Quando abbiamo parlato del piffero e della musica tradizionale di quella zona dell’Oltrepò Pavese, nota come delle “Quattro Province“, abbiamo raccontato che degno compagno del piffero è stato, dai primi anni del Novecento, un altro strumento musicale: la fisarmonica, che tanta fama ha portato ad una cittadina oltrepadana, Stradella, e al suo più geniale costruttore, Mariano Dallapè.

E’ questa la storia che vogliamo narrarvi, una storia che, per certi aspetti, ha le caratteristiche di un romanzo.

Articolo dedicato alle Tradizioni musicali dell’Oltrepò Pavese montano e delle 4 Province

Una storia che inizia con un “Accordion Austriaco”

E’ il 1866 e il giovane Mariano Dallapè, nato nel 1846 a Brusino di Cavedine, oggi in provincia di Trento ma all’epoca nell’Impero Austroungarico, si ferma a Stradella , per riparare il suo Accordion austriaco, un organetto col quale suonava come autodidatta e che gli permetteva, esibendosi nelle osterie, alle fiere di paese e nelle feste sulle aie, di guadagnare quel poco che gli permetteva di sopravvivere. Dallapè tornava a casa, in Trentino, dopo aver lavorato per ben sei anni a Genova come minatore fuochista. Lo scoppio imprevisto di una mina lo aveva ferito in modo permanente alla gamba sinistra e il conseguente licenziamento lo aveva costretto al ritorno a casa e al lavoro nei campi.

Proprio a Stradella, però, il suo Accordion si rompe, sfiatandosi completamente a causa della rottura di alcuni congegni metallici.

Dallapè si ingegna a ripararlo con mezzi di fortuna, fondendo un cucchiaio di stagno e sostituendo alcuni pezzi con altri simili ricavati da posate di alpacca.

Cos’è l’Accordion?

L’Accordion era uno strumento limitato perchè il mantice emetteva il suono solamente in un senso. Durante la riparazione Dallapè decide di modificarlo, facendolo suonare sia in estensione che in compressione. Questo gli permette di raddoppiare i suoni emessi dallo stesso bottone. Crea in questo modo il prototipo della Fisarmonica Diatonica col mantice rosso e nero, 11 tasti al canto e 4 bassi.

E’ il 1871 e il prototipo, datato da Dallapé stesso e di proprietà dei suoi eredi, è oggi esposto nel “Museo della Fisarmonica Mariano Dallapé” inaugurato a Stradella presso Palazzo Garibaldi nel 1999.

La permanenza a Stradella e la nascita della prima bottega

Durante la sua permanenza a Stradella, Dallapè trova lavoro come aiutante agricolo presso un’azienda di San Daminano al Colle dove si innamora della figlia del proprietario, Angela Brega, che più tardi diventerà sua moglie.

Desideroso di mettere in pratica alcune ingegnose idee che il prototipo gli ha suggerito, Dallapè apre nel 1876 una piccola bottega artigiana nei pressi della Chiesa Campestre della Versa. In poco tempo gli strumenti che produce invadono il mercato e gli danno la possibilità di ampliare la sua attività con sedi sempre più adeguate. Nel 1890 Dallapè produce le Fisarmoniche Cromatiche, con un numero maggiore di bottoni che, spesso, erano di madreperla e, successivamente, inventa il sistema dei bassi e accordi precostituiti che ancora oggi, in tutto il mondo, viene conosciuto come “bassi Stradella“.

Dalla bottega alla fabbrica in Via Mazzini

Nel 1895 alla presenza delle autorità sia civili che religiose, inaugura la nuova sede della sua fabbrica di fisarmoniche in Via Mazzini a Stradella. E’ un fabbricato articolato in diversi capannoni con un’officina meccanica per la preparazione degli stampi e di tutti i più piccoli particolari metallici delle fisarmoniche e, abbinato all’officina, anche un reparto fonderia.

Dallapè, attento, scrupoloso, bonario, segue i suoi operai che lavorano con piccoli attrezzi, carta vetrata, lime di ferro e legno. Nella fabbrica lavorano circa una sessantina di “artisti-operai“, come ama chiamare i suoi dipendenti Dallapè, perchè sono lavoranti specializzati in diverse mansioni. Ci sono i falegnami che lavorano legno di pioppo, noce, abete e ontano. Ci sono i “vocisti” che usano fogli di alluminio e li lavorano in rettangoli di varia misura per ottenere le note della scala musicale. Ci sono i “manticisti” che costruiscono i soffietti con pelle, similpelle o altri materiali come la canapa. Alla fine la fisarmonica passa agli “accordatori” che lavorano sulla sincronizzazione e sulla sonorità dello strumento. Ogni componente interna è firmata dall’operaio che l’ha assemblata.

Una fabbrica per tutti

Alla fabbrica di Dallapè lavorano anche numerosi apprendisti, alcuni dei quali inadatti, fisicamente, a “guadagnarsi il pane” che in quel tempo, solo i campi, le vigne e i lavori di muratura possono offrire a robusti lavoratori. Questi apprendisti sono chiamati “i cronici” perchè gracili e quindi adatti solo a lavorare seduti dietro un banco.

