Uno storico locale, Antonio Cavagna Sangiuliani, nel 1890 ha così descritto un piccolo borgo del nostro Oltrepò Pavese “…una pomposa chiesa, un altissimo campanile, un massiccio palazzotto, un vecchio castello, un’antica torre, poche case…”.

Quel piccolo e grazioso borgo è Soriasco, arroccato su di un colle nel cuore della Valle Versa fra distese verdeggianti di vigneti. Da quel 1890 Soriasco non è poi molto cambiato se non per le case ristrutturate e ammodernate. Se, però, si potesse tornare indietro nel tempo, nel lontano XI° secolo, vedremmo ergersi su quel colle un imponente borgo fortificato con una cinta muraria dotata di ben dodici torri con funzioni di difesa e un castello che costituiva il punto forte dell’apprestamento.

Dodici torri che, si dice, rappresentassero i dodici apostoli, dodici torre che, se esistessero ancora, farebbero di Soriasco la San Gimignano dell’Oltrepò Pavese.

Un pò di storia

Piccolo e grazioso borgo antico dalla storia travagliata è Soriasco. Dalle prime notizie certe che si hanno, il borgo, di probabile origine romana, è oggetto di una donazione fatta nel 774 da Carlo Magno all’abate del Monastero di San Colombano di Bobbio, donazione che viene confermata anche dai successivi sovrani come quella di Berengario I° nel 903. Nel primo inventario dell’abate responsabile dopo la metà del IX° secolo, Soriasco viene definito come “plebs” con la presenza, quindi, di un importante luogo di culto dedicato a San Gaudenzio.

Dal Monastero di Bobbio, Soriasco passa in seguito ai piacentini che lo tengono fino al 1164 quando l’imperatore Federico I° Barbarossa li espropria a favore dei pavesi.

E’ forse in questo periodo che Soriasco diventa un borgo fortificato.

Come parte dell’ “Agro Pavese” esso è un borgo ghibellino e per questo motivo il 13 Maggio 1216 viene attaccato dalle truppe guelfe piacentine e milanesi. Il possente castello e l’altrettanto possente cinta muraria vengono prese d’assedio ma i difensori resistono eroicamente tanto che gli aggressori decidono di rivolgere le loro attenzioni a località meno agguerrite e facilmente espugnabili come Golferenzo e Montecalvo.

Ma il 15 Maggio piacentini e milanesi tornano a Soriasco e stavolta il borgo non riesce a difendersi come due giorni prima e così i vincitori distruggono il castello che, purtroppo, non viene più ricostruito.

Probabilmente anche parte della cinta muraria subisce la stessa sorte. Oggi si chiama castello una residenza fortificata sorta nel Settecento nella parte meridionale del borgo.

Nella seconda metà del 1300 Soriasco è dato in feudo alla famiglia Giorgi che nel secolo successivo estende i propri domini anche su Pietra dè Giorgi e Rocca dè Giorgi, avendoli ereditati dall’ultima discendente dei Beccaria del ramo di Messer Fiorello.

Nel XVII° secolo, estinti i Giorgi-Beccaria, il feudo di Soriasco è venduto a Gerolamo Dal Pozzo che, dopo aver acquistato anche il feudo di Montecalvo che comprendeva anche Golferenzo e Volpara, diventa signore di gran parte della Valle Versa. Ma già verso la fine del secolo il feudo è venduto ai Conti Gambarana che pongono la loro residenza nel Casale di Donelasco, anch’esso parte del feudo di Soriasco. La loro signoria dura fino alla fine del feudalesimo.

Passando di signore in signore e attraversando pestilenze e guerre il borgo di Soriasco rimane per secolo il centro più importante di questa zona della Valle Versa. Ma dal XIX° secolo le cose lentamente cambiano perché ai piedi del colle su cui si erge Soriasco, a fondo valle, si sviluppa un piccolo centro detto “Borgata Versa” o anche “Madonna della Versa” da una cappella del ‘300 dove si venera l’immagine sacra della Vergine a ricordo di una apparizione ad un fanciulla.

Attorno a questa cappella si sviluppa un mercato e, a poco a poco, sorgono abitazioni e negozi favoriti dalla posizione più pianeggiante. Soriasco continua ad essere centro comunale e sede delle prigioni ma, a causa della mancanza di spazi e della vecchiaia delle sue strutture medievali, nel 1893, un decreto di re Umberto I°, viene relegato al ruolo di frazione mentre la “Borgata Versa” diventa comune con il nome di Santa Maria della Versa.

Del forse più imponente sistema fortificato dell’Oltrepò Pavese medievale oggi rimangono alcuni tratti della cinta muraria e la base di una delle dodici torri difensive, in pietra locale, ora inglobata in un’abitazione privata. Ma p la possente torre quadrata del XII° secolo che si innalza per circa 20 metri nella parte settentrionale del borgo, la testimonianza più significativa dell’antica potenza di Soriasco.

Probabilmente non faceva parte delle mura di cinta ma serviva da punto di osservazione e di controllo dominando dall’alto quella “rotta della Valle Versa” su cui si svolgevano i traffici che, sin da epoche remote, avvenivano lungo il corso del torrente Versa fino all’Appennino e, quindi, al mare.

In pietra locale con finestre ad arco a tutto sesto, alcune in arenaria e altre in mattoni, l’antica torre restaurata nel 1412, sovrasta il sottostante Palazzo Faravelli, simbolo dell’opulenza agricola ottocentesca e al centro di una grande azienda agricola produttrice oltre che di vino anche di frutta, soprattutto mele e pere.

Era il palazzo dell’avvocato Gustavo Faravelli che, su impulso del deputato Luigi Montemartini, è stato nel 1905 il fondatore della storica “Cantina Sociale di Santa Maria della Versa“.

Oggi il palazzo è di proprietà della Congregazione Sacra Famiglia di Nazaret, una comunità di frati e ospita un apprezzato ristorante “Il Vino dei Frati“.

Ma l’antico borgo non ha perso il suo fascino e merita una attenta visita alla ricerca delle rimanenti testimonianze del suo grande passato.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.