C’è una zona del nostro Oltrepò Pavese accomunata da un patrimonio culturale che si esprime in musiche, canti e danze, unico nel suo genere.

E’ quella zona che dagli anni Settanta del secolo scorso è conosciuta come il Territorio delle Quattro Province perchè qui si incontrano i confini amministrativi di Pavia, Piacenza, Alessandria e Genova.

E’ un territorio che ha visto in un tempo ormai lontano il passaggio delle carovane dei mulattieri che partivano dal porto di Genova e per vie di sanno e pascolo, raggiungevano le località dell’entroterra montano e le città padane dove le grandi fiere permettevano lo scambio non solo di merci e di animali ma anche di suoni, danze e canti provenienti da altri luoghi. Su quelle stesse vie si spostavano a piedi, di paese in paese, di valle in valle, i suonatori. E’ un territorio, quelle delle quattro province, che ha visto, a partire dal secondo dopoguerra, il drammatico spopolamento dei suoi paesi, spopolamento che ha avuto una vertiginosa accelerazione tra gli anni ’60 e ’70 del novecento. Nonostante ciò la tradizione musicale di questa zona del nostro Oltrepò Pavese è sopravvissuta e rivive sopratutto nelle feste di paese, nei borghi e nelle piccole piazze dove sempre più tornano a farsi sentire i suoni di un tempo.

Se nelle zone pianeggianti e collinari del nostro Oltrepò la facevano da padrone orchestrine che suonavano prevalentemente strumenti a corda, nel territorio delle Quattro Province lo strumento della tradizione per eccellenza è sempre stato il piffero, un oboe popolare dotato di ancia doppia realizzato in legno chiaro di bosso oppure in legno scuro di ebano solitamente solo da pochi artigiani locali che, a volte, erano anche i suonatori.

Il piffero era accompagnato, fino ai primi decenni del Novecento, all’arcaica Musa, una sorta di cornamusa con l’otre, detto bega, originariamente ricavato da una pelle di capretto, sul quale erano inserite due canne di legno, il chanter in do ed un solo bordone intonavile. In seguito la musa è stata sostituita dalla più versatile e armonicamente completa fisarmonica.

Le musiche del piffero e della musa sono state, come ha scritto Angelo Vicini (scrittore e poeta vogherese, trovate l’articolo dedicato al suo ultimo libro cliccando QUI), “…la colonna sonora della vita sociale nei piccoli borghi dell’Appennino...”.

L’abbinata piffero e musa era, infatti, essenziale per la musica su cui ballare danze tradizionali da fare in cerchio come la piana, l’alessandrina e la monferrina, danze coreografiche come la giga a due e a quattro e la Povera Donna, danze da fare in coppia come la polka a saltini in cui si effettua un particolare passo detto “passo delle quattro province” che è caratteristico di questa zona e non si riscontra in nessun altro luogo.

Cegni, frazione di Santa Margherita Staffora, vanta da secoli il primato di essere il luogo di maggior prestigio per la formazione di suonatori di piffero. Una tradizione che si perpetuava nell’ambito familiare, da una generazione all’altra. E di Cegni erano due grandi pifferai del passato considerati la memoria storica della musica del territorio delle quattro province. Si tratta di Giacomo Sala detto “Jacmon” e del cugino Ernesto Sala. Stefano Valla, nato a Genova ma che ha sempre mantenuto un profondo legame con Cegni, suo paese d’origine, è l’erede della loro tradizione musicale.

E’ Stefano Valla che nel 1999, in collaborazione con la Società dell’Accademia di Voghera e con il finanziamento della Regione Lombardia, ha fondato il Centro di Documentazione Etnografica (CDE) nel comune di Santa Margherita Staffora. Stefano Valla, con Daniele Scurati, fisarmonicista, mantiene viva la musica e la cultura di tradizione orale del territorio delle quattro province, sia attraverso la partecipazione alle feste dei paesi dell’Appennino dove il ballo è ancora oggi uno dei fondamentali momenti di aggregazione, sia nell’ambito di rassegne e iniziative musicali con concerti in Italia e all’estero.

Alle note del piffero e della musa prima e della fisarmonica dopo, si accompagnava la voce sia nell’esecuzione di antichi stranot (canti a funzione rituale o narrativa dove la voce e il suono del piffero si esprimono su di un’identica linea melodica) sia nel canto polivocale le cui più note espressioni sono il canto Bujasco tipico di Bogli nella Val Boreca (provincia di Piacenza) e un canto di origine genovese il Trallalero. Quest’ultimo era tipicamente eseguito dai portuali di Genova ma ben presto “trasportato” nell’entroterra e nel territorio delle quattro province. E’ cantato solo da uomini abbracciati a formare uno stretto cerchio, dei quali uno imita un ruolo femminile eseguendo una voce in falsetto particolarmente impegnativa, un altro detto chitarra, imita la funzione di uno strumento, e i rimanenti seguono in coro.

Nelle occasioni pubbliche il canto era, tradizionalmente eseguito da uomini, mentre nell’intimità della casa erano di solito le donne a intrattenere i familiari. Nei paesi montani del nostro Oltrepò Pavese si cantava pubblicamente (e lo si fa anche oggi) in occasione di feste importanti e matrimoni. I canti accompagnavano la sposa per le vie del paese fino alla chiesa nel giorno del matrimonio, e  canti allietavano i festeggiamenti del Carnevale (come il Carnevale Bianco di Cegni, trovate l’articolo dedicato cliccando QUI) e i riti del Calendimaggio (come il canto della Gallina Griza, durante i riti della Settimana Santa a Romagnese, trovate l’articolo dedicato cliccando QUI).

Dall’osteria alla chiesa i canti, in cui si alternavano strofe in dialetto e in italiano, avevano temi ricorrenti come l’amore, il matrimonio, il lavoro e le disavventure come la galera.

Il borgo dell’Oltrepò Pavese montano che più di ogni altro ha offerto materiale per l ostudio della misoca delle quattro province, è Colleri, frazione di Brallo di Pregola. Qui, infatti, si è raccolta un’importante tradizione di canti polivocali solitamente accompaganti da fisarmonica e chitarra, che comprendono anche due canzoni di argomento erotico. Oggi a tenere vivo il repertorio di canti dell’Oltrepò delle Quattro Province, sono sempre più numerosi i gruppi come il coro “Voci del Lesima” guidato da Stefano Valla, il coro “Colelri U Canta” e il Coro Comolpa (coro della comunità montana) che nato alla fine del 1984 si esibisce non solo sul territorio ma anche all’estero con un organico maschile e dal 2010 anche femminile.

Dalla creazione del piffero alla costanze partecipazione alle feste di paese e ai diversi riti collettivi, nessuna interferenza esterna ha interrotto la tradizione musicale del territorio delle Quattro Province. Una tradizione che continua ad essere tramandata negli stessi modi alle nuove generazioni, ai giovani che sempre più numerosi si avvicinano ad essa per imparare. Le comunità di questo particolare territorio oltrepadano sono ancora saldamente legate al loro patrimonio culturale e, oggi più che mai, consapevoli della sua unicità all’interno di un contesto globale che tutto omologa e appiattisce.

Un pezzo del nostro Oltrepò Pavese da conoscere meglio, apprezzare e tenere vivo proprio perchè così unico e distintivo del nostro territorio.

Fonti:

www.appennino4p.it

“Terre e Cultura. guida turistica della Comunità Montana dell’Oltrepò Pavese”.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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