Chi dal fondovalle, da Godiasco, percorre la strada provinciale che, curva dopo curva, sale verso il territorio di Fortunago, si trova a scorgere, in modo quasi del tutto inaspettato, il profilo delle mura merlate del Castello di Montesegale che, in tutta la sua imponenza domina dall’alto di un cocuzzolo la valle del torrente Ardivestra.

Montesegale, uno dei “Borghi Autentici d’Italia“, ha origini antiche, lega la sua storia a quella del suo possente castello e ogni anni, la quarta domenica di Settembre, ne ripercorre i fasti con la rievocazione storica durante la “Fiera di San Daminano” con tanto di corteo storico e di gare di tiro con l’arco a cura dell’Associazione Arcieri Ardivestra.

Veduta aerea del castello di Montesegale Fonte: Il Castelliere.blogspot

La prima citazione di Montesegale risulta nel testamento, datato 1028, che il diacono Gerardo, ultimo erede di un ramo della famiglia Gandolfingi, conti di Piacenza, fece a favore di Ugo D’Este, autorevole rappresentante della dinastia Obertenga. Nel 1157 Montesegale passò sotto il controllo del Vescovo di Tortona a cui fu confermato successivamente da Papa Alessandro III° nel 1162.

Ma nel 1164 l’imperatore Federico Barbarossa se ne impadronì e lo donò ai pavesi che a loro volta lo infeudarono ai Conti Gambarana, una delle stirpi dei conti palatini di Lomello. Furono proprio i Conti Gambarana a far costruire su una torre preesistente risalente al XI° secolo, una imponente rocca la cui parte più antica risale al XIII° secolo, mentre l’ala di nord ovest venne costruita successivamente (XVII° secolo) lungo il profilo delle mura. Era tale l’importanza strategica del castello sulla via da Tortona a Piacenza, che nel XIV° secolo era presidiato da 200 cavalieri e da 400 fanti comandati da Vergusio Landi, ufficiale e condottiero delle truppe pontificie.

In epoca viscontea il castello e il borgo di Montesegale furono teatro di tristi episodi bellici. I Conti Gambarana erano in disaccordo con i visconti che, appoggiati dai Beccaria pavesi, attaccarono la rocca che, nel 1415, fu espugnata dalle truppe al comando di Francesco Bussone, meglio noto come il Conte di Carmagnola. Il castello fu in gran parte distrutto ed i soldati che lo presidiavano insieme ai Conti Gambarana furono condotti prigionieri a Voghera e a Pavia e torturati perchè non volevano sottomettersi al Duca di Milano Filippo Maria Visconti. Quest’ultimo tolse ai conti Gambarana il feudo di Montesegale che nel 1432 fu dato a Paolo Serratico insieme a Pizzocorno.

Si dice che il castello di Montesegale fu in quegli anni testimone della tragica vicenda di Beatrice Tenda, vedova del condottiero Facino Cane e seconda moglie di Filippo Maria Visconti. Il Duca di Milano aveva sposato Beatrice, che aveva venti anni più di lui, solo per entrare in possesso di tutti i beni che Facino Cane le aveva lasciato. Innamoratosi della dama di compagnia della moglie, tale Agnese del Maino, si inventò che Beatrice avesse un amante, il musico di palazzo Michele Orombelli. Perseguitata per questo motivo pare che Beatrice tentò di fuggire al marito rifugiandosi nel castello di Montesegale che il Duca aveva, nel frattempo, provveduto a ricostruire, ma venne raggiunta, catturata, imprigionata e torturata per estorcerle una confessione di adulterio e poi decapitata, nel 1418, nel castello di Binasco insieme allo sventurato musico.

Con l’avvento degli Sforza, il Conte Ottino Gambarana, nel 1451, ottenne il ripristino degli antichi onori e il possesso dei beni che gli erano stati tolti, fra cui anche il feudo di Montesegale che i Gambarana tennero fino alla fine dei feudalesimo (1797).

