Collegandoci con uno dei precedenti articoli (clicca qui) inerente al borgo di Canevino , oggi frazione di Colli Verdi, vogliamo ora raccontarvi in modo più dettagliato del viaggio che i monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio fecero nel 929 per portare le reliquie del Santo da Bobbio a Pavia.

Viaggio che toccò altre località del nostro Oltrepò e dove non mancarono, come a Canevino, episodi miracolosi o quasi.

 

Bobbio

Il viaggio è narrato da un anonimo che pare abbia effettivamente partecipato di persona al trasferimento delle reliquie, in un opuscolo, risalente alla seconda metà del X° secolo, che porta il titolo di “Misacula Sancti Columbani“.

Siamo nella prima metà del X° secolo e l’Oltrepò è fiorente e popolato di villaggi, casali e numerose celle monastiche che dipendono unicamente dal Monastero di Bobbio. I monaci hanno portato nuove tecniche di lavoro che hanno permesso il recupero di nuovi terreni coltivabili e hanno incrementato ovunque la viticoltura. Vi sono numerosi “xenodochia“, cioè delle infermerie-ospizi che servono per risolvere problemi sanitari e di ospitalità.

E’ il 928 quando al Monastero di Bobbio viene eletto un nuovo abate, Gerlando, monaco di origine francese molto caro al re italico Ugo di Provenza e alla regina Alda.

Il Monastero di Bobbio è ormai da tempo oggetto di continue usurpazioni da parte di potenti personaggi del tempo, sopratutto da parte di Guido Vescovo di Piacenza. Gerolamo chiede aiuto al re Ugo di Provenza che gli consiglia di trasportare a Pavia il corpo di San Colombano (morto nel 615) in occasione del “colloquio” del re con i principi affinché questi ultimi vedendo il “sacro corpo” portato a difesa dei diritti di proprietà del monastero, cessassero le loro usurpazioni.

E’ venerdì 17 luglio 929 quando alle prime luci del mattino il trasferimento del corpo di San Colombano da Bobbio a Pavia ha inizio.

Da Bobbio a Zavattarello

Il Castello di Zavattarello

Si forma un corteo: l’abate Gerolamo con altri tre monaci anziani portano l’arca di assi di abete sulle loro spalle. Li precedono due sacerdoti incaricati di agitare campanelli per annunciare l’arrivo delle reliquie (al museo dell’Abbazia di Bobbio è conservato un gruppo di tre campanelli, due dei quali possono essere riferiti ad un’epoca anteriore al X° secolo).

L’arca del Santo viene inoltre preceduta da croci, candele e incensieri oltre che da due altre reliquie di San Colombano, la sua coppa in legno di cocco e la bisacca dove custodiva i Vangeli.

Sul finire del giorno il corteo arriva nelle “Possessiones Coenobii Sarturianum“, cioè nei possedimenti del Monastero a Sarturiano. Recenti studi hanno identificato questo luogo con l’attuale Zavattarello dove si trovava una cella del monastero. La scelta di questa come delle altre località come tappe del viaggio ha lo scopo di segnare con il percorso i possedimenti del monastero usurpati dal Vescovo di Piacenza.

Da Zavattarello a Canevino

A Zavattarello l’arca con il corpo di San Colombano viene portata nella chiesa e posta davanti all’altare. La chiesa è quella di San Paolo.

E qui succede qualcosa che l’autore dei “Miracula” definisce come prodigioso. Un colpo di vento spegne i ceri. Mentre qualcuno va in cerca di fuoco, i ceri si riaccendono da soli. I monaci del corteo, dopo aver mangiato, vanno a riposare mentre quelli della cella monastica vegliano l’arca per tutta la notte. Il mattino dopo, molto presto, il corteo riparte e si dirige verso “Montenlongum“, Montelungo, dove il monastero di Bobbio possiede una cella e una chiesa dedicata alla Madonna. Quindi i monaci si dirigono verso il “pagus Cannavini“, il villaggio di Canevino dove avviene un miracolo.

Un contadino del villaggio ha un figlio muto dalla nascita. Proprio quel giorno, il 18 luglio 929, sta lavorando con lui nei campi quando, improvvisamente, il figlio esclama “Papà, papà c’è San Colombano” e poi “Non senti papà? arrivano i monaci che trasportano San Colombano”. Il padre sorpreso e contento, sale su un’altura per scoprire se ciò che il figlio aveva appena detto fosse vero e, dopo tanto aspettare, da Montelungo sente delle voci che cantano “Kyrie Eleison” (Signore pietà). Allora il padre corre alla chiesa di Canevino per avvertire il sacerdote. Questi, indossate le vesti sacre, ordina di riempire un vaso di vino e uscito sulla strada va incontro ai monaci pregando umilmente il Santo, narrando l’avvenuto miracolo e offrendo a tutti da bere.

Da Canevino ai paesi della Valle Versa

Veduta di Golferenzo

Il corteo riprende il viaggio e attraversa alcune delle corti e delle celle monastiche che il monastero bobbiese possiede nella Val Versa: “Gulferisi” (Golferenzo), “Soriascum” (Soriasco), “Rovecia” (Rovescala) e Bosnasco. Ad Auliano (località nei pressi di Begoglio oggi frazione di Santa Maria della Versa) c’era uno Xenodochio dedicato a San Benedetto che da solo produceva 3150 litri di vino all’anno.

