Il nostro Oltrepò Pavese è famoso per i suoi ottimi vini, per il salame di Varzi, per i paesaggi verdeggianti e per i suoi borghi antichi e ricchi di storia.

Ma per i motociclisti che, specialmente nella bella stagione, percorrono le sue numerose strade, l’Oltrepò è anche altro. Forse non tutti sanno, infatti, che la cittadina di Stradella non è stata “solo” la patria delle fisarmoniche Dallapè, ma anche, come dicono i suoi abitanti, la “Capitale delle moto dell’Oltrepò Pavese“.

Questa è una lunga storia, tutta da raccontare, che dal 1924 al 1962 ha portato davvero Stradella nella storia del motociclismo. Ed è una storia di abili e geniali costruttori, di intraprendenti organizzatori e di una popolazione dai nobili sentimenti.

Tutto inizia nel 1924 in un vecchio cascinale di Via De Amicis a Stradella. Qui un giovane stradellino, Pietro Trespidi, spinto da un’autentica passione per i motori, mette in pratica ciò che ha imparato lavorando nell’azienda di Giuseppe Gilera, titolare della omonima casa motociclistica. Ed ecco che progetta e costruisce la sua prima moto, una 250 cc.

Fin qui nulla di così eccezionale se non che l’anno dopo Gino Magnani, anche lui stradellino e storico fondatore della rivistaMotociclismo“, collabora all’organizzazione del 1° Circuito Città di Stradella, una gara motociclistica che da Stradella si snoda sulle strade allora non asfaltate che salgono alle colline intorno alla cittadina oltrepadana. Il circuito aveva inizio ai giardini pubblici, proseguiva in Via Garibaldi e saliva all’incrocio di Montescano per poi raggiungere Montù Beccaria e scendere fino in Località Braccio. Quindi proseguiva fino al Cardazzo e rientrava in città percorrendo la Via Emilia.

Il tutto 21 chilometri di sassi e buche. Con grande sorpresa di tanti al 1° e al 2° posto si piazzano due piloti, Ignazio Pernetta e Pierino Brega, che guidano due moto di classe 250 cc costruite proprio da Pietro Trespidi.

L’inaspettato successo ottenuto spinge Trespidi ad aumentare la produzione delle sue moto ma il vecchio cascinale risulta essere inadatto per quello scopo. Trespidi non ha, però, le possibilità economiche per allestire una nuova e più ampia officina. Ed ecco che accade allora un fatto straordinario che fa onore al grande cuore degli abitanti di Stradella. Essi, infatti, organizzano ed aprono una sottoscrizione popolare per azioni da 100 Lire e in breve riescono a raccogliere un capitale sufficiente per costruire il 10 Febbraio 1926 la “Società Anonima Moto Trespidi” e allestire una fabbrica, in Via Circonvallazione, che impegna una decina di operai. Con loro Trespidi si propone di produrre almeno sei moto al mese. Ma nonostante l’impegno, già nel 1927 l’azienda viene messa in liquidazione e chiude.

Maggiore fortuna ha il circuito cittadino che viene ripetuto anche negli anni dal 1926 al 1933 e diventa una gara famosa, importante e valida per il Campionato Italiano a cui partecipano piloti come Achille Varzi e Tazio Nuvolari che vince nel 1930 nella classe 350cc.

Passano gli anni e l’Oltrepò e Stradella vivono la tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Trespidi che, dopo la chiusura della sua officina non aveva mai smesso di lavorare e progettare nel settore motoristico, nel 1944 ha una geniale intuizione e progetta un micromotore da montare al mozzo della bicicletta, l’unico mezzo di trasporto allora esistente e accessibile a molti.

Viene chiamato Alpino per la sua capacità di scalare le colline oltrepadane. Il 24 Febbraio 1945, ancora prima della Liberazione, Trespidi con alcuni amici finanziatori fonda la Motobici con sede a Stradella in Via Nazionale 2. Nell’Oltrepò Pavese del secondo dopoguerra è proprio con le biciclette a motore che vengono organizzati circuiti dove farle sfidare e l’Alpino ha sempre la meglio. Nonostante la produzione della Motobici si fosse ampliata anche con un ciclomotore da 48cc, nel 1950 per disaccordi con l’amministratore dell’azienda, Trespidi abbandona l’Alpino e fonda nel 1951 una nuova azienda con sede a Stradella in Via Fossa 15. E’ la Simes (Società Industria Meccanica Stradella) che produce moto con il marchio Ardito.

L’Alpino però non chiude la sua produzione di moto e presenta nel 1951 una motoleggera 75 che l’anno dopo stabilisce il record del mondo di velocità (sul rettilineo Castel San Giovanni – Borgonovo Val Tidone a 129 chilometri orari) e il mitico Bassotto che viene esportato anche in Argentina.

E così Stradella si trova a dividersi in due fazioni contrapposte fra i fan dell’Alpino e quelli dell’Ardito che, grazie al pilota Paolo Perotti, soprannominato “Diavulei“, conquista molte gare dell’epoca (nel dopoguerra erano ricominciate le gare del circuito di Stradella).

Ma ancora una volta la sfortuna perseguita Trespidi e la Simes entra in una profonda crisi finanziaria che costruinge Trespidi a dichiarare fallimento nel 1954.

L’Alpino prosegue ancora la sua produzione fino al 1962 quando viene dichiarata fallita sopratutto a casa dei crediti che non è riuscita a riscuotere dall’Argentina dopo il colpo di stato di Peron.

Durante gli anni dell’Alpino e dell’Ardito, Stradella è stata veramente la capitale della moto in Oltrepò Pavese. La Motobici era arrivata ad avere fino a 130 dipendenti.

Lavorare all’Alpino era quasi uno status symbol tanto che a metà degli anni ’50 i dipendenti erano soliti uscire la domenica in tuta aziendale lavata e stirata. Era la tuta della festa da sfoggiare con orgoglio.

Oggi a tenere viva la memoria del passato motoristico di Stradella è il Motoclub Città di Stradella, fondato nel 2009, che oltre ad organizzare motoraduni ed esposizioni con le moto d’epoca, ha come finalità proprio la creazione di un museo che ricordi il glorioso passato delle moto di Stradella.

Fotografie di:

Motoclub Città di Stradella (Facebook)

http://www.stradellanostra.it

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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