Teca della Balena Appennina: Museo di Voghera

Teca della Balena Appennina: Museo di Voghera

Vi siete mai chiesti come fosse il nostro Oltrepò Pavese milioni di anni fa? Ebbene, il nostro territorio era una grande zona con il mare, un luogo quasi “tropicale” le cui acque erano regnate da animali preistorici.

Simona Guioli, direttrice del Civico Museo di Scienze Naturali Giuseppe Orlandi, ci spiega come furono scoperti i fossili della balena “Appennina“, in cima sul Monte Vallassa, una delle più antiche trovate in Italia! L’evento del ritrovamento attirò molta attenzione mediatica ed oggi è possibile osservare i resti di vertebre e costole al Museo di Voghera.

 

Un Cetaceo in cima a un monte, di Simona Guioli

E’ ormai ultracinquantenne il ragazzino appassionato di paleontologia che decenni fa capì che in cima al Monte Vallassa potevano esserci i resti di un’antica balena, una delle più antiche trovate in Italia! Durante una giornata di bel tempo, il giovane scoprì per puro caso i resti di un grosso animale che avevano l’aria di essere antichi. Così insistette col padre, che nulla sapeva di fossili e antichi animali, ma che cedette all’entusiasmo del figlio e informò i paleontologi dell‘Università di Torino.

Infatti si riteneva che i resti dell’animale si trovassero in Piemonte, seppur vicini al confine con la Lombardia. Ed ecco che arrivò la clamorosa scoperta: le ossa ritrovate erano appartenute a un cetaceo vissuto diversi milioni di anni fa. Ma la storia, già avventurosa di suo, ha le note di un vero romanzo! Infatti i paleontologi vennero ad ispezionare l’area col ragazzo, ma non riuscivano a riscontrare nulla di interessante, se non che, proprio mentre stavano iniziando a rinunciarvi, scoppiò un forte temporale. Videro una piccola capanna e decisero di entrarvi per trovarvi riparo e, con grossa sorpresa, notarono che il tetto era fatto da costole di cetaceo, un cetaceo fossile!!! Soddisfatti portarono tutto a Torino mentre altri resti ritrovati nel terreno all’interno di blocchi, furono lasciati sul posto visto che si trovavano in territorio lombardo. Quest’ultimi erano vertebre e costole sempre dello stesso animale e sono tutt’oggi conservate al museo di Voghera. Non essendo stata ritrovata la bocca non è stato possibile determinare la specie del mammifero marino ritrovato, che quindi è stato “battezzato” con il nome di Appennina, dai bambini delle scuole di locali. Sono stati però eseguiti degli esami batteriologici, in collaborazione con il British Museum di Londra che hanno dimostrato che l’animale morì nel fondo del mare e non spiaggiato come sarebbe facile presupporre. Seppur non sia possibile effettuare un riconoscimento specifico dei resti, si può comunque dedurre che l’animale potesse essere un adulto lungo circa 4,5 metri.

Nella zona di ritrovamento di questo antico cetaceo altri fossili come molluschi, coralli, resti di pesci cartilaginei, noduli algali ecc… ci dimostrano che circa 12 milioni di anni fa un mare, dalle acque calde quasi tropicali, lambiva piccoli frammenti di terra emersa, creando un ambiente piuttosto simile ai mari tropicali attuali.

La presentazione alla stampa dei resti ora conservati al Museo di Voghera creò davvero grande interesse mediatico, tant’è che la Provincia Pavese dedicò  ad Appennina la prima stampa a colori di una pagina del noto quotidiano locale.

Fotografia di copertina: disegno di Balazs Petheo Leganerd.com

Articolo di Simona Guioli direttrice Civico Museo di Scienze Naturali Giuseppe Orlandi

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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