Il territorio di Montesegale, allora come oggi, era coltivato sopratutto a grano e segale. Oggi dalla segale e dal frumento si ricavano prodotti che si fregiano del marchio De.Co, come il pansegale (con frutta secca) e la Tresa che sono valsi a Montesegale l’inserimento nell’Associazione Nazionale Città del Pane.

Nel ‘500, invece, gli abitanti del borgo erano soliti macinare il grano che veniva appunto abbondantemente prodotto nel territorio, nel mulino di Cecima, e pu essendo per questo costretti a passare nel territorio dei Malaspina, non dovevano pagare alcun pedaggio. Nel 1582 i Malaspina tentarono però di sopprimere questo privilegio ma Montesegale fece ricorso al magistrato camerale del Ducato di Milano che sentenziò che gli abitanti del borgo non dovevano pagare alcun pedaggio nè tasse transitando dai territori di Oramala o dalle altre terre dei Malaspina che condannò invece al pagamento di 190 lire imperiali come risarcimento per i danni arrecati a Montesegale.

Alla fine del ‘600 il Conte Gambarana trasformò il castello, che aveva ormai perso ogni funzione difensiva, in una dimora, togliendo la merlatura alle mura.

Come ogni castello che si definisca tale, anche quello di Montesegale, ha i suoi fantasmi che, stando alle leggende, sarebbero quelli dei valligiani morti per i soprusi dei Conti Gambarana e che sono soliti fare le loro spaventose apparizioni nella suggestiva cappella del castello dedicata a Sant’Andrea, con lamenti e spaventosi suoni.

Estinto il casato Gambarana, nel 1875, il castello passò alla famiglia Belcredi che si fece carico di far recuperare al fortilizio la sua immagine “medioevale”, ricostruendo sulle mura di cinta le merlature ghibelline in accordo con la moda neogotica del tempo. Dal 1971 il castello di Montesegale è di proprietà della famiglia Jannuzzelli che lo ha restaurato e ne ha fatto un luogo d’abitazione e di manifestazioni culturali.

Il castello è visitabile solo in alcune occasioni, si presenta come un articolato insieme di corti ed edifici di epoche diverse, situati all’interno di una cinta fortificata dotata di torri quadrate e di mura scarpate con merlature. Nella parte più elevata sorge su un terrapieno bastionato dal quale si innalzano, una rocchetta e una torre che, molto probabilmente, rappresenta la parte originaria del castello.

Oggi, all’interno del castello, oltre all’abitazione privata, dal 1985 è stato allestito il “Museo di Arte Contemporanea” con opere di Bartolini, Brindisi, Crippa, Guttuso, Schifano e Treccani. L’attività del museo prevede l’organizzazione di diversi eventi come concerti, rassegne letterarie e allestimenti operistici, particolarmente durante il periodo estivo.

E l’arte accomunata al paesaggio, che è poi il grande patrimonio di Montesegale, ha dato origine alla panchina tutta colorata e posta in un punto panoramico, accanto al municipio, da cui si ha una incredibile vista della valle, dono dell’artista milanese Hassan.

Seduti sulla panchina con, da un lato, l’imponente bellezza, quasi fiabesca, del castello e, di fronte, lo spettacolo della natura che muta con il passare delle stagioni, viene spontaneo sentirsi pienamente in accordo con ciò che è scritto sulla targa posta li accanto “Il dolce far niente. Dedicato a noi, la natura“. Un messaggio per fermarsi, riflettere e godere di una delle tante bellezze del nostro Oltrepò Pavese, magari gustando pane e salame De.Co di Montesegale e sorseggiando un buon vino oltrepadano.

Link utili:

Comune di Montesegale: https://www.comune.montesegale.pv.it/

Facebook Comune Montesegale: CLICCA QUI

Proloco Montesegale: CLICCA QUI

Fonti:

C.Morari – D.Botto “Voghera e l’Oltrepò Pavese” Edibooks Milano

P. Lodola – G.Marinoni Marabelli “Guida Oltrepò. I castelli, la storia, la natura” Ed. Antares

M.Merlo “Leggende Lombarde” Longanesi

Disclaimer

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

All original content on these pages is fingerprinted and certified by Digiprove