Come abbiamo già avuto modo di raccontarvi, molti sono stati i castelli e le rocche nel nostro Oltrepò Pavese. La maggior parte di essi non esiste più o ne restano tracce delle fondamenta in mezzo alle boscaglie. Questa triste sorte non è toccata al Castello di Zavattarello che in ottime condizioni domina dall’alto di un poggio, attorniato da un fitto bosco, il borgo sottostante e le valli dei torrenti Morcione e Tidone. Un lungo e attento restauro ha riportato l’antico castello ai suoi fasti migliori dopo gli incendi appiccati dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale e la perdita delle raccolte d’arte e dei pregiati mobili italiani del XV° e XVI° secolo.

Oggi apre ai visitatori le sue sale, dove si può trovare ancora qualche arredo d’epoca lasciato dai proprietari come il “Ritratto di famiglia in posa” del Mulinaretto (fine XVII° secolo) con la Marchesa Maddalena Gentile che mostra fiera i figli, ospita numerosi eventi e dal 2003 un Museo di Arte Contemporanea che dal 2011 è intitolato alla memoria dei Conti Giuseppe e Titina Dal Verme.

Qui sono esposte opere di Treccani, Spadari, DiGennaro, Bressani, Luciana Migrini e quaranta sculture di Albo Gambuzzi. Furono proprio loro, i Conti Giuseppe e Titina Dal Verme, a donare nel 1975 l’antico castello al Comune di Zavattarello con il vincolo che esso venisse adibito ad attività culturali e turistiche.

Ed i Dal Verme furono per secoli quasi ininterrottamente i signori del castello di Zavattarello. Fu a seguito di un reato di fellonia commesso da Ubertino Landi nei confronti del Vescovo di Bobbio che, nel 1385, il dominio di Zavattarello con terre e castello fu dato a Jacopo Dal Verme, capitano di ventura di origine veronese, famoso ai suoi tempi in tutta Europa e celebrato persino da Ludovico Arioto nel suo “Orlando Furioso”.

Da allora il castello di Zavattarello è stato testimone di tetri e cruenti eventi, di tradimenti e matrimoni. E come ogni castello che si rispetti nelle sue sale e nelle sue stanze pare non manchi la presenza di uno o più fantasmi che in esse si aggirano nelle buie ore della notte.

Fin dalla seconda metà del 1800 una delle camere da letto è stata soprannominata “Stanza degli spiriti”. E’ la stessa stanza dove, alla fine degli anni novanta, è stata posta una sedia, utilizzata da quei visitatori che preferivano non salire la ripida scala che conduce alal torre. La sedia è stata poi rimossa per i timori del personale addetto alle pulizie del castello che la trovavano sempre posizionata in posti diversi da dove loro l’avevano messa.

Strani rumori, strane presenze, strane orme fatte di polvere sui gradini di una scala che dopo poco, come per magia, scomparivano, porte lasciate aperte alla sera e trovate chiuse al mattino dopo e, al tentativo di aprirle, crollate a terra perchè completamente scardinate.

E l’episodio più sorprendente, registrato in una sera del Settembre 2011 nella sala delle feste; una porta chiusa di una stanza sicuramente vuota che si socchiude e in cui si vede chiaramente la maniglia muoversi e la scomparsa di uno spartito cercato ovunque e ritrovato solo dopo la mezzanotte sul leggio del pianoforte dove avrebbe dovuto essere.

Leggende, suggestioni, fantasie? Di tutto ciò si è occupato anche il team bresciano di Hesperya, gruppo che svolge ricerche riguardanti eventi paranormali.

Sembra proprio, a voi scegliere se credere oppure no, che nel castello di Zavattarello si aggiri un fantasma e che questi possa essere quello del Conte Pietro II° Dal Verme la cui storia travagliata fa da sfondo ad una leggenda che viene raccontata ai tanti visitatori del castello e che è il tema principale del “Tour del mistero” che viene organizzato nelle sale dell’antico maniero. E’ una leggenda per la quale non vi sono chiare testimonianze ma che ha qualche credito per il modo in cui i fatti si sono storicamente svolti.

Chi era Pietro Dal Verme?

Nato intorno al 1445, Pietro II° Dal Verme era Marchese di Pietragavina, Conte di Bobbio, Voghera , Castel San Giovanni, Pecorara, Romagnese, Zavattarello, Trebecco, Ruino, Fortunago e Conte di Carmagnola, titolo che aveva ereditato dalla madre Luchina Bussone, figlia del noto capitano di ventura Federico Bussone. Capitano militare egli stesso, Pietro II° Dal Verme, partecipò a quasi tutte le campagne del Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza e dei suoi successori.

Come era allora usanza, il Duca di Milano, con l’intento di unire gli esponenti di due ricche e potenti famiglie, propose a Pietro II° Dal Verme il matrimonio con la figlia naturale legittimata Chiara Sforza avuta dall’amante Lucrezia Landriani. Ma Pietro era innamorato di Cecilia Del Maino, figlia di Andreotto il consigliere ducale, e la voleva sposare. Il rifiuto delle nozze con Chiara Sforza procurò al Conte di Zavattarello moltissimi guai e addirittura l’arresto per disubbidienza da parte del Duca di Milano che in tal modo voleva obbligare Pietro alle nozze con la figlia. Dopo molti dissidi e con la mediazione del Duca di Urbino, Federico da Montefeltro, finalmente nel 1472 Pietro II° Dal Verme riuscì ad avere il consenso ducale alle nozze con Cecilia Del Maino.

Furono anni felici per la coppia ma, purtroppo, nel 1479 Cecilia morì. Dal momento che Chiara Sforza era ancora nubile, il Duca di Milano propose nuovamente le nozze con il Conte Dal Verme, nozze che furono celebrate nelle sale del castello di Zavattarello il 24 Aprile 1480. La sposa portava una dote di ben 14000 ducati e i possedimenti di Valsassina, Pieve d’Incino, Mandello, Bellano e Varenna.

Il 17 Ottobre 1485 improvvisamente Pietro II° Dal Verme morì per avvelenamento, si dice ad opera della stessa Chiara Sforza, che non aveva mai accettato di essere solo una seconda scelta, ma su ordine dello zio Ludovico il Moro.

Il Conte Dal Verme fu sepolto nel Duomo di Voghera e lasciò un solo figlio naturale, Francesco, ma nessun erede legittimo. A dare credito alla leggenda nata intorno a quella tragica morte ci fu la rapidità con cui Ludovico il Moro si impadronì di tutte le proprietà di Pietro II° Dal Verme distribuendole in parte fra i suoi favoriti fra cui Galeazzo Sanseverino a cui andò proprio il Castello di Zavattarello.

Che sia proprio il fantasma del Conte Pietro Dal Verme ad aggirarsi nottetempo nelle sale del Castello di Zavattarello, tormentato dal tragico destino che Chiara Sforza aveva voluto per lui ponendo il veleno nella sua colazione quel lontano Ottobre 1485?

Volete saperne di più sul Castello di Zavattarello?

Vi lasciamo qui sotto un interessante video da noi realizzato!

Fotografia di copertina: Sergio Azzaretti

Fotografie all’interno dell’articolo: Roberta Tavernati|NarrandOltrepò

 

Disclaimer
Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.