Nel nostro articolo “Un viaggio attraverso l’Oltrepò di oltre mille anni fa” racconta il percorso che i monaci dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio fecero nel 929 per portare le reliquie del Santo da Bobbio a Pavia. Questo viaggio toccò altre località del nostro Oltrepò dove non mancarono, come a Canevino, episodi miracolosi o quasi.

Questo cammino, il sentiero di San Colombano, si incastra con la Via degli Abati  anche chiamato “Via Francigena di Montagna” che da Pavia porta a Pontremoli, passando per l’Oltrepò Pavese. In epoca longobarda era un cammino importante perchè metteva in comunicazione l’importante capitale del Regno Longobardo, Pavia, con Pontremoli.

Nell’articolo di oggi Elisa Tosi ci racconterà, in prima persona, l’avventuroso cammino attraverso la Via degli Abati durante l’estate 2020. Un altra testimoniaza che condividiamo con i nostri lettori, di Turismo lento, di prossimità, responsabile e sostenibile. In questa estate 2020, un pò diversa, dove per molti il bisogno di immergersi nella natura e allontanarsi dalle masse ha rappresentato una svolta, un bisogno e un insegnamento.

La Via degli Abati. Estate 2020.

Testo di Elisa Tosi.

Abito ai piedi delle prime colline dell’Oltrepò Pavese e molto spesso, guardandole dalla finestra di casa, ho sentito il bisogno di andare ad esplorarle. E così ho fatto molte volte, avvicinandomi in macchina o in bici e percorrendo qualche breve tratto a piedi o in arrampicata. La vera sfida però, pensavo, sarebbe attraversarle a piedi, senza risparmiarsi; immergervisi davvero, in compagnia di qualcuno che lo apprezzi quanto me, senza fretta e con lo zaino in spalla.

Detto fatto: in un paio di giorni eravamo una decina di amici a voler intraprendere il cammino, e non vedevamo l’ora.

Abbiamo prenotato con largo anticipo i luoghi dove pernottare, studiato il percorso, tirato fuori dalla cantina zaino e scarponi e il 10 agosto siamo partiti da Pavia, per arrivare a Monterosso il 21 agosto. Diciamo che quest’estate siamo andati al mare senza fretta.

Da Pavia a Pontremoli

Da Pavia a Pontremoli abbiamo seguito la Via degli Abati, nota anche come Via Francigena di Montagna, perché collega le due località tirando dritto per i colli dell’Oltrepò Pavese e i monti dell’Appennino Piacentino invece di mantenersi in pianura facendo il giro largo. La Via degli Abati, da Pavia a Bobbio, coincide inoltre con l’ultimo tratto della via di San Colombano, che collega Leinster (Irlanda) a Bobbio e Coli.
Da Pontremoli a Monterosso invece abbiamo studiato in autonomia il percorso su Google Earth e il risultato è stato sorprendentemente positivo: la quasi totalità si è svolta su sterrati o per sentieri, con alcuni scorci indimenticabili sull’Appennino Ligure e infine sul mare.

Finalmente a Monterosso

Una volta a Monterosso, non abbiamo resistito e abbiamo imboccato il Sentiero Azzurro, che attraversa le Cinque Terre – patrimonio UNESCO – fino a Riomaggiore. I più prodi di noi sono arrivati fino a Corniglia, per poi ripiegare (in treno) nell’amena località di Zoagli e godersi un po’ di meritato riposo.
Non siamo nuovi a questo genere di esperienze, dato che abbiamo già tutti almeno due cammini alla spalle, ma questo si è rivelato piuttosto faticoso, un pòper l’afa dei primi giorni e un pò per i dislivelli non banali abbinati a una lunghezza media delle tappe al di sopra dei 25 km.
Il gruppo era molto eterogeneo a livello di provenienza: Oltrepò, Val Seriana, Milano, Aosta. Tutti tra i 20 e i 25 anni e di svariate professioni e facoltà universitarie – ingegneria, fisica, medicina, arte, economia, veterinaria, biotecnologia. Però abbiamo anche alcune caratteristiche in comune: un sacco di curiosità, spirito di adattamento, amore per i territori più nascosti e dimenticati, nonché per i borghi più antichi e remoti – e per il formaggio; la tendenza a non prenderci troppo sul serio.

