Il nostro Oltrepò Pavese, lo ricordiamo ancora, conserva nelle sue cittadine e nei suoi borghi testimonianze di un passato che, spesso, sono sconosciute ai più. Ben celate dietro alle facciate di case e palazzine ristrutturate, magari dall’aspetto solo apparentemente anonimo, ci sono memorie della nostra storia e della quotidianità di chi in questo territorio ci ha preceduto.

Sono memorie che vanno cercate nei piccoli particolari che “non saltano subito all’occhio” ma che sono lì a testimonianza di ciò che sono state.

E’ di una delle memorie nascoste di Casteggio che vogliamo raccontarvi in questa occasione, memoria custodita nella parte alta e più antica della cittadina dell’Oltrepò, il Pistornile.

Alessandro Maragliano, l’illustre storico e poeta vogherese ma non solo, nel 1908 ha scritto:

“Il Pistornile è Casteggio, ne è l’anima, il nido delle memorie”

E lui, che proprio al Pistornile abitò per qualche tempo, lo sapeva bene. Infatti egli visse, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, in una porzione delle case che un tempo furono l’antico Monastero di Santa Clara.

Come ha scritto Maragliano:

“Fra le case che compongono la caratteristica cortina a lato della Piazza Castello”

E oggi circoscritto da Largo Alpini, da Via Bentivoglio e dai sottostanti giardini verso circonvallazione Cantù, si ergeva da prima del 1500 un vecchio convento che ospitava da tempo le suore dell’Ordine degli Umiliati.

Nel libro “Da Clastidium a Casteggio” si legge che quella comunità di suore era dedita all’attività della tessitura della lana. Quando l’Ordine degli Umiliati venne soppresso nel 1571 da Papa Pio V°, nel convento si insediarono le suore dell’Ordine Francescano di Santa Clara o Santa Chiara.

Il vecchio convento era dotato di una chiesa di cui ancora oggi si vedono le basi di alcuni archi, chiesa che si trovava nell’attuale giardino lungo Via Bentivoglio. Chiesa e Convento non erano molto grandi tanto che in una visita pastorale del 1587 veniva scritto che le monache non potevano fare sepoltura nella chiesa del convento e, pertanto, dovevano essere sepolte in quella vicina di San Pietro, davanti all’altare di San Francesco, loro fondatore e protettore.

Nel 1634 il monastero, che ospitava una ventina di monache, venne ampliato lungo l’attuale Via Bentivoglio fino alla porzione di casa che si affaccia su Piazza Castello e la chiesa venne ristrutturata, ingrandita e abbellita con due archi sulla facciata.

La buona accoglienza da parte della popolazione di Casteggio e i cospicui lasciti testamentari portarono, nel 1777 (come testimoniato da un mattone recante la data posto sulla facciata est), all’ampliamento verso sud del convento, al trasferimento della relativa chiesa e allo spostamento delle celle di clausura delle suore. Fu il Vescovo del tempo, Pisani, che in risposta ad una supplica della Badessa Suor Angela Costa Bistolfi, concesse l’autorizzazione all’ingresso quotidiano dei muratori che dovevano svolgere i necessari lavori nel convento di clausura. Ne ebbe origine un elegante edificio con archi al piano terra, con il primo piano chiuso verso ovest dove c’era la pubblica via e con le finestre delle celle di clausura che si aprivano sul lato est dove la vista spaziava verso le colline. Il nuovo convento aveva tre parlatori delle monache muniti di grate ma non di serrande.

Nel 1790 il monastero contava vento monache con un reddito di lire 8000 che per quell’epoca erano un’ottima cifra. Le monache appartenevano per lo più a distinte famiglie locali, del vogherese, della Valle Staffora e del tortonese e il convento accoglieva, con il permesso dei superiori, delle giovinette di buona famiglia che erano in grado di pagare una retta, in qualità di educande.

Il Monastero di Santa Clara doveva essere un luogo a cui la comunità del Pistornile si rivolgeva in caso di bisogno. Nelle cantine sotterranee del convento trovò spesso rifugio la popolazione quando nel piano passavano gli eserciti stranieri e, nel 1792, fu proprio la Badessa di Santa Clara a farsi portavoce di una petizione al comune di Casteggio a seguito dei ripetuti reclami per “l’aria puzzolente e malsana” che gli abitanti del Pistornile erano costretti a respirare dopo che, non lontano dal monastero, si era insediata una manifattura “per la cofezione di corami e pelli”.

La conceria fu poi spostata nell’attuale sagrato ad area della Chiesa del Sacro Cuore nel basso paese.

A seguito delle leggi napoleoniche con cui veniva ordinata l’alienazione dei beni del clero, il Monastero di Santa Clara venne, nel 1802, soppresso e i beni passarono al governo piemontese. Tutto ciò nonostante la petizione fatta al governo dagli abitanti di Casteggio che apprezzavano il lavoro delel suore come educatrici e il ruolo del convento come segno di civiltà e progresso.

L’ultima Badessa, Suor Teresa Crocifissa, con le altre suore, lasciò il monastero che nel 1805 venne venduto a privati, adibito a vari usi fino a quello residenziale.

Oggi pochi particolari lasciano trapelare che in quelle che sono case d’abitazione ci fosse un tempo un convento di clausura e una scuola per educande di buona famiglia.

Vecchie foto in bianco e nero ritraggono il monastero di Santa Clara ergersi sul colle del Pistornile non lontano dalla chiesa di San Pietro col suo caratteristico campanile. Ricordi, memorie di un passato in cui il Pistornile era il vero “cuore pulsante” di Casteggio, il centro della vita dell’antico borgo con il mercato settimanale, i negozi e un elegante monastero.

Fotografia di copertina: foto d’epoca del Pistornile di Casteggio

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.