Lo scorso 1 Novembre, abbiamo pubblicato l’introduzione alla nuova serie di estratti dal diario “Oltre quel Pò” scritto da Isabel Lanfranchi, autrice delle opere di narrativa quali Passaggio segreto” (2000), “La porta d’uscita” (2004) e “In difesa” (2011).

Oggi proseguiamo con il primo estratto che ci porta alla scoperta di impressioni e sensazioni tra Borgo Priolo e Nazzano durante la scorsa primavera.

Oltre quel Po, 2021. Introduzione di Isabel Lanfranchi

Oltre quel Po’: 15 Aprile 2021. Di Isabel Lanfranchi

L’intermezzo fra un paese e l’altro compone partiture per i vigneti e i righi, oltre che le righe, della loro varietà.
La pazienza racconta il lavoro ai sentieri, seduti in fila a impastare l’ascolto con la terra. L’amicizia di quest’opera con la sua narrazione non è un filare e via. Non è nemmeno un filare via.
Le linee delle vigne evitano di allinearsi, persino là dove sembra che non ne possano fare a meno. Più che uno scorrere, il loro è un concorrere alla vendemmia. Sortiscono un destino comune e lo esortano a ricavarne frutto.
Visti a distanza, i tralci pettinati si snodano lungo la schiena della collina. Da vicino, la stretta intreccia il legame.

E comunque avanza.


La vigna è una traversata, un tragitto ospitale attraverso la pienezza. Transita, avanza, ma non passa.
A causa di un effetto ottico ambivalente il suo succedersi serrato ferma il salto di spalla in spalla e, come un capo reclinato, si appoggia a sistemare un alloggio per il riposo. Lo raccoglie prima che sia tempo di raccolto.
Non servirebbe ritocco a uno scenario già di per sé capace di educare lo sguardo, se non fosse che una casetta lo accosta. Distoglie dalla visione fluida e si mette di traverso, senza peraltro essere di inciampo.
Fiancheggia il seguito della vigna e della strada nel punto cruciale in cui si incontrano e si separano.
Adorna di Aprile, ha un glicine per capello.
Sotto quella frangia ingombrante l’occhiolino fa simmetria e simpatia con l’intesa di un sorriso.

Strada vicinale tra Mondondone e Borgo Priolo. Foto di Isabel Lanfranchi
La casetta con un glicine per capello. Foto di Massimo Pasotto.

Nazzano, a finestra spenta. Di Isabel Lanfranchi

In un giorno impedito una mano smise di scantonare lo spigolo che teneva serrata la finestra. Il mattino non si è più spalancato in quella stanza; comunque inesorabile, incalza a luce e a moka spente.
Un cuore, stretto a sua volta, preme ancora al di dentro. La sua promessa non combacia allo spazio vuoto. Però ha smesso di bussare.
Ora sono le colline a invertire le parti, ad affacciarsi al davanzale, a riposare la vista sugli stipiti, ad acuire i decimi al di qua dei vetri. L’aria del loro respiro viene a dentellare un saluto fra le stecche delle persiane. Inclina sibili trasversali ed è come se sillabasse un telegramma.
In un passaggio non impedito una vite vergine lo decifra. La sua intelaiatura scorre e aderisce al gusto neo castellano. Si incanala in una tinta brunastra, che riaccende aroma di caffè.
Il nascondimento si stringe, ma non si chiude.

Nazzano. A finestra spenta. Foto di Isabel Lanfranchi.

Ringraziamo Isabel Lanfranchi per la gentile concessione dei testi a lei completamente attribuiti.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.