In questo ultimo appuntamento, la scrittrice Isabel Lanfranchi ci porta con sè a Cella di Varzi, in questo estratto di “Oltre quel Pò di Serenata. Diario di un viaggio serale in Oltrepò Pavese”.

Ecco dove leggere gli altri estratti:

Diario di un viaggio serale in Oltrepò Pavese, di Isabel Lanfranchi

Oltre quel Pò di Serenata: Da Nazzano alla Rocca di Montalfeo

Oltre quel Pò di Serenata: Da Santa Maria della Versa ad Arena Po

Oltre quel Pò di Serenata

di Isabel Lanfranchi

CELLA DI VARZI

“La guerra semina distruzione”.

Il detto, reso ancora più lapidario dal riferimento, usa un verbo dissonante. Contiene un’idea di fecondità e di nutrimento che non ha margine, né prospettiva di manifestazione, bloccata com’è tra la guerra e la sua distruzione, isterilita com’è già in condizione fetale. Il significato di “seminare” è gestante, ha un grembo da riempire e da curare, concepisce una nascita e la offre al futuro. Il genoma della sua speranza si atrofizza in una frase del genere. Eppure, se “la pietra scartata è diventata pietra d’angolo” (Mc. 12,1-12), anche fra le pietre distrutte può celarsi e conservarsi una pietra viva. Da questa pietra è sorto il Tempio della Fraternità a Cella di Varzi.Un capellano militare, reduce dalla guerra, ha raccolto ciò che rimaneva di una coscienza fertile, affinché non rimanesse sepolto alla rinfusa in una fossa comune, non si coagulasse nel sangue versato, non si incrostasse di polvere da sparo, non si sgretolasse fra le ossa spezzate. Le macerie lasciate da qualsiasi conflitto umano possono contenere bombe inesplose e non scaricano tutto il pericolo nel cumulo dove sono cadute. Comunque non necessariamente un’anima ridotta in frantumi può dirsi infranta. La spirale indotta da una rovina non può permettersi di assecondare il vortice delle sabbie mobili, nè di essere risucchiata in se stessa. Il suo andamento, che purtroppo permane nei residui e nei residuati bellici, ha modo di invertire il senso di marcia se si mettono fiori nei cannoni. Infiorata fu anche la slitta che nel 1952 trasportò gli avanzi di chiese distrutte fin sulla spianata del tempio, voluto da quel cappellano. Furono i bambini del paese a trainarla. Con i resti di una distruzione si ricostruì. Per questo i pezzi, di cui è composta e circondata la chiesa, non rappresentano un arredamento. Tutt’altro! Sono trasformazioni e ricomposizioni. Sono simboli e auspici di una costruzione più grande: quella della fratellanza umana. L’otturatore di un cannone, ad esempio, è diventato la vasca battesimale; ciò che procurava la morte ora introduce a vita nuova. Schianti lignei insanguinati, abbattuti come tronchi, hanno recuperato verticalità nel Crocefisso d’altare; elevati alla fede, sono ora offerte sacre. Per trattenere un ordigno a terra un paio di angeli hanno solidificato di marmo le ali.

Foto di Massimo Pasotto

Il dolore è richiamo e invocazione di vita. E’ preghiera. E’ ascolto. I passi giù dalla gradinata scricchiolano a contatto con la muta degli aghi di pino. E si fanno sentire. Poco distante, due anziani recuperano parole da una via del paese. Mi piace immaginare che, fra gli altri, fossero proprio loro ad aver trascinato la slitta infiorata.

Foto di Massimo Pasotto

Foto di Massimo Pasotto

I rami di un albero arrugginiscono di tramonto. Le loro diverse età reggono un ponteggio. Adottano un sistema di innalzamento che si basa sul sostegno. La forza si dirama e ama. Si mette a disposizione. Le fronde sdrucciolano sulla giovinezza, ma non cadono; si lasciano andare a partire da una presa. All’improvviso, nello scorcio che interseca il sole, i rami inforcano la sua palla infuocata, perché non si spenga. Bruciano in questo abbraccio, senza consumarsi. Il trionfo dell’estate si apposta e si esalta nell’apoteosi di un attimo. Gli anni finiti nella raggera del tronco e gli anni infiniti dello spazio cosmico non si contano. Conta solo la luce.

Fotografie di Isabel Lanfranchi e Massimo Pasotto

 

Disclaimer

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.