Nello scorso articolo vi abbiamo portato alla scoperta de “La Rocchetta di Mondondone” Azienda Agrituristica nel cuore delle colline di Mondondone, frazione di Codevilla. Oggi vogliamo raccontarvi qualcosa di più sul borgo: la sua storia.

C’è un piccolo borgo nel nostro Oltrepò Pavese che, arroccato su un colle boscoso a 340 metri di altezza e attorniato da rigogliosi vigneti, domina la Pianura Padana con panorami davvero mozzafiato.

Questo piccolo borgo è Mondondone. Oggi è una piccola frazione di Codevilla ed è difficile credere che un tempo il paese avesse grande importanza tanto da essere stato, durante il Regno Sabaudo, capoluogo di un comune che comprendeva Codevilla stessa e molte altre località note e meno note come Torrazza, Riccagioia, Casareggio e Casa di Bertuggia. La leggenda vuole che proprio in Mondondone abbia avuto origine la versione, per così dire, oltrepadana della storia dello scaltro contadino Bertoldo che, nato a Casa di Bertuggia, pare avesse conosciuto Re Alboino proprio a Casareggio.

Non è leggenda ma una storia documentata che sul cocuzzolo di “Montedondonum” sorgesse un castello ai piedi del quale c’erano vigne e campi coltivati. Del castello e del borgo che gli sorgeva attorno si ha notizia fin dal 996 quando fu assegnato ai Malaspina, marchesi della Liguria orientale e conti di Tortona.

Come fosse fatto esattamente quel castello non è possibile saperlo dato che la struttura non è più visibile ma l’abbondante documentazione ad esso relativa in possesso dell’Archivio di Stato di Milano (Archivio Diplomatico-pergamente per fondi, S.Maria Mater Domini) ci permette di immaginarne l’aspetto.

Nel XII° Secolo Mondondone e il suo castello erano possedimento di un consorzio di nobili, alcuni dei quali decisero di vendere la loro proprietà. Una prima quota di questa “multiproprietà” (come la chiameremmo forse oggi) fu acquistata nel 1158 da Sinelinda, la badessa del Monastero di Santa Maria del Senatore di Pavia. A vendere furono alcuni membri della famiglia pavese del castello e della curtis.

A Mondondone, quindi, esisteva una curtis, cioè un’azienda agricola adiacente al castello dotato di mura e munito di un fossato. Di quella curtis facevano parte case, terreni coltivati e vigne. I De Cremona vendettero alla badessa Senelinda anche i diritti sulla chiesa del castello dedicata a Sant’Archelao e altri diritti signorili come quelli sul mercato e sulla facoltà di esercitare la giustizia.

Nel 1162 altri membri della stessa famiglia De Cremona vendettero ancora alla badessa Senilinda le loro porzioni del castello e della curtis di Mondondone che stavolta comprendevano la torre e la villa (intesa come il piccolo centro rurale) dove ormai da tempo si erano stabiliti gli abitanti del luogo.

Nel 1171, infine, sempre membri della famiglia De Cremona vendettero altri beni in Mondondone ad alcuni esponenti di una importante famiglia pavese di ceto consolare, i Cani. Questa volta furono cedute la ventiquattresima parte del castello, dell’azienda agricola, del dongione e del centro abitato esterno, oltre ai diritti sui servi che abitavano nel luogo e alla facoltà di esercitare la giustizia,di riscuotere i diritti sul mercato e di controllare la chiesa locale.

Il castello di Mondondone aveva quindi anche un dongione, cioè un recinto fortificato interno al castello dotato di un proprio ingresso, nel quale si trovavano edifici tra cui la sede del signore e del potere che controllava la struttura difensiva.

Ed ecco che da questi antichi documenti riappare, almeno nell’immaginario, il castello di “Montedondonum”, cinto da mura, munito di fossato, con recinto fortificato al centro, una chiesa e un vivace mercato.

Dominava dall’alto la pianura sottostante con la vantaggiosa facoltà di poter scorgere da lontano gli eventuali nemici arrivare. E la sua dovette essere una posizione ambita se nei secoli successivi il castello di Mondondone fu più volte assediato, distrutto e di nuovo fortificato, passando dal Monastero del Senatore di Pavia ai Beccaria e, infine, ai Conti Rovida di Pavia ai quali restà fino alla fine del Feudalesimo.

Ma, tornando al XII° secolo, ci piace immaginare Mondondone con i terreni dell’azienda agricola che si estendevano sul versante soleggiato ai piedi del colle sulla cui cima si ergeva il castello fortificato. E ci immaginiamo anche vigneti che non si presentavano come lo scenario di filari ordinati di oggi, ma come appezzamenti dove la vite veniva coltivata insieme ad altre colture, cereali o leguminose, e spesso aveva come tutori gli alberi come il pioppo, il corniolo o l’acero.

Oggi il fortificato castello, come abbiamo detto, non c’è più e Mondondone è un tranquillo borgo meta di passeggiate nei fine settimana primaverili ed estivi per godere di aria buona, buon vino e salame e panorami fantastici sulla pianura sottostante fino al fiume Po e oltre. A Mondondone, inoltre, vengono realizzate escursioni di “Gastrotrekking” da alcune associazioni di escursionismo locali, un’ottimo modo per scoprire “l’Oltrepò nascosto” che non tutti conoscono!

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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