In Val di Nizza, in un’oasi di pace e tranquillità, circondato da boschi di querce e castagni, a non molta distanza dal malaspiniano castello di Oramala, sorge l’Eremo / Abbazia di Sant’Alberto di Butrio, uno dei luoghi più affascinanti del nostro Oltrepò Pavese.

Ricco di storia antichissima, l’Eremo è anche luogo di un mistero storiografico perchè cela fra le sue mura un segreto che da anni studiosi, scienziati e storici cercano di risolvere.

Il visitatore che attraversa in religioso silenzio le tre chiese che compongono l’abbazia, ammirandone i preziosi affreschi quattrocenteschi, si sofferma, infatti, perplesso, davanti ad una tomba vuota, nei pressi del piccolo chiostro, che reca una targa con l’informazione che, proprio lì, riposavano le spoglie di Edoardo II° re d’Inghilterra, il quale, invece, risulta essere sepolto in Gran Bretagna nell’Abbazia di Gloucester.

Ed ecco l’affascinante e intrigante mistero del piccolo Eremo tra i primi contrafforti del nostro Appennino.

C’è stato veramente un re inglese a Sant’Alberto di Butrio? E’ storia o leggenda? E chi era Edoardo II°?

“Cold Case” d’Oltrepò

Proviamo a raccontare questa storia che ha tutto il fascino di un intricato “cold case”, un caso irrisolto.

Edoardo II° Plantageneto fu re d’Inghilterra dal 1307 al 1327. Considerato debole ed effeminato, succube dell’amico Conte Peter Gavaston, fu osteggiato dalla nobilità e dal clero e travolto dagli scandali.

Nel 1308 sposò Isabella, figlia di Filippo il Bello re di Francia, e da lei ebbe un figlio, il futuro Edoardo III°. Un giorno la moglie lo abbandonò e tornò in Francia portando con sé il figlio e da là tramò per togliere il trono al marito, aiutata da un gruppo di nobili inglese fra i quali c’era il suo amante, Lord Mortimer.

Fu allestita una flotta che sbarcò a Dover da dove i cospiratori cominciarono a sollevare rivolte contro il re che cercò di fuggire ma venne catturato, costretto ad abdicare a favore del figlio quattordicenne e poi rinchiuso nel castello di Berkeley, dove venne ucciso il 21 settembre 1327.

Di fatto i reggenti della corona inglese divennero la regina Isabella e Lord Mortimer, quasi sicuramente i mandanti dell’uccisione del re. Compiuti i diciotto anni Edoardo III° punì i traditori del padre condannando a morte Lord Mortimer e relegando a vita la madre Isabella nel castello di Rising. Per il padre fece erigere un grandioso mausoleo nell’Abbazia di Gloucester.

Fin qui ciò che viene raccontato dalla storia ufficiale. Attorno alla morte di Edoardo II° ci fu. già a quel tempo, un alone di mistero. Moltissimi in Inghilterra, dopo il 1327, affermarono che il re non era morto ma faceva vita da penitente, che il suo funerale era stato solo una messinscena e che il corpo sepolto era quello di un uomo del suo seguito. Lo stesso Edmondo duca di Kent, fratellastro di Edoardo II°, fu messo a morte nel 1330 da Lord Mortimer e dalal regina Isabella proprio perchè affermava che il re non era morto.

Dopo secoli il caso ha voluto che nel 1887 un professore dell’Università di Montpellier, Alexandre Germain, trovasse un documento ritenuto autentico, in latino, non datato ma con la firma di Emanuele Fieschi, notaio pontificio e poi vescovo di Vercelli dal 1343 al 1348. Si tratta di una lettera che il notaio inviò a Edoardo III° per informarlo di ciò che aveva ascoltato dalla confessione del padre. In essa si dice, con dovizia di particolari, che Edoardo II° era veramente fuggito dal carcere di Berkeley e che si era rifugiato dapprima in Francia, poi in Germania, a Colonia, quindi a Milano e da qui in un romitorio del Castello di Melazzo, presso Acqui Terme. Quando la guerra arrivò in quella zona, Edoardo II° si rifugiò al Castello di Cecima e da qui in un altro romitorio dove rimase per circa due anni facendo penitenza. Romitorio che può essere identificato con quello di Sant’Albero di Butrio.

