Si dice che nell’Oltrepò Pavese si possa contare la presenza di un centinaio fra castelli, rocche e torri, disseminati nel suo territorio fatto di dolci colline verdeggianti ed aspri speroni rocciosi. di alcuni di loro si sono perse le tracce relegate al solo nome fra le pagine dei libri di storia locale, di altri restano foto sbiadite in bianco e nero, di altri ancora rimangono solo ruderi invasi dai rovi.

Alcuni, pochi purtroppo, sono passati fra l’inclemenza del tempo e dei tempi e sono giunti, in vario modo, sino a noi. Fra questi ultimi c’è senza dubbio il Castello di Stefanago che non ha mai dovuto conoscere la desolazione dell’abbandono e dell’incuria perchè è sempre stata abitato.

Stefanago si trova nel comune di Borgo Priolo, di cui è una frazione curiosamente composta quasi esclusivamente degli edifici del castello, ed è vicinissimo al borgo di Fortunago. Il Castello di Stefanago si erge su di un’altura boscosa e dalla sua possente torre si dominano le valli dei torrenti Coppa e Schizzola.

Come per ogni castello che si voglia definire tale, anche quello di Stefanago ha le sue leggende e i suoi fantasmi. Si dice che il castello sarebbe sorto per opera del diavolo nel volgere di tre giorni e tre notti e che nelle stanze vuote e nelle vallate che lo attorniano si possano ancora sentire, di notte, le urla, i gemiti e le minacce di vendetta, echi delle lotte che videro i suoi proprietari combattere con i signori di Nebbiolo, uno scomparso castello nel non lontano territorio di Torrazza Coste.

Non manca una romantica e tragica storia d’amore tra Anselmo, figlio del signore di Nebbiolo, e Bianca, figlia di Stefano II° detto “Il Rosso di Stefanago”, immortalata dallo scrittore ottocentesco di origine pavese Defendente Sacchi nel suo romanzo “La pianta dei sospiri“. Un amore contrastato dalle rispettive famiglie, feroci combattimenti, nozze segrete, la morte di Bianca ferita per sbaglio dalla spada del padre e la morte di Anselmo per il dolore della perdita dell’amata e, infine, la sepoltura della coppia nella cappella del castello, uniti per l’eternità.

Tornando alla realtà, Stefanago, come altre località vicine e della Valle dell’Ardivestra (Fortunago, Gravanago, Polinago..), dovette essere abitato in epoca preromana da tribù di origine celtica come sembra dimostrare il suffisso -ago del nome, tipico della parlata di quelle popolazioni.

Nel 950 Stefanago appare in un documento in cui si fa riferimento alla sua appartenenza al Comitato di Tortona. Tale comitato dipendeva da Oberto Malaspina, marchese della Liguria. Del comitato facevano parte anche Fortunago, Staghiglione, Gravango, Rocca Susella e altre località.

Nel 1029 compare nel testamento di Gerardo, diacono piacentino di origine longobarda, a favore di Ugo marchese d’Este, in cui lo si trova di nuovo nominato insieme alle suddette località. Divenuto parte dell'”Ager” piacentino, nel 1219 Stefanago fu sottratto a Piacenza dall’imperatore Federico II° e concesso al Comune di Pavia nella cui sfera d’influenza resterà per tutto il Medioevo.

Tra l’XI° e il XII° secolo fu costruita la torre quadrata priva di merlatura con mura possenti che alla base superano il metro di spessore. Si trattava di una torre di avvistamento e faceva parte di una articolata linea difensiva che partiva da Pozzol Groppo, nell’alto Alessandrino e passava attraverso Montesegale, Godiasco, Stefanago, Montalto, fino ad arrivare al margine della pianura, a Stradella, con la funzione di segnalare dall’alto appennino verso la pianura eventuali invasioni.

