In uno degli articoli di NarrandOltrepò, vi abbiamo raccontato la “Leggenda della bella merla” ambientata a Stradella, per la precisione, nella rocca di Montalino che si erge ancora oggi su un’altura alla periferia meridionale della cittadina oltrepadana.

La storia della rocca di Montalino si unisce e per i primi secoli spesso si confonde con quella di Stradella. Entrambi i luoghi, Stradella e Montalino, hanno origini antiche.

Sull’altura a sud di Stradella esisteva una fortezza chiamata “rocca di Montalino” già prima del 900, fatta forse costruire dai Longobardi per difendere l’ingresso dell’Oltrepò dalle invasioni degli Ungari.

Attorno a questa rocca doveva esistere un borgo di una certa importanza perchè nei testi antichi essa appare nominata con più frequenza di Stradella che, invece, doveva essere un piccolo nucleo di abitazioni rurali sorte su una strada stretta e tortuosa che dal piano conduceva alla rocca.

Da qui pare derivi il nome della città, da “Stradella”, cioè piccola strada. Addirittura in certi documenti appare come “Stricta via”.

Nel 943 la rocca e il borgo di Montalino furono donati in feudo al Vescovo di Pavia dai sovrani italici Ugo e Lotario e poi confermati dall’imperatore germanico Ottone II° nel 977. Tuttavia in un documento del 1029 risulta che Montalino apparteneva,  a quel tempo, al diacono Gerardo, ultimo erede della famiglia dei Gandolfingi, il quale lo vendette al Ugo degli Obertenghi.

Il marchese Ugo nel 1038, donò i beni “alloidiali” del borgo e della rocca, cioè i beni posseduti in piena proprietà al Vescovo di Pavia che li mantenne fino all’estinzione del feudalesimo.

Nel 1164 il borgo e la rocca passano sotto la giurisdizione pavese, continuando comunque, sotto di essa, la signoria vescovile.

Fino a questo periodo Montalino e la sua rocca sembrano avere un’importanza maggiore rispetto al borgo di Stradella, ma nei secoli successivi il rapporto tra i due centri cominciò a cambiare.

Nel 1308 il Vescovo pavese Guido Langosco , diede ordine affinché la rocca di Montalino venisse circondata da un fossato e Stradella fosse fortificata con una cinta di mura, un fossato e la costruzione all’interno delle mura di una rocca con una torre massiccia.

Ed ecco che Stradella ebbe due rocche, una dominava dall’alto e l’altra proteggeva la città dall’interno delle mura.

Per anni le due rocche furono un valido e solido baluardo per la difesa contro i nemici che furono molto nel corso dei secoli.

La rocca di Montalino mantenne la sua importanza militare fino al XVIII° secolo, quando nel 1740 fu trasformata in residenza civile.

La rocca di Stradella fu acquistata dal Comune nel 1823 e demolita nel 1845 per fare spazio alla piazza del mercato (oggi Piazza Vittorio Veneto). Venne risparmiata solo la torre che oggi fa da base per il campanile ed è diventata simbolo della città.

La rocca di Montalino, oggi di proprietà privata, ha perso il suo carattere “guerresco” ma ha mantenuto la sua solida struttura e la posizione dominante.

Presenta una pianta poligonale tutta formata da corpi di fabbrica sulle cui pareti si aprono finestre di varia loggia.

Il cortile è pianta quadrilatera. Al piano superiore si apre un loggiato cinquecentesco oggi trasformato in veranda.

Poco più in basso rispetto alla rocca di Montalino, pare esistesse un oratorio di fondazione longobarda risalente al VII° secolo e dedicato al Papa San Marcellino. Su quell’oratorio è stata eretta, dopo l’anno 1000, l’attuale Basilica di San Marcello.

Si tratta di un bell’esempio di stile romanico longobardo in cotto e arenaria con facciata a capanna con monofore laterali. L’interno è a tre navate con pilastri in cotto e resti di affreschi di scene sacre risalenti al 1300.

Così come alla rocca di Montalino è legata la “Leggenda della bella merla”, alla chiesa di San Marcello  è legata una leggenda riguardante un tesoro.

Si racconta che Federico Barbarossa, in fuga dopo la battaglia di Legnano nel 1176, vinta dalla lega longobarda, seppellisse il tesoro del sacco di Milano proprio nella chiesa di San Marcello di Montalino.

Qualcuno vuole provare a trovarlo?

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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