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Chi salendo da Varzi vuole raggiungere il Brallo può ammirare alla sua sinistra, a pochi chilometri dalla destinazione, un agglomerato di case colorate che si sporgono verso l’Appennino. E’ l’antico borgo di Pregola, oggi frazione di Brallo di Pregola, una tempo comune autonomo ma, soprattutto, secolare capitale dell’omonimo feudo Malaspina no. Questa piccola e tranquilla località tra i monti delle “Quattro Province” nasconde infatti un passato che, forse, molti hanno dimenticato e che vale la pena ricordare e raccontare.

Sullo sperone roccioso che sovrasta l’attuale abitato sorgevano un tempo un turrito castello e una piccola chiesa dedicata a Sant’Agata, i cui resti sono tuttora visibili, costruiti intorno al VII° secolo dai monaci del Monastero di San Colombano di Bobbio a cui Pregola era stata donata dal re longobardo Agilulfo e da sua moglie la Regina Teodolinda. A quel tempo Pregola viene citata nei documenti come Prea Groa che significa pietra corba o pietra nera dai “sassi neri” di cui è costituito lo sperone roccioso.

La chiesa di Pregola. Fotografia NarrandOltrepò

Quando e da chi fosse stato effettivamente costruito il castello non è dato sapere con assoluta certezza. Sembra che quando il re dei Franchi Lotario nell’anno 844 investì gli abati del Monastero di Bobbio del titolo di Conti nel borgo e del territorio di Prea Groa, essi fecero costruire sulla sommità del monte un castello che inglobava una preesistente torre romana e si riforniva d’acqua da una cisterna, sempre di origine romana, con acqua sorgiva.

Il castello e la chiesetta di Prea Groa rimasero al Monastero di Bobbio fino al 1164 quando l’imperatore Federico Barbarossa investì Pregola e tutti i castelli dell’Alta Valle Staffora alla nobile famiglia Malaspina.

A seguito delle numerose divisioni familiari, prima fra tutte quella fra i Malaspina dello Spino Secco e i Malaspina dello Spino Fiorito, il feudo di Pregola pervenne nel 1266 ad Alberto Malaspina figlio di quel Corrado nominato da Dante nell’ottavo canto del Purgatorio (… chiamato fui Corrado Malaspina, non son l’antico ma da lui discesi…).

Il feudo di Pregola aveva un territorio molto vasto e comprendeva oltre all’attuale comune del Brallo tutto il versante sinistro del fiume Trebbia fino all’attuale Provincia di Genova. E ai Malaspina il feudo rimase fino alla fine del Feudalesimo.

I Malaspina, come abbiamo già avuto modo di raccontarvi in altre occasioni, non si comportavano sempre correttamente e, anche nel feudo di Pregola, dominando dall’alto dal castello sullo sperone roccioso un vasto territorio, approfittavano del loro potere per taglieggiare mercanti e pellegrini che risalivano la Valle Staffora in modo da incrementare le loro entrate che in zone impervie come quelle dell’Appennino potevano essere scarse.

Non avevano nemmeno fra di loro rapporti amichevoli e men che meno fraterni. E la storia del castello di Pregola e del suo feudo ne è un esempio. Quest’ultimo e il castello stesso per motivi ereditari erano diventati un condominio con altri rami della famiglia che ne possedevano ognuno una parte. Questa forzata “convivenza” non tardò a scatenare una sanguinosa faida famigliare dalle tragiche conseguenze.

Nel 1541 re Carlo V° conferma il feudo di Pregola al Marchese Oliviero Malaspina che dopo pochi anni, nel 1563, viene ucciso da altri membri della famiglia. Suo figlio Gian Maria Malaspina, per rappresaglia, nel 1570 si aggrega ad una schiera di banditi e con il loro aiuto tenta di occupare con la forza delle armi il castello di Pregola di cui peraltro è condomino ma che è tenuto da altri parenti.

Il tentativo fallisce e Gian Maria Malaspina per vendetta devasta e incendia i borghi di Zerba e di Belnome, in Val Boreca, facenti parte del feudo. La sua rappresaglia è così feroce che vengono uccisi i vassalli dei suoi rivali, bruciate quattro donne e rubati parecchi capi di bestiame. Gli occupanti del castello reagiscono confiscandogli i beni ma ciò non impedisce a Gian Maria Malaspina di tentare nuovamente l’assedio al castello di Pregola con l’intento di appropriarmene una volta per tutte. Non riuscendovi egli non trova altro modo che incendiare il castello e distruggerlo definitivamente definendolo con disprezzo “casupola di poco conto”.

Così nel 1575 la secolare storia del turrito castello sullo sperone roccioso di Prea Groa ha fine.

Il “Castello Malaspina” (leggi sotto) oggi sede di un Pub. Fotografia NarrandOltrepò

Gli altri membri della famiglia Successivamente costruiscono in uno spiazzo ai piedi del monte, non lontano dalla nuova chiesa di Sant’Agata, una cassaforte, una sorta di palazzotto utilizzando anche parte delle pietre del vecchio e distrutto castello. Qui i Malaspina di Pregola continuano a riedere, anche se non in maniera continuativa fino all’ultimo feudatario Baldassarre Malaspina. Oggi la cassaforte in cui ha sede di un pub-ristorante, è conosciuta da tutti come “Castello Malaspina”.

Tempo fa sulla sommità del monte su cui sorgevano il vecchio castello e l’antica chiesa di Sant’Agata, sono stati effettuati degli scavi che hanno portato alla luce una serratura della porta dell’antico castello e una cerniera alla quale è ancora inchiodata una parte del legno bruciato nell’assedio del 1575.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.