Le tappe:

1. Pavia – Stradella (il tratto sul ponte della Becca in autobus, dato che non è percorribile a piedi), ca. 25 km
2. Stradella – Pometo (passando per Canneto, Colombarone, Cassinassa, Canevino), ca. 26 km
3. Pometo – Bobbio (passando per Caminata e Riserva Naturale Regionale Monte Alpe), ca. 30 km
4. Bobbio – Nicelli, ca. 20 km
5. Nicelli – Groppallo (con bagno al fiume Nure), ca. 20 km
6. Groppallo – Bardi, ca. 25 km
7. Bardi – Borgo Val di Taro, ca. 30
8. Borgo Val di Taro – Pontremoli (passando per Cervara), ca. 30 km
9. Pontremoli – Brugnato (valicando le montagne e passando per Pieve di Zignago), ca. 30 km
10. Brugnato – Pignone, ca. 12 km
11. Pignone – MonterossoCorniglia, ca. 25 km

Paesaggio che cambia, sapori e dialetti da scoprire

Come sempre quando si fanno questi cammini, il paesaggio è gradualmente mutato sotto i nostri occhi, dall’antica capitale longobarda ai verdi e dolci colli dell’Oltrepò Pavese all’Appennino Piacentino, passando per le acque azzurre della Val Trebbia, le valli misteriose della Lunigiana e infine la macchia mediterranea e le aspre scogliere della Liguria. Allo stesso modo sono mutati accenti e dialetti intorno a noi e così come le specialità culinarie che di volta in volta abbiamo avuto modo di assaggiare, dalla micca ai testaroli al pesto all’inimitabile focaccia ligure (in aggiunta alle nostre specialità da pellegrini: la zuppa di zucca, pasta e fagioli, il succo di frutta ghiacciato a mezzogiorno, etc.).

Una cosa è rimasta invariata: la simpatia e la gentilezza nei confronti di noi viandanti. Sarà perché il pellegrino, con il suo zaino che contiene tutto l’essenziale, il suo bastone e le sue scarpe impolverate è innocuo e alla buona, ama le cose semplici e non disprezza la fatica. Sarà che gli abitanti delle zone che abbiamo attraversato non sono molto abituati a questo genere di interlocutore ed erano felici che apprezzassimo la loro terra. Fatto sta che lungo il cammino abbiamo avuto la possibilità di incontrare tante persone del posto e pochi altri viandanti.

La giornata tipo del Pellegrino:

