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Chi visita il borgo di Varzi resta affascinato dal centro storico ricco di testimonianze del suo passato medievale con le vie strette e ripide, i portici e i passaggi coperti, le antiche chiese e le alte torri come quelle di Porta Sottana e di Porta Soprana che racchiudono la Via di Dentro, vero centro vitale del borgo antico. Qui si leggevano le “grida” delle disposizioni del feudatario, qui si svolgevano le aste pubbliche e qui le famiglie più importanti abitavano in palazzi che davano il meglio di sé nel retro con logge e terrazzi affacciati su verdeggianti giardini.

E qui, infatti, si può ammirare l’austera facciata dalle decorazioni ormai sbiadite di Villa Mangini. Costruita nella seconda metà del ‘700 dalla famiglia Mangini, i cui discendenti ne sono ancora oggi i proprietari, la vitta è a pianta rettangolare ed è disposta su tre piani di cui l’ultimo, ora vuoto, era utilizzato in passato come solaio riservato alla conservazione del grano, della frutta e dell’uva stesa ad appassire, dimostrando in questo di essere la casa padronale di una famiglia di facoltosi proprietari terrieri con profonde radici nella terra. Accanto alla casa padronale c’è il rustico che ospitava le stalle per i cavalli. E del complesso di Villa Mangini hanno fatto parte il “casone”, duecentesco edificio ospitante il Corpo di Guardia del feudo malaspiniano, e la duecentesca Torre di Porta Sottana nota ai varzesi come Torre Mangini. Gli storici edifici sono stati donati entrambi al Comune di Varzi, il primo nel 1996 da Franca Leveratto Mangini e il secondo nel 2021 dai fratelli Stefano e Francesco Mazza Galanti.

Facciata di Villa Mangini, Varzi. Foto di NarrandOltrepò

Ma è al di là del portone di ingresso che Villa Mangini può sorprendere facendo immergere chi ha la fortuna di poterla visitare in un’atmosfera dove (come ha scritto nel 1996 Mirella Vilardi nel suo articolo “Villa Mangini. Vizi e virtù di fine Settecento” sulla rivista “Oltre”) “… si può ascoltare ancora l’eco del bel vivere…mentre la luce che invade la lunga veranda offre l’atmosfera ideale per lunghi silenzi oziosi e i raccolti salotti di calda intimità per le lunghe serate invernali…”.

Eco del bel vivere che sembra trapelare ancora dalle tenui tracce del campo da tennis, il primo ad essere realizzato in terra rossa negli anni Venti, teatro di sfide tra dilettanti e professionisti. Sul retro Villa Mangini ha poi un grande terrazzo che si affaccia sullo Staffora e un giardino dove i pioppi e i pini si alternano agli alberi da frutta e alle aiuole fiorite. E se i rimaneggiamenti degli eredi e i saccheggi di ospiti indesiderati non hanno permesso di portare nel nostro secolo gli arredi dell’epoca di costruzione, Villa Mangini conserva intatto il suo fascino di edificio settecentesco che custodisce fra le sue mura secoli di storia che hanno visto avvicendarsi i vari membri della facoltosa famiglia.

Villa e Torre Mangini, Varzi. Foto di NarrandOltrepò

E’ l’avvocato Cesare Mangini che fa costruire la villa quando, nella seconda metà del ‘700 si trasferisce da Caposelva (oggi frazione di Varzi) a Varzi. Nel 1822 l’avvocato e giudice Francesco Mangini sposa la contessa Teresa Gandolfi di Pietra de Giorgi. Dal loro matrimonio nasce una sola figlia, Maddalena, che sposando il dottor Tommaso Leveratto ottiene di unire il proprio cognome Mangini a quello del marito iniziando la dinastia Leveratto Mangini. Dall’unione dei due patrimoni alle proprietà Mangini di Caposelva, Sagliano, Montemartino, Nivione e Torre degli Alberi, si aggiungono le proprietà dei Leveratto a Novi Ligure. La famiglia Leveratto-Mangini nel corso degli anni annovera avvocati, notai, giudici, medici, proprietari terrieri e un enologo, Francesco Leveratto Mangini, che nel 1892 vince, con il vino ottenuto dalle vigne coltivate sull’assolata collina del Crenna, una medaglia d’oro all’esposizione italo-americana.

L’ultima erede dei Leveratto-Mangini sposa un Mazza Galanti e così la storica villa passa ai posteri come Villa Leveratto Mangini Mazza Galanti anche se per i varzesi resta sempre Villa Mangini, un angolo di fine ‘700 fra i vicoli medievali del neo Borgo più bello d’Italia.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.