In Oltrepò Pavese nella zona di transizione fra la collina e la montagna, nella valle del Morcione, affluente del Tidone, si trova Valverde, un tempo comune autonomo di case sparse, oggi frazione di Colli Verdi.

Il nome di Valverde ben si adatta a questo territorio ricco di boschi e castagneti la cui densità si aggira intorno al 40%, una percentuale fra le più elevate in Italia; caratteristica che si apprezza maggiormente se da Casa Andrini si sale ai 785 metri dell’altura su cui sorgono i ruderi del Castello di Verde, inserito oggi nel Parco Locale di Interesse Sovracomunale che ospita anche il Giardino delle Farfalle.

Storia e natura si fondono armoniosamente in questa piccola perla del nostro Oltrepò Montano.

Valverde Ieri

Valverde. Foto di Mario Siringo

La storia che Valverde può vantare è una storia di oltre 2500 anni come dimostrano i reperti archeologici che sono stati trovati sull’erta di Verde. Si tratta di ceramiche (olle, ciotole, bicchieri anche decorati) che sono riconducibili all’Età del Ferro e di frammenti di urne funerarie tipiche del periodo Golasecca.

Valverde è stata una delle più importanti “curtis” che il Monastero di Bobbio, fondato da San Colombano, possedeva disseminate per gran parte del nostro Oltrepò. Piccole e grandi aziende agrarie in cui lavoravano dipendenti del monastero stesso e contadini liberi che ricevevano dal monastero terreni in affitto in cambio di contributi in natura e di giornate di lavoro gratuite dette “corvées“. Dalle “curtis” arrivavano al monastero, per il proprio sostentamento, grano, uva, vino, frutta, animali e prodotti trasformati.

Valverde era la “Curtis Virdis“, la corte di Verde. Con questo nome, infatti, compare nell’anno 883 nella “Carta di Wala“, abate del monastero di Bobbio, una sorta di inventario dei beni del monastero stesso. Come risulta da due successivi inventari del monastero, datati agli anni 862 e 883, la “Curtis Virdis” e l‘Oratorio di S. Ilario, che oggi si trova nei pressi di S.Albano (frazione di Val di Nizza) ma che a quei tempi era nella corte di Verde, contribuivano al mantenimento del monastero di Bobbio rispettivamente con 10 “vervices” (molto probabilmente dei montoni), con 70 libbre di formaggio e con giornate di lavoro gratuite che 20 dei 30 “arimanni” (una sorta di contadini liberi) si S.Ilario dovevano effettuare per la manutenzione di una parte, circa un decimo, del ponte sul Ticino di Pavia.

Infatti il Monastero di Bobbio era tenuto a provvedere alla manutenzione dei ponti sul Po e sul Ticino visto che aveva diritto alla libera navigazione delle sue barche sui due fiumi. Valverde, come “Curtis Virdis“, è stata dapprima un possedimento alle dipendenze dirette del monastero di Bobbio e, in seguito, con la creazione del 1014 della diocesi, alle dipendenze del vescovo di Bobbio.

Valverde, rovine. Foto Mario Siringo

Dire con certezza dove fosse esattamente ubicata la “Curtis Virdis” non è possibile poiché la denominazione ufficiale di Valverde designa in realtà una serie di nuclei abitati distribuiti sull’intera superficie dell’ex comune. Il nome di Verde risulta oggi applicato ai resti del Castello di cui però non si conosce l’esatta data di costruzione. Fu, forse, fatto costruire tra la fine del X° secolo e gli inizi del XI° secolo dal Monastero di Bobbio per proteggere l’importante “Curtis Virdis” così come era già stato fatto nel 972 per la ben più modesta “villa” di Grazzi nei pressi di Romagnese.

Con il passare del tempo il castello finì per assumere, insieme con le funzioni, anche il nome di “Curtis” nella quale ancora negli ultimi decenni del X° secolo abitavano almeno 34 dipendenti del monastero bobbiese.

La denominazione di “Castello di Verde” è attestata con certezza solo in un documento del giugno 1155 quando i signori di Valverde furono costretti a fare completa dedizione al Comune di Piacenza e a consegnare il Castello di Verde agli inviata del comune stesso. Da quel documento si capisce che il castello sorgeva in posizione isolata rispetto al resto dell’abitato e che era poco agevole da raggiungere. Nello stesso documento i consoli del comune di Piacenza ordinarono ai signori di Valverde (un consorzio di famiglie di cui facevano parte i Montesegale, i Lazzarello e i Ruino, che nonostante la fedeltà prestata al comune di Piacenza conservarono i loro doveri di “Vassalli” vescovili) di “circondare di mura il castello, innalzare il dongione e costruire due torri ciascuna delle quali deve essere alta almeno 12 ponti (cioè circa 15 metri e mezzo) e avere mura di congruo spessore“. Questi lavori dovettero essere effettivamente fatti perchè venti anni dopo i piacentini rimborseranno ai Signori le spese affrontate “per il muro del dongione e del altri edifici“.

Il dominio dei piacentini durò fino al 1298 quando Valverde fu affidata ai Landi. Nel 1319 il Castello di Verde sostenne vittoriosamente un assalto di milizie inviate da Galeazzo Visconti per  debellare una fazione nemica. Il Castello fu spesso frequentato da membri della fazione guelfa (sostenitrice della politica temporale e della supremazia del Papato contro l’impero) e per molto tempo fu loro luogo di asilo e centro strategico.

