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“Venghino, signori, venghino…” Cominciava così l’esibizione degli ultimi cantastorie pavesi.

Forse alcuni fra i più “grandi” di voi li ricordano esibirsi nelle sagre, nelle feste patronali e anche nelle giornate di mercato delle cittadine e dei paesi agricoli oltrepadani ma non solo. Di certo li ricorda Fabrizio Poggi, noto cantautore, musicista e scrittore vogherese, autore del libro “I cantastorie: una strada lunga una vita. La storia di Adriano Callegari, Angelo e Vincenzina Cavallini e Antonio Ferrari”, quando rivede se stesso, ragazzino, nel Maggio 1967, il giorno della Fiera dell’Ascensione a Voghera, raggiungere Piazza Duomo dove c’erano loro, i cantastorie, che si esibivano con i loro strumenti di fronte alla Drogheria Leardi.

Ma chi erano i Cantastorie?

Adriano Callegari e i coniugi Cavallini. Fotografia http://www.musicameccanica.it/antologia_cantastoriepiazza.htm

I Cantastorie erano gli eredi degli antichi “trovatori” e hanno svolto fino agli anni ‘50-‘60 e ‘70 del secolo scorso una funzione di “spettacolo-notizia”. Erano artisti di strada che in qualche modo informavano e, come ha detto Poggi, “…rendevano un pò più colto…” un paese che alla fine della Seconda Guerra Mondiale era ancora semianalfabeta.

Grandi e bambini si riunivano attorno ai cantastorie curiosi di assistere al loro spettacolo nelle piazze dei paesi e delle cittadine e loro, i cantastorie, suscitavano l’interesse del pubblico per “imbonirlo” con canzoni, ballate, barzellette e chiacchiere. Lo scopo dei cantastorie era quello di riuscire ad attirare la massima attenzione degli spettatori fino a quel momento, che veniva chiamato “treppo”, propizio per vendere i loro oggetti, medagliette, testi di canzoni con le foto dei cantanti famosi e tutto ciò che poteva servire per racimolare offerte che poi offerte vere e proprie non erano.

Gli ultimi Cantastorie Pavesi

Gli ultimi cantastorie pavesi sono stati Adriano Callegari, Angelo e Vincenzina Cavallini e Antonio Ferrari.

Adriano Callegari, originario di Voghera ma pavese d’adozione, figlio d’arte perchè anche il padre, Agostino, era stato cantastorie, suonava il sassofono ed era il vero maestro nell’arte dell’imbonimento. Insieme a lui si esibivano dal 1964 i coniugi Angelo e Vincenzina Cavallini, originari di Tromello, lui fisarmonicista, lei cantante e batterista. Per un pezzo di “strada” insieme ai tre ha cantato e suonato la fisarmonica anche Antonio Ferrari, detto “Tugnon”, originario di Mornico Losanna.

Loro erano i Cantastorie Lombardi

Adriano Callegari vende cartoline, 1975. Fotografia AESS Regione Lombardia

Insieme riuscivano a tenere alta l’attenzione del pubblico con ballate ispirate a storie talvolta vere, talvolta inventate, che loro spiegavano con l’aiuto di un foglio che ne riportava il testo e che veniva venduto insieme ad altra merce che proponevano. Le loro canzoni erano quelle in voga ai tempi come quelle del cantante Luciano Tajoli o anche canzoni famose come “Viola colomba” e “Romagna mia”. Ma erano anche ballate che richiamavano fatti realmente accaduti come quella su Luciano Lutring, il leggendario “solista del mitra”, autore di rapine in Francia e in Italia arrestato nel 1965.

La ballata più famosa era quella basata su un testo strappalacrime scritto da Callegari e cantato da Vincenzina Cavallini, che raccontava di un bimbo paralizzato abbandonato dalla propria madre, dal titolo “Mamma perché non torni?”. Era una canzone che “apriva il cuore e il portafoglio” perchè dopo la sua esecuzione era più facile che gli spettatori comprassero gli oggetti che i cantastorie proponevano, dal lunario di Barbanera (ve lo ricordate?) alle medagliette con la Madonna con cotone imbevuto dell’acqua di Lourdes, per finire con un miracoloso cofanetto fosforescente con la catenina in similoro di Papa Giovanni XXIII°, il Papa Buono.

Il pubblico dei Cantastorie

Adriano Callegari e i Coniugi Cavallini. Fotografia Enciclopedia delle Donne

E di pubblico i cantastorie pavesi ne hanno raccolto parecchio attorno al loro “treppo” durante gli anni della loro carriera. Erano tempi in cui le notizie, come quella del povero Ermanno Lavorini, dodicenne ucciso nella pineta di Viareggio nel 1969, si diffondevano così, con le ballate dei cantastorie, quando ancora la televisione non aveva il potere che avrebbe avuto successivamente. Erano i tempi in cui le sagre e le feste di paese erano davvero l’occasione per riunire parenti e amici che non si vedevano da tempo, occasione di festa in cui sfoggiare l’abito nuovo appositamente comprato o cucito per l’occasione.

La fine dei Cantastorie

Nel 1982 il sodalizio fra Callegari e i coniugi Cavallini termina. Ormai il tempo dei cantastorie sembrava tramontato e la possibilità di ottenere “posteggio” alle sagre o alle fiere era sempre più difficoltoso.

A loro resta legato il ricordo di un tempo in cui il modo di vivere era senza dubbio meno frenetico, più semplice e “genuino”. Il contributo dato dai cantastorie al mondo della cultura popolare è stato importante. Non a caso i coniugi Cavallini nel 1975 sono stati eletti “Trovatori d’Italia” ed invitati in televisione da personaggi come Soldati e Zavattini. Successivamente sono stati premiati anche con “l’Ambrogino d’Oro”. Oggi la loro storia e la loro arte non vanno dimenticate.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.