Lo scorso autunno abbiamo avuto il piacere di pubblicare su NarrandOltrepò, alcuni estratti del libro “Oltre quel Po di Serenata. Diario di un viaggio serale in Oltrepò. Estate 2020” della scrittrice Isabel Lanfranchi.

Per approfondire l’argomento vi lasciamo la serie di articoli 2020:

Diario Di Un Viaggio Serale In Oltrepò Pavese, Di Isabel Lanfranchi. Parte 1
Oltre Quel Pò Di Serenata: Da Nazzano Alla Rocca Di Montalfeo, Di Isabel Lanfranchi. Parte 2
Oltre Quel Pò Di Serenata: Da Santa Maria Della Versa Ad Arena Po, Di Isabel Lanfranchi. Parte 3
Oltre Quel Pò Di Serenata: Verso Cella Di Varzi, Di Isabel Lanfranchi. Parte 4

Oggi Isabel Lanfranchi rinnova il suo contributo, accompagnandoci in un nuovo viaggio attraverso piccoli angoli del nostro Oltrepò Pavese, con la sua distinguibile scrittura ci trasmette le emozioni, sensazioni e colori di piccoli angoli nascosti del territorio.

Montalto Pavese. “Profilare”. Fotografia di Isabel Lanfranchi

Oltre quel Po, 2021. Introduzione di Isabel Lanfranchi

Il tachimetro di quest’epoca ha sperperato velocità in ogni dove, senza nemmeno più tenere il conteggio delle distanze. Anni e chilometri di fretta sono passati ovunque, entro e fuori la biosfera.
Divenuti noi stessi strumenti e mezzi di un trasporto indotto, abbiamo globalizzato le molecole dei nostri itinerari e dei nostri interessi. Vaganti come mine. Poi una delle possibili ritorsioni si è replicata in modo virale.
Quale dei contagi ha determinato l’altro?
La pandemia ha tirato il freno a mano. Di colpo. Di contraccolpo.
L’allarme si è inserito a suon di sirene.
Ma il vero dirottamento comincia ora.
Tutto dipenderà da altre prospettive. Su altri dove.
Spesso il ritorno sui propri passi prende a braccetto il significato del ricredersi nell’ammettere uno sbaglio, nel cambiare un’opinione o una percezione. Però non necessariamente corrisponde a una marcia indietro.
A volte è bisogno di un ricalco, perché lo spessore dia forma a un’immagine e la metta in risalto.
A volte è richiesta di emancipare il residuo di un “non abbastanza”.

Il viaggio ama tornare da qualche parte per accorgersi se può dirsi compiuto.
La ricognizione muove da una posizione o da una supposizione assunta, dalla natura di un fatto o di un paesaggio, dalla veridicità di una ricerca e del suo appagamento.
Andare a rivedere e a rivedersi non simula una ridondanza, non perora le cause perse, non limita la rotta in un pertugio senza sbocco, non si accontenta del solito posto.
Piuttosto, a un tratto, si accorge di doversi accorgere, accosta sul ciglio dello sguardo e si volge a recuperare, a riconsiderare.
Qualcosa ancora manca alla consapevolezza e al suo appello. Qualcosa o qualcuno è rimasto in disparte. Un alfa privativo reclama l’abbandono e non accetta scuse.
La pronuncia del ritorno sui propri passi non corre spedita sul “come se niente fosse successo”, sulla falsariga di uno scioglilingua da snocciolare a suon di denti e di passi battenti. Il brevetto del suo percorso non sottoscrive un diritto acquisito e neanche esclusivo.
Si tratta di tornare su ciò che non torna o che deve tornare. In questo percorso “guardare indietro permette di vedere avanti”. Infatti, come sosteneva Kierkegaard, “la vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti”.
Così ho fatto scorrere la meticolosità fra i polpastrelli fino al punto rimasto in sospeso, fino allo spunto da riprendere. Ho riavvolto il nastro accompagnatore per distinguere, riconoscere o aggiungere una variante al tema.
Un leitmotiv mi riconduce in Oltrepò e mi posa contemporaneamente sul diverso accento di quell’àncora o ancora che sia, purché rafforzativo.
Nell’estate scorsa, quella del 2020, ho tralasciato strade secondarie, quelle che di primo acchito si pensa di poter sorvolare. Il loro dipartirsi, però, non è poi tanto
sbadato da perdersi in un fuorivia.
Quindi riprendo avvio da questo discostarmi.

di Isabel Lanfranchi, 2021

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.