografie esposte, tutte appartenenti alla “Scuola di Yokohama – Yokohama Shashin” tecnica fotografica, nata appunto tra gli anni ’60 e ’70 dell’Ottocento per soddisfare il bisogno dei turisti di “portare a casa con sé” un pezzo di Giappone, tanto affascinante quanto laboriosa.

All’epoca la fotografia era ancora in fase si scoperta, sviluppo e mutamento ma i giapponesi furono in grado di trasformarla in poesia. Le fotografie, infatti, non si limitavano a raffigurare la vita quotidiana, usi e costumi della cultura giapponese ma, dopo essere state stampate su carta all’albumina, venivano colorate a mano ad acquerello. I pittori lavoravano fianco a fianco ai fotografi e, con un lavoro minuzioso ed eccezionale, coloravano le figure in ogni minimo particolare. Dal colore delle stoffe dei pregiati Kimono agli utensili da cucina, ai paesaggi e perfino ai colori del volto e dell’acconciatura delle famose Geishe. Una sola fotografia necessitava di un lungo lavoro fatto a mano e il costo ne era conseguente, tuttavia ciò non rappresentava un problema per i turisti occidentali che tornavano a casa con un tesoro di artigianato giapponese di grande valore.

Ovviamente, in questi studi fotografici, non lavoravano solamente fotografi giapponesi ma anche stranieri. E’ curioso sapere, infatti, che uno dei pionieri della tecnica di Yokohama fosse proprio un fotografo italiano naturalizzato inglese, Felice Beato, le cui fotografie sono proprio esposte al Castello di Zavattarello.

Ma come sono finite queste fotografie artistiche giapponesi in Oltrepò Pavese? Ci ricolleghiamo proprio all’inizio del nostro articolo. Luchino Dal Verme al seguito del Principe Tommaso di Savoia, giunse in Giappone nel 1879 e, completamente affascinato da quella terra così distante dall’Oltrepò, decise di acquistare alcuni album che raccontassero la cultura, le usanze di quei luoghi. Quelle fotografie le portò con sé nel viaggio di ritorno, ancora più spettacolare, perchè Luchino Dal Verme attraversò la Siberia e da quel viaggio nacque il libro “Giappone e Siberia” pubblicato nel 1882 e corredato dalle fotografie che lui aveva acquistato in Giappone.

All’epoca le fotografie non potevano ancora essere inserite nella stampa e quindi vennero trasformate in incisioni dettagliate e fedeli all’originale.

Vi invitiamo allora a visitare questa interessante mostra fotografica aperta fino al 12 Settembre 2021. E se andrete a visitarla ricordatevi di visitare anche il Castello di Zavattarello, perla di storia del nostro Oltrepò Pavese, da scoprire ed apprezzare.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.