E’ un modo di Dallapè, memore del suo licenziamento di tanti anni prima a Genova, per aiutare persone con problemi fisici di deambulazione come lui. Dallapè è una persona dalle decisioni ferme perchè durante la Prima Guerra Mondiale, quando gli viene chiesto di utilizzare la sua officina per la produzione di proiettili e armi, si rifiuta non volendo fabbricare piombo in cambio di note.

Con il successo crescente dell’azienda arrivano a Mariano Dallapè importanti riconoscimenti come la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia conferitogli da Re Umberto I° il 2 Aprile 1898 o il “Grand Prix d’Honneur de Paris” ottenuto nel 1900 all’Esposizione Mondiale di Parigi per “…l’elevata qualità della sua produzione e delle più belle fisarmoniche prodotte in quel periodo“.

Come è naturale alle aziende in crescente sviluppo, la “Mariano Dallapè” favorì il sorgere di altre quali ad esempio la “Ercole Maga“, la “Rogledi“, la “Enrico Massoni” la  “Fratelli Crosio” e molte altre. Ai primi del Novecento se ne contavano ben quarantaquattro. Solo la fabbrica di Dallapè negli anni Venti arriva ad avere trecento occupati. Tutto ciò da un notevole impulso alla cittadina di Stradella in cui, su diecimila abitanti, almeno mille lavorano nelle fabbriche di fisarmoniche. La sirena della fabbrica di Dallapè, più che i rintocchi delle campane delle Chiese, scandisce il tempo alla quotidianità dei cittadini.

La morte di Dallapè e la fisarmonica liturgica

Nel 1928 Mariano Dallapè muore e, purtroppo anche suo figlio Amleto. La direzione della fabbrica passa al figlio di suo fratello, Giuseppe Dallapè. L’anno successivo anche la fabbrica di fisarmoniche stradellina subisce le conseguenze della grave scrisi economica mondiale e deve ridimensionare il suo assetto produttivo ma riesce a tenere occupate una settantina di eprsone. Nonostante lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la “Dallapè” riesce a tenere alto il prestigio ddell’azienda. Si dice che agli inizi del conflitto il Maestro Enrico Chiesa, organista della Cattedrale di Stradella e accordatore della fabbrica, provasse a immettere, nella parte meccanica della fisarmonica, un “cassotto” o “caisse de resonance” conferendo al nuovo strumento realizzato un suono simile a quello prodotto dalle canne di un organo o di un “harmonium“, dando luogo alla fisarmonica liturgica il cuo scopo è, appunto, quello di sostituirsi all’organo nelle chiese che ne sono sprovviste.

Una di queste fisarmoiche viene donata nel 1942 a Papa Pio XII° in occasione del Giubileo Episcopale.

Da ieri ad oggi

Il marchio Dallapè è conosciuto da tutti i più famosi musicisti nazionali ed internazionali. Un giovane Paolo Conte gli dedica nel 1974 il brano “La Fisarmonica di Stradella” in cui canta “…è grigia la strada ed è grigia la luce e Broni, Casteggio, Voghera son grige anche loro c’è solo un semaforo rosso quassù nel cuore, nel cuor di Stradella che è quella città dove tutte le armoniche di questa pianura son nate e qualcuno le suona così…”.

Nel 2010 la “Mariano Dallapè” chiude definitivamente e non per mancanza di vendite ma per la sempre più crescente difficoltà di trovare personale specializzato e volenterosi e appassionati apprendisti. Lo storico marchio viene ceduto al Gruppo Roland, un’azienda giapponese di fama mondiale produttrice di strumenti elettronici che provvede a mantenere alto nel mondo il nome di Dallapè.

Alla fabbrica di Via Mazzini 14 il tempo sembra essersi fermato al giorno della chiusura. Tutto è rimasto com’era allora, quasi in attesa che al richiamo della sirena gli operai tornino alle loro mansioni e che il suono delle fisarmoniche ultimate torni ad aleggiare negli ampi locali.

Sui banchi ci sono ancora le scritte che venivano apposte sugli scatoloni con cui le fisarmoniche Dallapè venivano spedite in tutto il mondo, anche negli Stati Uniti dove, molto tempo fa, le migliori venivano vendute al prezzo di mille dollari (circa 900 Euro oggi), tanto da essere comunemente chiamate “le mille dollari“.

Sono i figli di Giuseppe, Ampleto e Fabio Dallapè che sperano che la fabbrica possa diventare la nuova sede del Museo della Fisarmonicha e che il mondo affascinante che porta alla creazione di una nuova fisarmonica possa essere portato a conoscenza del pubblico. Una fabbrica, quella di Dallapè che ha fatto di Stradella la “capitale della fisarmonica”.

Immagini:

La storica fabbrica di Fisarmoniche Dallapè a Stradella è a rischio

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.