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Staghiglione è un piccolo e tranquillo borgo arroccato sulle prime colline dell’Oltrepò Pavese, una manciata di case che, tra rigogliosi vigneti, si affacciano sulla sottostante Valle Coppa da un lato e su quella del torrente Ghiaie dall’altro. Il borgo, il cui nome è già citato in un documento del 950 come appartenente alla contea di Tortona, è dominato dalla bianca e antica chiesa dedicata a San Lorenzo e il panorama che si vede da lassù e che spazia dalle vallate sottostanti al castello di Montalto Pavese e al borgo di Calvignano, è davvero molto suggestivo.

Il nome di Staghiglione è noto ai più per essere legato alla tradizionale “Sagra dei Brasadé” che, in periodo pre-pandemia, si è tenuta ogni anno nel giorno del Lunedì di Pasqua.

E Staghiglione è, infatti, il borgo in cui queste tradizionali ciambelle sembrano avere avuto origine.

Oggi frazione di Borgo Priolo, Staghiglione è stato fino al 1928 comune autonomo a cui nel 1817 era stato unito anche quello di Stefanago.

Così Staghiglione, per un certo tempo, ebbe nel suo territorio due castelli che dall’alto dominavano le vallate. Uno era il Castello di Stefanago, tuttora esistente e di proprietà privata, l’altro castello è ormai da tempo perduto tanto che molti ne hanno dimenticato l’esistenza.

Era il Castello di Montefratello e si ergeva sull’omonimo monte a pochissima distanza dal borgo di Staghiglione. Di lui non restano, che si sappia, immagini ma, invece, restano numerose testimonianze scritte sulla sua reale esistenza.

Panorama di Staghiglione con la sua Chiesa. Fotografia NarrandOltrepò

E’ di questo perduto e dimenticato castello che vogliamo raccontarvi oggi.

Non sappiamo con precisione quando a Montefratello sia stato costruito e da chi il castello. Sappiamo che la località di Mons Feradellus (l’odierna Montefratello) risulta elencata fra le dieci dipendenze della ricca corte di Leubardo (l’odierna Villa Illibardi) nel testamento datato 1028 con cui il diacono Gerardo (di cui vi abbiamo già parlato in altri articoli) lascia i suoi beni al Marchese Ugo della dinastia Obertenga e a sua moglie Gisla.

Il castello di Montefratello si trovava, probabilmente, sulla collinetta che vedete in questa foto sullo sfondo. Foto NarrandOltrepó

Nel 1546 il Castello di Montefratello entra a far parte, con Fortunago, Staghiglione, Stefanago, Gravanago e altre località del Marchesato di Fortunago creato dalla nobile famiglia milanese dei Botta ma acquistato in quella data da Cesare Malaspina di Oramala.

Da quella data i signori Malaspina dovettero abitare spesso al castello di Montefratello. Infatti in uno scritto del 1622 il Marchese Florio Malaspina e Doralice sua moglie, istituirono una cappellania per la celebrazione di una messa festiva in suffragio delle loro anime. E tutt’oggi nel borgo di Staghiglione è presente un piccolo oratorio che era proprio spettante alla famiglia Malaspina.

Il castello fu certamente abitato soprattutto dal 1733 quando i Malaspina, discendenti di Filippo Malaspina, abbandonarono il Castello di Fortunago per lì trasferirsi. Attorno al castello dovevano esserci terreni coltivati anche a vigneto e pare che i Malaspina vi avessero portato dalla Lunigiana degli ulivi che sistemati in zone riparate crebbero tanto bene che oggi, in un terreno di proprietà privata, ne esiste ancora una pianta ultracentenaria.

Il piccolo oratorio. Fotografia NarrandOltrepò

Come fosse fatto il castello è difficile da dire ma nell’Archivio Malaspina di Godiasco, recentemente messo online) ne è conservata una pianta redatta nel 1759 dall’ingegnere Carlo Giulio Bossi. Da essa si può vedere che il castello aveva tre vasti cortili cu cui si affacciavano sale, camere e una cucina.

Dell’area del castello facevano parte le stalle, la scuderia, una grande cascina e diverse case. Che il castello avesse almeno due piani lo si desume invece da diversi inventari dei beni in esso contenuti (armi, mobili, quadri, biancheria, piatti…) uno dei quali, datato 1752, è relativo all’eredità di Agostino Malaspina.

Posto all’inizio della vallata del Torrente Coppa il castello era fornito di torri come si desume da un articolo pubblicato nel 1905 sulla rivista d’arte, ormai non più edita, “Emporium“. Nell’articolo, relativo all’Abbazia di Sant’Alberto di Butrio si legge: “… si pensa con tristezza al Castello di Montefratello (in quel di Staghiglione) ormai scomparso per sempre, e che una trentina d’anni or sono ergeva ancora le sue torri, attirando l’attenzione dei passanti…”.

Lo stemma dei Malaspina. Fotografia NarrandOltrepò

All’inizio dell’Ottocento i Malaspina lasciarono il castello, che da allora rimase disabitato, per andare a vivere in un palazzotto a Staghiglione e, infatti, sul muro di un vecchio edificio nella parte bassa del borgo, non lontano dall’oratorio, si trova dipinto lo stemma della Famiglia Malaspina con noto motto: “Sum Malaspina Bonis Sum Bonaspina Malis”.

A Staghiglione i Malaspina rivestirono diverse cariche da quella di sindaco a quella di consigliere comunale. Poi col passare degli anni anche il palazzotto fu abbandonato e il trascorrere del tempo ha fatto dimenticare l’esistenza del turrito castello che per secoli ha dominato il piccolo borgo oltrepadano, castello che riemerge oggi dalle nebbie della storia grazie ai documenti conservati nell’Archivio Malaspina di Godiasco.

Il forno di una volta. Fotografia NarrandOltrepò

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.