Sul lato ovest della torre si trova l’edificio in mattoni con finestre archiacute che risale al XIV° secolo, che la famiglia Corti, già feudataria di Fortunago e Stefanago, fece riedificare su di una rocca precedente. La stessa famiglia, nel 1317, dotò Stefanago di Statuti che regolavano l’amministrazione della legge sul territorio. Sono i più antichi statuti medievale del distretto di Pavia a noi pervenuti. Si tratta di 54 articoli che riguardano sopratutto materia penale. In essi veniva mantenuta la “legge del taglione” per chi avesse privato qualcuno di qualche membro, mentre il furto veniva punito con pene variabili a seconda dell’entità. Degli Statuti si può comprendere che i Corti nominavano i magistrati preposti al rispetto delle leggi e, cioè, il podestà e i “camparii“, i quali avevano funzione di polizia. Erano una specie di guardie incaricate della sorveglianza delle campagne nel rispetto dei singoli.

Stefanago fece parte del feudo di Fortunago di cui seguì le sorti sino alla fine del feudalesimo. Dal 1436 divennero signori di Stefanago i conti Dal Verme. Dal testamento di Luigi Dal Verme, datato 15 dicembre 1479, si apprende che il castello di Stefanago fu lasciato in eredità al figlio Pietro che sei anni dopo, nel 1485, fu avvelenato dalla seconda moglie, Chiara Sforza (figlia del duca Galeazzo Maria Sforza), su mandato dello zio Ludovico il Moro. Quest’ultimo nel 1486 concesse il feudo di Stefanago e Fortunago al cognato Gerolamo Riario, signore di Imola e Forlì e marito di Caterina Sforza (altra figlia del duca Galeazzo Maria Sforza). Quando di un feudo si dava un’investitura, i sudditi erano tenuti a riconoscere il nuovo signore e giurargli fedeltà.

Così nel 1493 nella chiesa di San Giorgio a Fortunago, si presentarono i capi famiglia e giurarono fedeltà al rappresentante Riario.

Dalla fine del XV° secolo il feudo passò alla famiglia pavese Botta alla quale venne confermato dall’imperatore Carlo V° con un diploma del 31 gennaro 1527. Nel 1546 la madre e tutrice di Bergonzo Botta vendette Stefanago e altri castelli (Fortunago, Gravanago, Montepico, Rocca Susella…) al marchese Cesare Malaspina di Oramala. L’imperatore Carlo V° ne confermò la vendita e il Malaspina mantenne Stefanago fino al 1770. Nel 1797 quando il feudalesimo fu abolito, il feudo venne soppresso e da allora i signori mantennero la sola proprietà del castello.

Nel XVIII° secolo fu molto probabilmente costruita la parte più recente del castello, quella che si trova sul lato est della torre. Nell’ottocento il castello divenne proprietà della famiglia Rossi e, in seguito, dei Baruffaldi di Voghera che ne detengono tuttora il possesso e hanno creato un’azienda vitivinicola e un birrificio artigianale.

E così il castello dalla leggendaria costruzione è oggi al centro di una tenuta dove si trovano le cantine per la produzione e l’affinamento dei vini ottenuti da 20 ettari di vigneto con coltivazione biologica.

E anche le cantine del castello a Stefanago sono avvolte nella leggenda, quella di un gigante agricoltore (ARTICOLO DEDICATO CLICCANDO QUI) che con gli alberi ormai morti del vecchio giardino del castello, costruì bellissime botti di legno che vennero sistemate nei sotterranei del castello e riempite del vino di rigogliosi vigneti.

Da un’antica stalla ristrutturata, proprio sotto al castello, è stato ricavato il birrificio “Stuvenagh“, dalla parola celtica che indicava Stefanago, dove vengono prodotte birre di qualità con l‘orzo, i cereali e il coriandolo che vengono coltivati nei terreni dell’azienda agricola a conduzione biologica.

Si arriva al Castello, che apre le porte al pubblico tutte le domeniche da Marzo ad Ottobre per un’interessante “Wine Tour” con visita alla torre e degustazione presso lo “Show Room“, percorrendo una suggestiva strada di ciottoli che attraversa il parco di alberi secolari di quercia, olmo, castagno, per poi scoprire il soprastante giardino all’italiana da dove si può ammirare il bellissimo scenario naturale sull’Oltrepò.

Fonti:

Fotografie: Roberta Tavernati NarrandOltrepo’

C.Morari – D.Botto “Voghera e l’Oltrepò Pavese” Edibook Milano

M.Merlo “Leggende Lombarde” Longanesi

Sac.Clelio Goggi “Storia delle parrocchie e dei comuni della diocesi di Tortona”.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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