Attraversata l’intera valle il corteo di monaci si dirige verso il Po e giunge al “Portum Quad Moncupatur Peduncolosum“, il porto Peducoloso, una località vicina all’attuale Portalbera.

I monaci si imbarcano su una nave-traghetto sul far della sera. Tutto va per il meglio quando Rainero, uno dei due sacerdoti che ha l’incarico di agitare i campanelli durante il percorso, si accorge di avere perduto il battaglio del suo campanello. Lo cerca ovunque ma lo trova solo dopo aver invocato l’aiuto di San Colombano. E tutti pensano al miracolo.

Giunta ormai la notte i monaci, allontanatasi per precauzione dalla strada, cercano rifugio in un vicino pioppeto. Durante la notte i monaci vengono punti senza pietà dalle zanzare ma stranamente gli unici a non essere punti sono quelli che vegliano da vicino l’arca del Santo. Il fatto viene ritenuto un prodigio.

Dal Po fino a Pavia

San Michele Pavia

Il mattino dopo, Domenica 19 Luglio 929, il corteo riprende il viaggio e dopo avere, molto probabilmente, attraversato località come Spessa Po, Belgioioso e Linarolo, giungono a Pavia dove sostano in “Sanctum Petrum qui dicitur Leprosorum“, la Chiesa di San Pietro in Verzolo, dove vengono raggiunti da un messaggero di Re Ugo che ordina loro di non portare il corpo del Santo al palazzo ma di dirigersi verso la Basilica di San Michele dove l’arca viene deposta davanti all’altare.

E a San Michele avvengono altri fatti miracolosi fra cui la guarigione di Lotario, figlio del re, tormentato da giorni da “grandi febbri”.

Quando, finalmente, re Ugo con un diploma elenca i beni del monastero e ordina agli usurpatori la loro restituzione, i monachi possono ripartire per tornare a Bobbio.

La fine di un viaggio

Il percorso seguito non è lo stesso dell’andata.

E’ martedì 28 Luglio 929 quando i monaci partono da Pavia per dirigersi alla “Curticella S. Columbani” nella zona di “Barbada“.

L’identificazione di questa località è ancora oggi incerta anche se alcuni studiosi pensano sia l’oratorio, ancora oggi esistente anche se trasformato in parrocchia, di Santa Giuletta.

In questa località i monaci trascorrono la notte. Il giorno dopo sul fare del mattino riprendono il viaggio. Una tradizione locale, in riportata dall’anonimo, testimonia il passaggio del corteo per Casteggio. Si dice che, nel momento del passaggio, la gente del luogo sarebbe riuscita ad approppriarsi di una reliquia del Santo e in realtà, ancora oggi, nella chiesa di San Pietro di Casteggio esiste un tabernacolo dove si conservano le reliquie di San Colombano. Nel pomeriggio il corteo raggiunge la corte di “Memoriola“, oggi Borgoratto Mormorolo, dove avviene un’altro evento prodigioso legato alla coppa del Santo. Qui c’era infatti un pozzo in preda alla siccità, così il portatore della coppa vi versa una piccola quantità d’acqua e il pozzo dopo tre giorni è di nuovo pieno.

Dopo Memoriola lo scrittore dell’opuscolo non fornisce più alcuna notizia sull’itinerario seguito. I monaci raggiungono Bobbio il 30 Luglio 929.

Il viaggio attraverso l’Oltrepò di oltre mille anni fa si è concluso. Una pagina di storia che non ga perso nulla del suo misterioso fascino e che ci fa rivivere un tempo in cui i viaggi venivano fatti a piedi superando monti e vallate e in cui il Po si attraversava in traghetto. Per chi volesse ripercorrere le orme dei monaci di quel lontano Luglio 929 rimandiamo ai seguenti link.

Il percorso, per ovvi motivi, si discosta un pò da quello originale ma è comunque possibile ritrovarsi immersi nella storia e scoprire l’appennino nella sua parte anche più incontaminata, camminare quasi esclusivamente su sentieri, mulattiere e carrarecce e, perchè no, approfittare di buona cucina e ospitalità genuina.

I Link utili:

Via degli Abati: https://www.viadegliabati.com/

Il Cammino di San Colombano: http://www.camminideuropa.it/il-cammino-di-san-colombano/

Sulla Via Francigena: http://viefrancigene.com/la-via-di-san-colombano/

InLombardia: https://www.in-lombardia.it/it/visitare-la-lombardia/turismo-religioso-lombardia/itinerari-religiosi/il-cammino-di-san-colombano

The Columban Way: https://www.thecolumbanway.eu/it/itinerario/itinerarioitalia

 

Libri e Guide utili

  • Cosi Francesca e Alessandra Repossi “La via degli abati” ed. Ancora
  • N. e L. Mazzucco e G. Mori “Guida alla Via degli Abati” ed. Terre di Mezzo
  • Guida del Touring Club Italiano “Oltrepò Pavese. L’Appennino di Lombardia”

Fonti

  • Rosi Michele “Il trasferimento di San Colombano da bobbio a Pavia: 17-30 Luglio 929” in Archivum Bobienses 1981
  • “La diocesi di Bobbio. Formazione e sviluppi di un’istituzione millenaria” a cusa di Destefanis Eleonora e Guglielmotti Paola. 2015 History

Disclaimer

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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