Colli Verdi

Parte seconda: Ruino

Ruino è stato, per numero di abitanti, il comune più grande dei tre che oggi costituiscono il nuovo comune oltrepadano di Colli Verdi, nato lo scorso 1° gennaio 2019.

E’ un piccolo borgo situato nell’alta collina dell’Oltrepò Pavese, sul lato sinistro della Valle del Torrente Tidone. Ruino era un comune sparso costituito da tante frazioni i cui centri maggiori erano Pometo, dove aveva sede il municipio e dove oggi c’è la sede municipale di Colli Verdi, Torre degli Alberi e Montelungo.

L’area del territorio di Ruino si estende su di una miriade di colline suggestive, il cui paesaggio è vario e multiforme passando dai campi coltivati ai vigneti, dai prati alle pinete.

Ruino e Montelungo

Il territorio di Ruino faceva parte degli antichi possedimenti del Monastero di Bobbio dati in dotazione a San Colombano dal re longobardo Agilulfo nel 614, quando il

monaco di origine irlandese si diresse a Bobbio, dove già esisteva una chiesa dedicata a S. Pietro, per fondare il Monastero.

Terre che i monaci di Bobbio seppero valorizzare al meglio, tanto che in epoca carolingia, la zona era fiorente e popolata di villaggi e di casali.

Nel 774 , con un diploma autentico emanato da Pavia, Carlo Magno donò al Monastero di San Colombano, il bosco di Montelungo, con annessa “curtis”. In seguito a questa donazione, avvenuta insieme a quella dell’Alpe Adra (un territorio identificabile oggi con una porzione del Parco Regionale dell cinque terre in Liguria) il Monastero di Bobbio univa tutti i suoi possedimenti fino al Mar Ligure, controllandone allo stesso tempo le strade da Piacenza fino al mare.

La “cella” dedicata a Santa Maria

La donazione della “curtis” di Montelungo, fu in seguito riconfermata al Monastero di Bobbio anche dagli altri imperatori negli anni successivi. Da documenti, chiamati “Adbreviationes“, cioè specie di inventari dei beni posseduti dal Monastero, e datata 862 e 883, risulta che a Montelungo c’era una “cella” dedicata a Santa Maria (“Cella in Honore Sancta Marie”) dipendente dal monastero stesso. Si trattava di un centro di coordinamento che ospitava pochi monaci addetti alla cura di appezzamenti agricoli e all’evangelizzazione.

Forse alla presenza di questa “cella” si ricollega la tradizione popolare secondo la quale a Montelungo fu eretta, in tempi remoti, una chiesa in seguito alle apparizioni della Madonna a una fanciulla sordomuta di Lagagnolo (oggi frazione di Zavattarello). Della vecchia chiesa distrutta, perchè pericolante, rimane solo un affresco con l’immagine della Vergine che allatta il bambino, risalente al XV°secolo e tutt’ora posta sull’altare maggiore della nuova chiesa fatta costruire nel 1929 in un luogo più sicuro.

Si tratta del Santuario di Nostra Signora di Montelungo e nel 1963, sull’area dell’antica chiesa, venne eretta una cappelletta.

Ruino e la Curtis

Anche Ruino era una “curtis” ed apparteneva al diacono Gerardo, ultimo erede della famiglia dei Gandolfingi, conti di Piacenza. Nel 1028 il diacono Gerardo redasse un testamento a favore del marchese Ugo, autorevole rappresentante della dinastia degli Obertenghi, e di sua moglie Gisla, con la condizione che se non avessero avuto figli l’eredità sarebbe passata al Vescovo di Bobbio. Tra i beni menzionati nel testamento c’erano la “curtis” di Ruino con rocca e cappella dedicata ai Santi Pietro e Andrea.

Dal 1372, Ruino, divenne feudo della famiglia Dal Verme alla quale, tranne brevi interruzioni, rimarrò fino all’abolizione del feudalesimo.

Nello stemma di Ruino sono presenti tre torri a ricordare i tre castelli del territorio e cioè quelli di Ruino, Montù Berchielli e Torre degli Alberi.

La rocca di Ruino

Del primo, la Rocca di Ruino, non esiste quasi più nulla. Sul terreno occupato dalla rocca fu costruita, nel 1935, una villa residenziale con una torre. Della rocca dimane solo una porzione di bastione che ora sostiene un terrapieno.

Il castello di Montù Berchielli

Il secondo castello è quello di Montù Berchielli (nella frazione omonima) databile al XII° secolo e di proprietà della famiglia Belcredi.

Con il tempo, il castello si è ridotto allo stato di rudere, fino a che non è stato restaurato negli ultimi decenni del secolo scorso per farne un’abitazione privata.

Immagini: http://www.lombardiabeniculturali.it/architetture/schede/1A050-00217/

Il Castello di Torre degli Alberi

Il terzo castello è quello di Torre degli Alberi (nella frazione omonima) databile come costruzione a prima della metà del XV° secolo. Fu eretto, probabilmente, dalla famiglia Dal Verme che ne fece, nel 1452, la sede della cavalleria vermesca ed alla famiglia Dal Verme appartiene tutt’ora, come loro abitazione privata.

L’edificio è stato completamente trasformato nel tempo. Rimane solo allo stato originario l’alta torre trecentesca quadrata, costruita in pietra e laterizio e dotata di apparato a sporgere. Posta su un colle boscoso domina il territorio circostante.

© Roberta Tavernati, NarrandOltrepo’. E’ vietata la copia e la riproduzione di testo ed immagini senza il consenso dell’autore.

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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