Ci sono luoghi che la frenesia dell’oggi tende a far dimenticare favorendo località più “gettonate” e, invece, c’è un Oltrepò Pavese da riscoprire e da percorrere con calma e con tutta l’attenzione che merita.

E’ il caso dell’unico Sacro Monte del pavese, il Santuario della Passione che sorge su di uno sperone di pietra calcarea a Torricella Verzate nell’Oltrepò Pavese tra Casteggio e Broni. Nel dolce panorama delle colline coltivate a vigneti, l’imponente sagoma dell’articolato complesso religioso appare da lontano, mentre dalla sommità del monte lo sguardo può spaziare su tutta la valle del Verzate, sulla pianura fino al Po e sulle colline circostanti con i loro castelli.

Ma Torricella Verzate è molto di più e la sua è davvero una storia da raccontare!

Le origini del nome

L’origine del nome è data dalla combinazione del sostantivo “turris” con “isella” (dal latino insula, cioè isola) da cui “turris isella” che italianizzato divenne “Turrisella” e, infine, Torricella a cui fu aggiunto più tardi il nome di “Verzate“, l’abitato che è è sviluppato ai piedi del promontorio e lungo la Via Emilia.

Torricella e Verzate, dominio pavese dal 1164, appartennero alla podesteria di Montalto, infeudata ai Belcredi. Di questo feudo seguirono le sorti. Si dice che i Belcredi verso il 1350 possedessero tre “castellanze” di cui una era Torricella, munita di una torre di avvistamento e di un vero e proprio sistema difensivo fortificato. E sulla sommità dello sperone roccioso doveva esistere un castello preceduto da un torrione chiamato “Torre Paterna“o “Torre Saracena” (forse perchè attestava scorribande dei Mori?), ancora oggi visibile. Si tratta di un rivellino che oggi si apre sul vuoto, ma le tracce di ponti levatoi fanno pensare che di fronte dovesse erigersi un’altra torre, sia pure provvisoria, forse di legno.

Nel 1695 Torricella venne staccata dal feudo di Montalto e venduta per metà dalla Regia Camera al Conte Mezzabarba, insieme a Borgarello, Casatisma e Corvino. Per eredità finì nel 1782 da questa famiglia a quella dei conti Kevenhuller di Vienna.

Un passato templare

E fin qui, come dire, nulla di così particolare rispetto a tante altre località del nostro Oltrepò Pavese ma, inaspettatamente, Torricella lega la sua storia a quella dell’ordine religioso-cavalleresco dei Templari nato dopo la prima Crociata nel 1096 e ufficializzato nel 1129 con l’assunzione di una regola monastica con l’appoggio di Bernardo di Chiaravalle.

Nella frazione di Verzate sorgeva, infatti, l’antica Commenda di Santa Maria del Verzario, appartenente ai Cavalieri Templari. La Commenda era l’unità base dell’organizzazione amministrativa templare ed era essenzialmente un complesso di proprietà che poteva comprendere più di una casa o castello e possedimenti di vario genere. Quella di Verzate era una delle tante Commende che i Templari avevano in Italia, e non solo, che avevano sia funzioni di difesa delle popolazioni civili e dei pellegrini diretti a Roma, sia di raccolta dei viveri e del materiale di sussistenza necessario per chi combatteva in difesa della Terrasanta minacciata dall’avanzata araba.

La commenda di Santa Maria del Verzario sorgeva isolata sull’antica via Romea, una frequentata via di pellegrinaggio che proveniva dal Piemonte e si innestava nella via Francigena a Piacenza.

Situtata presso il torrente Verzate ne difendeva il guado dal momento che, molto probabilmente, allora non esisteva ancora un ponte.

Da un registro del 1791 dell’Ordine di Malta, conservato nell’Archivio di Stato di Torino, che elenca i beni della Commenda del Verzario, si può comprendere come essa fosse costituita. c’era una grande cascina con la croce di Malta dipinta sulla torretta posta presso il ponte sul torrente Verzate, un mulino azionato dalle acque del torrente, un oratorio posto al di là della strada e di fronte alla cascina e la cascina della Masone, distante circa tre miglia dalla Commenda, attorno alla quale si coltivava anche la canapa.

