Il mese scorso vi abbiamo presentato la scrittrice Isabel Lanfranchi e il suo progetto “Oltre quel Pò di Serenata: diario di un viaggio serale in Oltrepò Pavese”. Dopo il primo estratto dedicato a Nazzano e alla Rocca di Montalfeo, Isabel Lanfranchi ci porta nei luoghi di Santa Maria della Versa e di Arena Po.

Ecco gli articoli precedenti:

Diario di un viaggio serale in Oltrepò Pavese, di Isabel Lanfranchi

Oltre quel Po di Serenata: da Nazzano alla Rocca di Montalfeo, di Isabel Lanfranchi

“Oltre quel Pò di Serenata”

di Isabel Lanfranchi

Santa Maria della Versa

Santa Maria della Versa. “Un salice a bordo vigneto (Foto di Isabel Lanfranchi)

Un vento piacevole massaggia i vigneti per non farli trovare indolenziti dalla vendemmia. Asciuga vaghi ristagni di umidità e articola i grappoli in una cadenza proverbiale, fuori dal riparo delle foglie, così che la poca estate rimasta li porti a completa maturazione. Le sillabe di un’annata stanno componendo la loro raccolta.

Il vento oscilla in una via di mezzo fra il portare e il partire. Agita il suono di uno sciabordio, ma non incontra una riva dove frangersi.
Un salice, saldo sul suo trampolo, si flette attorno a un equilibrio precario, indicando il tramite della corrente. La sua posizione, sulla soglia di una vigna, rivisita l’usanza conservativa dei contadini di servirsi dei suoi rami duttili e mondati per legare i tralci in primavera.

Il pomeriggio di questa domenica interpreta simultaneamente sensazioni e aspetti diversi. Il vento si diverte ad alternarli. Da un lato si raccoglie nella natura, al culmine della sua stagione fiorente; dall’altro si apre al cambiamento. Lo stesso accade ai fichi che si sporgono sul ciglio di un crinale. Pronti, si sgretolano quanto basta per dare in pasto al sole la loro polpa.

Poi, mentre la sera ammansisce il vento e i colori, la luna tiene in bocca la fibra leggera di una nuvola, come se fosse un filo d’erba tra i denti. Assorta, la piega. Soprappensiero. E si vela.

Arena Po

Veduta sulla pianura (Foto di Massimo Pasotto)

Il compasso panoramico, appuntato sul fulcro delle prime colline, cerchia una visuale ad ampio raggio. Quando la limpidezza trascina a lungo le distanze, i grattacieli di Milano piluccano frattaglie di orizzonte ai piedi delle Alpi. Solo la catena non interrotta di monti può confinare la proiezione illimitata del cielo. Sul far della sera tutto l’odore della campagna trasuda di pari passo alla calura e si stende su una patina umbratile, rasente alla pianura. Il riverbero della luce calante cerca una specularità che restituisca l’entità di un bagliore o la vanità di un abbaglio. Quel po’ che gli basta lo incontra nel Po. Da lontano la sua lama d’acqua argentata taglia l’oro dei campi. A questa vista, viene sete di refrigerio. E si chiederebbe un passaggio all’aria per dirigersi subito al fiume. Allora mi permetto di aprire un varco tra le mie colline e di scendere a valle. Anzi, a riva.

Gli occhi si conciliano con questa nuova tappa, con il suo diverso punto di vista. Si rinfrescano. Galleggiano. E si inclinano a volo d’uccello sui riflessi fluviali, che portano il paese al suo doppio. La via, lastricata d’acqua, conduce da un millennio all’altro. Gli ornamenti del castello, seppur diluiti, fanno ancora specchio di se stessi. Nel mentre uno stormo si prende sul serio e va a bagnarsi.

Arena Po (Foto di Massimo Pasotto)

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.