Abbiamo avuto il piacere di conoscere Fabio Canton, artista e lavoratore del legno, che dall’affollata Milano si è spostato nelle verdeggianti colline del tortonese, esattamente a Volpedo. Qui si dedica ad intagliare il legno creando, nel suo laboratorio, figure singolari, fantasiose e colorate.

Un mestiere, quello dell’intarsiatura del legno, che parte dalla passione per la natura, dall’amore ed il rispetto per la montagna ed i boschi. Alle nuove generazioni, non solo si può insegnare un antico lavoro manuale, ma si può insegnare l’arte della pazienza, della creatività con ciò che la natura ci offre.

Abbiamo posto qualche domanda a Fabio Canton, ci ha risposto trasportandoci in un mondo sospeso nel tempo: tra il profumo del legno, le statuine che ci osservano come uscite da un racconto un po’ fantasy e tanta, ma tanta passione!

Fabio, com’è nata la tua passione per la lavorazione del legno? Ti è stata tramandata dalla famiglia?

Potrei dire che con la passione per il legno e la sua lavorazione ci sono nato perché parte della mia famiglia, ma che ha preso forma quando ero bambino con mio padre che mi costruiva, “dal niente”, giocattoli di ogni tipo che ancora oggi conservo: spade, pistole, tirasassi e fucili. Tutti giocattoli bellissimi con particolari talmente realistici da lasciare a bocca aperta, ancora oggi, le persone a cui li mostro.

Mentre preparava giocattoli per me e i miei amici, intagliava con quello che aveva a disposizione, per lo più bancali e cassette della frutta; ricordo ancora che dai triangolini che si trovano nelle cassette riusciva a far nascere mascherine fantasy. Appena sono stato abbastanza grande per tenere un coltello in mano, parlo di 10/11 anni, ho cominciato anch’io a “entrare nel legno” con la grandissima fortuna di non sentirmi mai dire “attento Fabio a non tagliarti”.

Mio padre mi ha sempre incoraggiato in questa mia voglia, usavo perfino la sua attrezzatura, lasciandomi libero anche di sbagliare e tagliarmi. 

Quando poi ho avuto un po’ di manualità ero io che costruivo per me e i miei amici giocattoli, fino ad arrivare a costruire i giocattoli per i miei figli.

Ma la mia passione per il legno altro non è che l’espressione di quell’amore che mi è stato insegnato da mio padre e da mio nonno per la montagna e tutto quello che le riguarda. Ed è stata la passione per la montagna che mi ha portato a lavorare anche in Val Camonica come operaio forestale.

I soggetti dei tuoi lavori sono omini apparentemente molto semplici ma che, invece, sono curati nei minimi dettagli con un’ampia varietà di colori e figure. Cosa o chi rappresentano? Sono personaggi di fantasia o anche reali?

Rappresentano quello che ho dentro e la mia grande passione per la montagna e per tutto quello che la riguarda. Sono lavoratori, non certo moderni, ma di un’epoca che ormai, ahimè, non esiste più, un po’ come se avessi ancora una visione romantica del lavoro del boscaiolo, del carbonaio e del cacciatore, uomini che affrontavano una vita di duro lavoro e privazione, ma che amavano profondamente tutto quello che facevano e avevano il rispetto per ciò che li circondava. I miei personaggi non avranno mai in mano attrezzatura moderna, ma sempre e solo “Sgulòt “ (ascia in dialetto).

Sono personaggi che provengono dall’epoca dei miei nonni, sono quindi reali, ma al tempo stesso nascono dalla mia fantasia e, soprattutto, da quello che quel dato pezzo di legno mi vuole raccontare. Per quanto io mi possa sforzare, non potrò mai replicare lo stesso omino o la stessa donnina perché il legno non è mai uguale e va interpretato.

Ma dal legno non ho solo dato vita a questi personaggi con cui io e mio padre ci siamo fatti conoscere; negli anni streghe, spiriti dei boschi, bisce, donne e molto altro hanno preso vita dalle mie mani.

Ti ispiri a modelli attraverso immagini, come disegni?

Dipende dal lavoro che devo fare. Ormai per le statuine non mi serve più avere una bozza da seguire perché già “vedo finito il personaggio”, mentre ci sono lavori più complessi, tipo sculture di una certa dimensione o i manici dei coltelli, che hanno bisogno di un disegno di massima da seguire quando poi intaglio. Certo, molto spesso, alla fine, il disegno resta in un angolo e lascio che la mia immaginazione e il mio istinto prendano il sopravvento; anche perché sono io che mi devo adattare a quello che il legno mi offre, basta trovare un nodo e tutto quello che avevo pensato viene stravolto.

Ti abbiamo conosciuto nel contesto del Castello di Stefanago a Maggio, in occasione dell’apertura del castello. Hai fatto una piccola dimostrazione di lavorazione del legno che ha incuriosito molto i bambini. Ritieni che mostrare ai bambini gli antichi mestieri possa invogliarli ad apprendere e quindi tramandare queste arti alle future generazioni?

Credo che sia l’unico modo per fare in modo che quest’arte non venga dimenticata. Devo dire che spesso ho trovato ragazzi che, pur venendo magari dalla città, sono animati dalla passione per la montagna e che sono venuti in bottega da me ad imparare ad usare i coltelli e ad abbozzare qualche lavoro nel legno.

Bisogna però ricordare sempre a coloro che si avvicinano a questo meraviglioso mondo che la partenza non è il semplice pezzo di legno che uno tiene in mano, ma si parte dall’andare per boschi, imparare a riconoscere le piante e a capire quale è adatta allo scopo che uno vuole raggiungere. Trovare il pezzo giusto di legno non è come andare a fare la legna per il camino, non si taglia senza pensare, bisogna già avere un’idea di quello che uno vuole fare. Soprattutto bisogna tramandare il rispetto per il bosco e la montagna.

Come artigiano del legno, ti reputi un custode di questa antica arte di intarsiatura?

È un parolone questo, mi sento più come un Geppetto che parla con i propri pezzi di legno

Sicuro non vorrei che questo mestiere, come tanti altri, finissero dimenticati, vorrei che venissero portati avanti.

Quali sono gli strumenti del mestiere, quelli di cui non potresti mai fare a meno e che porteresti sempre con te? E ultima domanda: dove possiamo trovarti per comprare i tuoi lavoretti? Lavori anche su commissione?

Gli attrezzi di cui non posso proprio fare a meno sono scure, sega e coltello. Volendo ci sono diversi tipi di coltelli, scalpelli e lame per l’intaglio, ma io i miei attrezzi ho imparato a costruirmeli da solo, infatti uso per lo più un paio di coltelli che mi sono preparato io alla bisogna.

Non ho un punto fisso di vendita, spesso sono a fiere e mercati della zona, posso essere contattato su Facebook e sì, accetto anche lavori su commissione.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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