Il ritrovamento della Lettera Fieschi ha dato inizio agli studi che tendono a voler dimostrare che il re d’Inghilterra visse veramente all’Eremo di Butrio, che qui morì e venne sepolto in una tomba di pietra. Secondo alcune teorie Edoardo III°, dopo aver ricevuto la lettera di Fieschi, in gran segreto, avrebbe fatto trasportare il corpo del padre nel sarcofago di Gloucester, e come ringraziamento avrebbe donato ai monaci di Sant’Albero due preziosi candelabri dell’inizio del XIII° secolo in rame sbalzato inciso, dorato e con smalto di produzione degli artigiani di Limoges, nel ducato di Acquitania (terra che allora era feudo della corona inglese) che oggi sono conservati nel Museo di Palazzo Madama di Torino.

La leggenda

Nelle Valli di Nizza e Staffora si è sempre tramandata la leggenda di un re che per sfuggire alla morte si era rifugiato nell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio. A molti è sembrato strano che, mentre i monaci sono sempre stati sepolti nella nuda terra, esistesse una tomba all’interno dell’Eremo, oltre a quella di Sant’Alberto stesso. Questa particolarità ha sempre portato a pensare che vi dovesse essere sepolto un personaggio di importanza tale da non dover essere deposto nel cimitero dei monaci.

Nel 1923 un gruppo di contadini del luogo tolse la pietra di chiusura della tomba e vi trovò all’interno la calotta di un cranio che fu trasportata nell’antico cimitero.

La leggenda di un re inglese a San’tAlberto, re detto anche di Oramala, vista la vicinanza e gli stretti rapporti dell’Abbazia con il non lontano castello malaspiniano, insieme al sorprendente contenuto della Lettera Dieschi, ha affascinato l’australiano, residente a Pavia, Ivan Fowler che è diventato coordinatore dell’associazione Auramala Project che coinvolge storici, genetisti e genealogisti in Italia, Inghilterra e Stati Uniti per cercare di risolvere il mistero di Re Edoardo II° in Italia.

Proprio per questo Ivan Fowler nel 2016 ha pubblicato il romanzo “Edward, il mistero del re di Auramala” (Edizioni Piemme). Mentre storici, paleografi e filologi lavorano setacciando gli archivi di tutta Europa in cerca delle tracce della presunta fuga del re da Berkeley, gli scienziati cercano di risalire al DNA mitocondriale di sua madre e di trovare un suo discendente in vita, magari proprio in Val di Nizza.

Nel 2017 l’Auramala Project, in collaborazione con l’associazione pavese “Il mondo di Tels“, ha organizzato un evento all’Eremo di Sant’Alberto durante il quale chi voleva poteva donare il proprio DNA, tramite un prelievo di saliva. Lo scopo era ed è tutt’ora quello di costituire una banca dati da incrociare con i risultati degli studi genealogici che per i discendenti di Edoardo II° sono fermi al 1700.

Missione che ha dell’impossibile ma che trova un precedente nel 2012, quando a Leicester in Inghilterra, si riuscì a stabilire, in un modo simile, che lo scheletro sotto un parcheggio era quello di Re Riccardo III° morto nel 1485.

Un re, due tombe, una fastosa e forse fasulla, e l’altra umilissima ma forse autentica, ottimi ingredienti per un mistero affascinante e davvero intrigante!

Fonti:

Arecchi Alberto: “L’Eremo di Sant’Alberto di Butrio” in www.liutprand.it

theauramalaproject.wordpress.com

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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