Sveglia intorno alle 5 (variabile a seconda del numero di km da percorrere). Colazione a piacere (c’era chi non mangiava rimandando tutto alla prima pausa e chi si rimpinzava di biscotti e caffè solubile), sacchi lenzuolo e panni asciutti nello zaino, scarpe e via.
Partenza se possibile prima dell’alba ma non troppo (altrimenti si rischia di perdere il sentiero). Nelle prime ore non c’è in giro nessuno: silenzio, pace, la frescura del mattino. Solo noi e la natura che ci avvolge.
Prima pausa: la grande colazione.
Si prosegue, tra boschi e paesini incuneati tra le colline. Qui capita di incontrare gente del posto, che ci chiede da dove veniamo e dove andiamo. Solitamente, quando rispondiamodove siamo diretti quel giorno, spalancano gli occhi (e a noi viene un po’ di paura, perché noi non sappiamo bene cosaci aspetta, ma loro sì!). Spesso ci si ferma a chiacchierare e qualcuno a volte ci offre anche un buon caffè. A volte invece incontriamo qualche simpatico cagnolino, come tra Borgo Val di Taro e Pontremoli o tra Pometo e Bobbio, che ci segue per un km o due e poi se ne torna a casa.
Il paesaggio sfila lento sotto i nostri occhi senza soluzione di continuità, al ritmo dei nostri passi. Anche la mente sembra più libera quando davanti a te hai distese verdi che aspettano solo di essere esplorate. La compagnia degli altri ragazzi è preziosa: si è liberi di parlare di tutto, grazie anche all’eterogeneità del gruppo, dalle stupidaggini ai discorsi più elevati, e nessuno lascia mai indietro l’altro in difficoltà.
E’ agosto e, salvo nei giorni in cui attraversiamo il cuore verde dell’Appennino, il sole diventa caldo e l’aria afosa. A volte invece diluvia e dobbiamo valicare una montagna sotto scrosci di pioggia, con i piedi inzuppati nelle scarpe bagnate. Insomma, la seconda metà della mattinata spesso non è una passeggiata, le ore di cammino e i kg sulle spalle si fanno sentire.
Pausa pranzo. Difficilmente ci troviamo in un paese con negozi e bar, quindi tiriamo fuori le nostre scorte: pane e gallette, formaggio, carne o pesce in scatola, un po’ di frutta e qualche biscotto.
Dopo pranzo i casi sono due: o siamo quasi arrivati, e allora si prosegue sicuri dritti alla meta, oppure mancano ancora una decina di chilometri o anche di più, e allora serve una buona dose di pazienza. Lì il succo di frutta ghiacciato diventa fondamentale. Negli ultimi 5 km poi si comincia a cantare e a sognare nient’altro che una bacinella d’acqua dove far riposare i piedi. Se la tappa è molto lunga si smette anche di cantare…
Arrivo in tappa: sempre una gioia. Dopo la fatica del cammino apprezzi ancora di più le piccole cose come un bel bagno pulito e un letto su cui riposare. Lungo i cammini come la Via degli Abati normalmente si opta per accoglienze semplici, non proprio pellegrine come lungo gli itinerari più battuti (vedi Via Francigena, organizzata con camerate e ostelli pensati per i bisogni essenziali dei pellegrini), ma sempre caratterizzate dalla genuinità delle persone del posto. Ci sono rimasti nel cuore l’Oratorio di Stradella, dove Don Cristiano ci ha accolti nella palestra; l’Agriturismo Pisani di Pometo, con la sua atmosfera familiare e il buon vino locale; la canonica dell’Abbazia di Bobbio, uno spazio pensato per i viandanti e i gruppi con tutti i comfort, nel cuore di una cittadina medievale piena di segreti da scoprire; il B&B  le Margherite di Nicelli immerso nel cuore dell’Appennino, con la gentilissima Margret e il suo cane  ; il grazioso B&B  Il Cigno Ligustico di  per non parlare dell’esperienza avventurosa alla Canonica di Groppallo.
Una volta fatta la doccia e lavati i panni, ci si riposa e ci si gode la vita del paesino o del borgo. Ci si divide i compiti e qualcuno va a fare la spesa, qualcuno invece cucina se non ci sono trattorie nei paraggi, poi si cena tutti insieme tra le risate e le chiacchiere e si cerca di non andare a dormire troppo tardi.

Conclusioni e note per il lettore:

Piccola nota per il lettore: se vuoi davvero goderti i singoli luoghi di arrivo, meglio fermarsi due notti invece di una e dedicare il secondo giorno alla visita della città e alla scoperta dei sapori locali. Allungherai un po’ i tempi ma ne vale davvero la pena! Bobbio, Bardi e Borgo Val di Taro ad esempio valgono sicuramente una giornata di riposo.

Ora l’estate è finita e siamo tornati al nostro studio o al nostro lavoro, ma c’è qualcosa di nuovo: ora sappiamo, perché lo abbiamo toccato con mano (e con piede), che a due passi da noi c’è un tesoro prezioso di tradizioni e bellezza, e scoprirlo in cammino lo rende ancora più speciale.

Il gruppo al completo

Fotografie crediti:

Foto di copertina: Alessandro Nodari

1° Foto articolo: Elisa Tosi

2° Foto articolo: Francesco Luzzana

3° Foto articolo: Alessandro Nodari

4° Foto articolo: Elisa Tagliani

5° Foto articolo: Francesco Luzzana

6° Foto articolo: Alessandro Nodari

Disclaimer
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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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