La bellezza del nostro Oltrepò Pavese è nei suoi paesaggi e nei suoi piccoli e antichi borghi di pietra spesso incastonati come piccole gemme fra le sue colline e i suoi monti. Caratteristici borghi che col tempo si sono spopolati perchè il lavoro dei contadino era sempre meno redditizio e quello nelle cittadine di pianura più allettante.

Ma l’abbandono non è uno stato che riguarda il borgo di cui vogliamo raccontarvi oggi. E’ un borgo in cui leggenda e storia si intrecciano e si confondono e in cui le tradizioni di un tempo vengono conservate. E’ un borgo vivo e vissuto grazie a chi oggi ancora ci abita, ci lavora e con passione e tenacia se ne prende cura.

 

Il borgo è quello di San Ponzo Semola, già comune e dal 1928 frazione di Ponte Nizza, che si trova sulla riva sinistra del torrente Staffora non molto lontano dalla provinciale che conduce a Varzi. Fra le sue strette vie in cui si affacciano case in pietra dai balconi fioriti e nella piazza dominata dall’antica pieve dedicata a San Ponzo, il tempo sembra essersi fermato.

Pillole di storia

Ed è antica la storia di questo borgo che non ha castello, non ha cinta muraria ma è sorto attorno a un’antica pieve romanica risalente all’ XI° secolo. Rimaneggiata nel corso del ‘400, della pieve originaria restano tratti della muratura, la parte inferiore del campanile e un’importante fonte battesimale in pietra datata 1161.

La storia del borgo di San Ponzo Semola segue lo stesso percorso di quella del non lontano borgo di Cecima con cui era stato donato nel 943 al Vescovo di Pavia dai Re Ugo e Lotario. E sotto la signoria vescovile pavese San Ponzo Semola e Cecima sono stati per secoli, costituendo una sorta di exclave in mezzo ai feudi della potente famiglia dei Malaspina, fino a quando i due borghi furono sub infeudati nel XVI° secolo dagli Sforza di Santa Fiora feudatari anche di Varzi.

Ma la storia del piccolo borgo di pietra è strettamente legata a quella di un eremita che qui visse nel III° secolo d.C. e le cui spoglie sono conservate all’interno della pieve: San Ponzo. Spoglie non integre perchè nella pieve del corpo del santo, morto decapitato, manca la testa che è conservata nella chiesa di San Giorgio a Fortunago. Attorno alla figura di questo Santo tante sono le storie e le leggende che non ne hanno di certo scalfito il potere taumaturgico che richiama tanti fedeli nel piccolo borgo il 14 Maggio in occasione della sua festa.

Le grotte di San Ponzo

Grotte di San Ponzo e Cappella. Foto di: Roberta Mastretta

Dalla piazza dell’antica Pieve di San Ponzo, attraversando il paese e seguendo un percorso sterrato, si attraversa il torrente Semola (il cui nome accompagna dal 1863 quello della frazione) e si entra in un bosco dove, a circa tre chilometri dal borgo, sorgono delle grotte scavate naturalmente dagli agenti atmosferici nell’arenaria. Qui visse gli ultimi anni della sua vita un eremita, San Ponzo appunto, che, figlio di un ricco senatore romano, si convertì agli inizi del III° secolo alla fede cristiana che volle, con tenacia e senza timore delle perseguzioni consumate contro i seguaci di Gesù, diffondere anche fuori Roma spostandosi di città in città.

Pare che in questo peregrinare San Ponzo sia arrivato prima a Fortunago dove per mantenersi lavorò come servitore presso un proprietario terriero del luogo distinguendosi per virtù e un miracolo facendo scaturire acqua per i buoi assetati. Quella fonte è tuttora presente nel borgo di Fortunago: uno dei borghi più belli d’Italia. Il Santo si stabiliì poi nelle grotte vicine all’attuale borgo di San Ponzo Semola scegliendone una come giaciglio. Viveva pregando, meditando e cibandosi dell’uovo di una gallina che teneva con sè e dei frutti del bosco.

Il 14 Maggio di un anno imprecisato fu decapitato dai pagani che perseguitavano i cristiani.

Narrano le leggende che…

Una fra le tante leggende che si tramandano da secoli, raccontata da Iria Maragliano e riportata anche da Mario Merlo nel suo “Leggende Lombarde”, narra che San Ponzo era un gigante nativo di Fortunago che viveva come un eremita in una grotta. Alla sua morte gli abitanti di Fortunago ne chiesero il corpo a quelli di San Ponzo che rifiutarono di darglielo. Dopo molte discussioni si venne ad un accordo ma, mentre la salma, che si diceva fosse ancora intatta, veniva trasportata verso Fortunago con una slitta trainata da buoi, questi ultimi si fermarono sulla linea di confine fra gli abitati e non si mossero da lì. Ne naque un litigio. Il corpo afferrato dai due gruppi rivali, tirato, si ruppe. La testa rimase a quelli di Fortunago, il tronco e le gambe a quelli di San Ponzo.