La Commenda possedeva poi prati, campi, vigne e boschi nei territori di Corvino, Mairano e Robecco, per complessive pertiche 1405, mentre la cascina della Masone era costituita da 150 pertiche. Di tutto questo oggi, presso il passaggio della strada sul torrente Verzate si individua soltanto un edificio ristrutturato con una bella muratura medievale. La Commenda del Verzario seguì le sorti dell’ordine dei Templari.

Nel 1308 il precettore di Santa Maria del Verzario, Fra Siclerio, fu fatto arrestare dall’inquisitore domenicano Fra Filippo da Como, nell’ambito dei processi avviati contro i Templari, così come l’anno prima, a Parigi, il re di Francia Filippo il Bello aveva fatto arrestare il Gran Maestro dei Templari, Jacques de Molay, con l’accusa di praticare la magia e di avere rinnegato la fede cristiana.

Processi, torture e condanne al rogo, portarono Papa Clemente V° a sciogliere nel 1312 l’Ordine dei Templari.

La Commenda del Verzario fu quindi affidata ai Gerosolimitani di San Giovanni a cui appartenne nei secoli seguenti. Durante l’occupazione napoleonica i beni della Commenda furono nazionalizzati dal governo francese.

Fotografie di Roberta Mastretta

Torricella, oggi

Oggi Torricella Verzate, dimentica del suo passato di Commenda templare, è nota per il suo complesso religioso, unico nel suo genere in Oltrepò Pavese.

Sul sito, anticamente fortificato, è stato costruito tra il 1764 e il 1770, il Santuario della Passione, edificato senza fondamenta e sulla viva roccia, sul luogo di una chiesa preesistente, quella di Santa Maria, di cui si possono rinvenire i resti della muratura nella cripta del Santuario.

Fu per iniziativa dell’allora parroco di Torricella, Don Filippo Montagna, che furono erette e ultimate nel 1781 le 14 Cappelle della Via Crucis nel piazzale antistante la chiesa. Egli si ispirò ad altri Sacri Monti e al fatto che il monte di Torricella, che si eleva in mezzo ad un anfiteatro naturale, poteva ricordare il Sacro Golgota.

Le 14 Cappelle hanno forma di edicole e sono analoghe in questo alla struttura della della chiesa. All’interno di esse 52 statue a grandezza naturale ripercorrono la storia della Passione di Gesù. Si tratta di figure in gesso policromo attribuite all’artista Pietro Ferroni. Le raffigurazioni sono fortemente espressive e comunicano con immediatezza il dramma della Passione tanto che fra i pellegrini della zona sono rimaste additate ai bambini con la minaccia di chiamarli se non fossero stati buoni.

A completamento di questo “Sacro Monte“, nel 1786 furono erette, sul lato sud del Santuario, la “Cappella dell’incoronazione di spine” e la “Scala Santa” che si ispira a quella romana di San Giovanni in Laterano e che custodisce sotto i suoi gradini terra della Palestina. La tradizione impone di salirla in ginocchio e la modernità ha consacrato la Scala alle vittime degli incidenti stradali. La sacralità del luogo fu rafforzata nel 1880 con la costruzione di una “Via Matris” costituita da sette edicole con sfondi affrescati che raffigurano i dolori della Vergine e che si snoda lungo un viottolo che conduce al Santuario attraverso una scorciatoia.

I pellegrini che giungono a Torricella possono quindi percorrere un itinerario devozionale che falla Via Matris si snoda lungo la Scala Santa e le Cappelle della Via Crucis per raggiungere la chiesa dove è conservata, un un’apposita cappella, la preziosa reliquia della Croce.

Un tempo non troppo lontano il Santuario della Passione era meta di molti pellegrini che qui si affollavano sopratutto il 3 maggio, giorno del ritrovamentodella Croce e festa solenne del Santuario. Era l’occasione per comprare la tradizionale collana di “Brasadé”.

Oggi le folle dei fedeli si sono diradate ma nel silenzio si percepisce maggiormente la suggestione profonda del luogo che andrebbe riscoperto, rivalutato ma, sopratutto, apprezzato per la sua unicità.

Fotografie gentilmente concesse da Roberta Mastretta

Fonti:

C. Morari – D.Botta “Voghera e l’Oltrepò Pavese” Edibooks Milano

A.Arecchi “I Templari nel territorio di Pavia” contributo in www.liutprand.it

B.Capone – L.Imperio – E.Valentini “Guida all’Italia dei Templari: gli insediamenti templari in Italia” 1997 Travel

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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