Nel 1351 il feudo di Valverde fu concesso dal vescovo di Bobbio in enfiteusi ai Malaspina ma in seguito, di fatto, fu aggregato al loro marchesato e nelle successive suddivisioni ereditarie della famiglia, rimase alla linea dello “Spino Fiorito” e precisamente ai Malaspina di Oramala e Godiasco. Nella successiva suddivisione Valverde appartenne in prevalenza ai Malaspina di Monfalcone detti poi anche Malaspina di Valverde. Il loro dominio, che si estendeva su Valverde e Sant’Albano, era suddiviso in 40 poderi e faceva parte della giurisdizione di Godiasco. Il loro dominio durò a lungo tranne una pausa di dieci anni (1528-1538) quando il Castello di Verde fu donato insieme a quello di Monfalcone a Federico Dal Verme.

Valverde Oggi

Oggi del Castello di Verde rimane ben poco. Sono visibili una torre semi cilindrica, realizzata in pietra arenaria, dalla base scarpata terminante con una cordonatura e una stanza con una botola murata che si pensa venisse utilizzata come magazzino di deposito di viveri in previsione di lunghi assedi. Si giunge ai resti del castello percorrendo una strada molto ripida che, scandita dalle stazioni di una Via Crucis, conduce al prato antistante il torrione su cui sorge la Chiesetta dedicata alla “Madonna della Neve” fatta erigere dai Malaspina e ricordata nelle visite pastorali dal 1597 in poi. Notevole il panorama che su può ammirare salendo al pianoro sopra il torrione, uno dei più suggestivi di tutto l’Oltrepò. Comprende infatti le valli del Tidone, di Nizza e di Ardivestra ed è possibile scorgere i castelli di Zavattarello a destra, Montalto, Torre degli Alberi e Rocca dè Giorgi verso nord-est.

Il Castello di Verde si trova all’interno del Parco Locale di Interesse Sovracomunale di Verde, che rappresenta una felice unione di bellezze naturali e storia secolare. Costituito da una superficie di più di 33 ettari, il parco è percorso da sentieri ben tracciati e di facile accessibilità che portano a diverse zone attrezzate con bacheche che illustrano in modo semplice e comprensibile le caratteristiche della flora e della fauna in esso presenti.

Il Giardino delle Farfalle

Recentemente una zona del parco è stata adibita a Giardino delle Farfalle unico in Lombardia e progettato in collaborazione con il Dipartimento di Ecologia dell’Università di Pavia. Scopo della creazione del Giardino delle Farfalle è stato quello di facilitare l’osservazione delle specie presenti in quest’area dell’Appennino settentrionale dotata di un ecosistema ricco perchè composto da vari ambienti come i prati coltivati, le radure, le siepi di rose canine e il bosco fitto di roveri, carpini maggiociondoli e ciliegi selvatici. In Oltrepò, infatti, le 122 specie di farfalle censite rappresentano più del 40% di quelle presenti in Italia.

Tenendo conto che in Europa ci sono 33 specie di farfalle a rischio di estinzione, 23 delle quali in Italia, si può ben comprendere l’importanza dei Giardino delle Farfalle di Valverde. Per favorire la presenza delle farfalle sono stati realizzati alcuni interventi come la creazione di una pozza d’acqua con fondo in terra come abbeveratoio e assunzione di minerali, il mantenimento di aree inerbate, l’introduzione di piante nettarifere come la lavanda e il timo e la realizzazione di un muretto a secco destinato al soleggiamento.

In tal modo durante il periodo di attività delle farfalle coloro che percorrono il sentiero all’interno del giardino possono osservare le specie presenti in volo e se sono fortunati vedere la rarissima “Maculina del Timo” dalle ali color turchese metallizzato puntinate di nero oppure la “Vanessa del Cardo” che a primavera dall’Africa può compiere voli di 3000 Km o, ancora, la “Vanessa Atalanta“, detta Vulcano per le ali nere con fasce rosse.

Partenza e meta di trekking

Dall’interno del Parco è possibile percorrere a piedi o in mountain bike un Sentiero denominato Passo dell’Aquila lungo circa 8,5Km che consente, attraverso boschi ricchi di fascino, di collegare tre castelli malaspiniani: il Castello di Verde, lo scomparso Castello di Monfalconee di cui emergono dal terreno solo alcune parti di muri, e il castello di Oramala.

Il Castello scomparso di Monfalcone

Per ciò che riguarda il Castello di Monfalcone si può dire che si trovava in una posizione strategica su di un poggio a mezza costa tra il Monte Bruno e Villa Narigazzi. Da quella posizione si poteva controllare la strada che collegava Varzi e la Valle Staffora con Valverde e la Val Tidone da una parte e con S.Albano e la Val di Nizza dall’altra. Venne distrutto dalle truppe del duca di Milano in seguito alla ribellione del marchese Bartolomeo Malaspina.

Durante il percorso, prima di arrivare ad Oramala, si passa per un luogo indicato come i “Tre Termini” (844 m.) punto di confine dei comuni di Valverde, Val di Nizza e Varzi. Qui un tempo di fermavano a riposare i contadini che portavano il bestiame o altre merci al mercato di Varzi (articolo dedicato cliccando QUI)

Fotografia di Copertina e articolo: Roberta Tavernati, NarrandOltrepò

Ulteriori fotografie all’interno dell’articolo: Mario Siringo

FONTI:

A.Settia “Castelli e signori nella diocesi di Bobbio (sec. X-XII) in “La diocesi di Bobbio. Formazione e sviluppi di un’istituzione millenaria” a cura di E.Destefanis e P.Giuglielmotti. Firenze University Press.

E.Destefanis “Dal Penice al Po: il territorio del Monastero di Bobbio nell’Oltrepò Pavese – piacentino in età altomedievale”

P.Lodola – G.Marinoni Marabelli “Guida Oltrepò: i castelli, la storia, la natura” Ed. Antares

Oltrepò Pavese – L’appennino di Lombardia, Touring Club Italiano

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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