Sulle colline dell’Oltrepò Pavese più orientale, nella valle del torrente Bardonezza, si trova Rovescala, una delle ultime aree comunali della provincia di Pavia, visto che il suo territorio confina con quello piacentino. Rovescala è “Città del vino e del Bonarda“, quest’ultimo sicuramente uno dei più noti vini del nostro Oltrepò Pavese che pare, già nel 1192 il Conte Anselmo di Rovescala, omaggiasse ai nobili amici che ospitava nel castello che ancora oggi, seppure con diverso aspetto, domina il paese con la sua torre medievale.

Proprio la stretta vicinanza con il territorio piacentino ha segnato la lunga e complessa storia di questa località il cui più antico cenno si trova in un documento del 943 da cui si apprende che Rovescala fu donata dai re d’Italia Ugo e Lotario ai vescovi di Pavia. Questi, a loro volta, infeudarono Rovescala ai discendenti di Bernardo, di stirpe carolingia, conte di Parma e di Pavia, che furono in seguito detti Conti di Rovescala.

Nel 1164 il borgo, insieme a molte altre località, fu donato dall’imperatore Federico Barbarossa ai pavesi che vi nominarono podestà e castellani, anche se i Conti di Rovescala continuarono a conservarne il possesso effettivo.

Contesa tra i piacentini e i pavesi Rovescala fu teatro di continue lotte che portarono a ripetute distruzioni del castello (di cui non si conosce l’epoca esatta di costruzione) che veniva poi puntualmente ricostruito.

I Conti di Rovescala, di parte guelfa, furono apertamente ostili ai Visconti e alla loro crescente influenza nel territorio oltrepadano. Così nel 1416 Filippo Maria Visconti si impadronì di Rovescala imprigionando i Conti che vennero privati dei loro beni e costretti a trasferirsi a Pieve Porto Morone, sulla sinistra del fiume Po.

Rovescala, quindi, fu tolta e donata a Giorgio Aicardi detto Scaramuzza Visconti alla cui discendenza rimase fino al 1482 quando, in mancanza di eredi, il Duca Gian Galeazzo Sforza la vendette, per 300 ducati, al nobile piacentino Gherardo Pecorara a cui concesse anche l’investitura feudale. Questo fatto creò non poche controversie e scontri perchè se il feudo di Rovescala apparteneva ai Pecorara, i proprietari terrieri erano ancora i Conti di Rovescala che, per un breve periodo, nel 1491, riuscirono a rientrare in possesso del castello. Nel 1623, però il feudo fu interamente acquistato da Pietro Paolo Pecorara alla cui discendenza resterà fino al 1783.

Dell’antico castello oggi rimane solo la torre, alta una ventina di metri, appartenente al periodo della dominazione viscontea e inglobata in un grande edificio settecentesco, di proprietà privata, eretto proprio sul perimetro del vecchio castello.

Notevoli sono gli affreschi del XVIII° secolo che ornano le volte di saloni del piano terra, opera del pittore Giovanni Angelo Borroni che ha affrescato anche Palazzo Mezzabarba a Pavia. Gli affreschi raffigurano: “La Privamera“, “Bacco“, “La Fama che tarpa le ali al Tempo“, “Diana soccorre Adone“.

Curiosamente, non molto tempo fa, è stato scoperto all’ingresso del triportico, un vero e proprio trabocchetto medievale consistente in un pozzo circolare di profondità imprecisata che si apre all’interno del locale, appena dopo la soglia.

Quante storie potrebbe raccontare un simile e un pò macabro ritrovamento!

Fonti:

C. Morani – D. Botto “Voghera e l’Oltrepò Pavese” Edibooks Milano

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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