Leggende a parte, le grotte di San Ponzo, dove è stata costruita anche una piccola cappella in pietra dedicata al Santo, sono state per tanti anni meta di pellegrinaggi con fedeli che arrivavano da tutto l’Oltrepò, dal piacentino e dalla zona di Genova. I pellegrini, il 14 Maggio di ogni anno, raggiungevano le grotte già all’alba, ascoltavano la Messa e poi sostavano a turno, sdraiati per qualche minuto, sul giaciglio di pietra del Santo, in un rito che pare fosse propizio per le malattie reumatiche che colpiscono la schiena e per le malattie renali.

C’era anche la consuetudine di raccogliere le gocce d’acqua che scendevano dal soffitto della grotta perchè si credeva avessere virtù prodigiose. Con il tempo la tradizione ha perso fascino ma le grotte di San Ponzo continuano ad essere un punto di riferimento per i Sanponzesi e per i turisti/fedeli che oggi alla terza domenica di Maggio vi si recano e hanno l’usanza di passarci la giornata in un allegro e conviviale pic nic.

Borgo di tradizioni agricole a San Ponzo, in passato, confluivano folle di contadini che arrivavano dalle vallate delle quattro province dove, con nomi diversi, era diffusa la presenza della Vacca Varzese, la popolare montagnina. Oggi, come allora, la tradizione si rinnnova ogni anno nella prima domenica di agosto in occasione della Fiera di San Ponzo con una grande affluenza di allevatori, agricoltori e turisti.

Cosa troviamo nel borgo di San Ponzo?

  • La Cena di Pitagora Locanda Vegana: un luogo speciale e caratteristico dove ogni weekend nella sala o nel cortile all’aperto, si potranno gustare ottimi cibi biologici e locali in un “menù gentile” tutto vegano ma davvero creativo che stuzzica l’appetito. Tutto fatto in casa.  Link: La Cena di Pitagora Locanda Vegana

 

  • B&B La Pomella: un luogo immerso nel borgo medievale dove sostare e alloggiare per poi esplorare il territorio, in particolare la Valle Staffora. Merende fatte in casa come pane e dolci, anche offerti durante le passeggiate organizzate dall’Associazione Volo di Rondine. Link: B&B La Pomella

 

  • B&B Timo e Rosmarino: ampi spazi verdi per un luogo dove rilassarsi ed alloggiare. Link: B&B Timo e Rosmarino

 

Cosa troviamo nelle immediate vicinanze?

  • Planetario Osservatorio di Cà del Monte, Cecima: distante circa 6 Km da San Ponzo, l’Osservatorio è una meta obbligatoria per chi visita l’Oltrepò Pavese. Tante iniziative proposte per conoscere il mistero del cielo e dell’universo, con le sue costellazioni, i pianeti, la luna e il sole. Tutte le informazioni qui: http://www.osservatoriocadelmonte.it/

 

  • Eremo di Sant’Alberto di Butrio, Ponte Nizza: distante circa 10 Km da San Ponzo, l’Eremo di Sant’Alberto è una meta per conoscere e scoprire una realtà immersa nei boschi di castagni e robinie della Valle Staffora. Maggiori informazioni cliccando qui.

 

  • Museo del Trenino “Voghera-Varzi” di Ponte Nizza: A Ponte Nizza, vicino alla Green Way, potete visitare questo piccolo museo che racchiude la storia del trenino “Voghera-Varzi” che dal 1931 al 1966 è stato il mezzo di trasporto più utilizzato per raggiungere Voghera e la Valle Staffora con capolinea Varzi. Per visitarlo occorre informarsi telefonando in comune. Maggiori informazioni cliccando qui.

 

  • Il Borgo medievale di Varzi: distante 10 Km da San Ponzo è tappa obbligata per immergersi nella Valle Staffora. Crocevia di viandanti e mercanti, la sua posizione geografica strategica che lo ha reso passaggio obbligato dei traffici commerciali di sale, ma anche di tessuti, spezie, gemme e metalli, da e per il mare su quella che era la “Via del Sale“. A Varzi potrete visitare la Torre delle Streghe e degustare, nei locali e negozi, il Salame di Varzi e la Torta di Mandorle. Maggiorni informazioni cliccando qui.

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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