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Il 14 Maggio 1382 Gian Galeazzi Visconti concesse a Voghera un diploma con cui istituiva una fiera  in onore di San Bovo, patrono della città, riconoscendole il diritto di tenerla ogni anno. In modi e con espressioni diverse da allora, la fiera vive ancora oggi con il nome di Fiera dell’Ascensione o, per i vogheresi, la Sensia

Quella del 2022 sarà la 638 edizione!

Strettamente legata al suo aspetto religioso con le processioni e con la venerazione della Sacra Spina (a cui dedicheremo un approfondimento) custodita nel Duomo, la fiera della Sensia così come la conosciamo oggi con le bancarelle, i fuochi d’artificio, le esposizioni commerciali e il luna Park, è relativamente recente.

Solo dal 1824 alla festa religiosa con le sue processioni si affiancano delle novità. Quell’anno, infatti, nel cortile del Quartier Grande (edificio ad uso militare che poteva ospitare 400 cavalli e quattro compagnie di fanti) in Via Emilia, dall’altro lato della Chiesa di San Rocco, viene esposto un elefante vivo che un girovago fa ammirare al costo di 25 centesimi.

Locandina della “Sensia” 1903. Archivio Fabio Tordi

Possiamo immaginare lo stupore e la curiosità dei vogheresi e di tutti coloro che dalle campagne e dalle colline arrivavano in città per partecipare alla festa, magari invitati a pranzo da parenti o amici. 

Nel 1827 la novità è quella, fortunatamente non più ripetuta, del volo di un asino. Una compagnia di saltimbanchi si esibisce quell’anno in Piazza del Duomo facendo percorrere per ben due volte da una ragazzina dodicenne, in ascesa e in discesa, una corda tesa fra l’orologio del Duomo e un pilastro di portici. Essi poi hanno la poco brillante idea (così la consideriamo oggi) di fare ascendere sulla fune, sostenuto da corde, un asino vino fino all’orologio e di fargli poi fare una volata sino in fondo. 

Nel 1838 per iniziativa e sottoscrizione dei vogheresi, fanno la loro prima comparsa di fuochi d’artificio e un albero della cuccagna. Negli anni successivi compaiono numerosi giochi che coinvolgono la popolazione. Ci sono la corsa dei sacchi, i sentieri pensili, detti rompicollo, e i secchielli d’acqua giganti sospesi a cui è attaccato un premio la cui conquista fa rovesciare l’acqua in testa al conquistatore.

Nel 1872 compare anche la tombola col premio di due buoi, sostituito nel corso degli anni da un più consono premio in denaro. Ai giochi, negli anni seguenti, si affiancano anche gli spettacoli teatrali, i balli che durano tutta la notte, le giostre e il tiro al bersaglio. 

Oltre a tutto ciò, ci sono numerose bancarelle che vendono la loro merce prima in Piazza del Duomo, poi in Piazza San Bovo e in Piazza Castello. Qui i bambini possono trovare i caratteristici zufoli di terracotta a forma di uccellini, rozzi cavallini e campanelli, trombettine, giocattoli vari e dolci. Sono i “…lècabon e poum-a-mooeuj/mugg d’oufel e Brasade…”citati nella canzone “Ar di dura Sensia” scritta da Alessandro Maragliano, detto Lissandren dura Roussela, e riportata con tanto di rigo musicale in una cartolina del 1905 (appartenente alla collezione fugazza). 

I Lècabon, o lecabon, sono dei tipici dolci alessandrini, dei bastoncini di caramello induriti fatti con miele e zucchero, che devono, forse, il loro nome al gesto che i bambini fanno di leccare il dolcetto prima di addentarlo. 

Programma Sensia 1905. Collezione Fugazza

I Pom a moi sono una specialità di Casalnoceto e sono delle mele conservate in grandi damigiane in una sorta di salamoia, ottenuta con vino bianco o rosso, aceto e acqua, che le conserva per mesi. 

Le Offelle sono tipici biscotti secchi della Lomellina e i Brasadé sono le tipiche ciambelle di Staghiglione.

Dal 1875 al 1878, periodo in cui è sindaco di Voghera Carlo Gallini, nel salone del Municipio si tiene a sue spese un ricco ricevimento con rinfresco. Chissà se in quell’occasione è stato servito lo storione che, preparato dai salumieri locali, era il piatto principale sulle tavole dei benestanti il giorno dell’Ascensione. 

Sulle tavole semplici dei popolani si mangiano invece le tre pietanze che in realtà sono una sola, il lesso, magari accompagnato dal “bagnetto”. 

Al proposito è sempre lo scrittore e poeta dialettale Alessandro Maragliano a scrivere scherzosamente (sempre nella poesia “Ar di era Sensia”) “… avrà Sensia a s’mangia i trè pitaans, carina, bui e maanz, cun fa cui fra cagna par fa ra bagna…” (alla Sensia si mangiano tre pietanze, carne, bollito e manzo con la coda della cagna per fare la bagna).

La canzone. Collezione Fugazza

Cibo a parte, le fiere dell’Ascensione di una volta hanno spesso avuto un tale successo da durare parecchi giorni, come quella del 1905 che si è svolta addirittura dal 27 Maggio al 15 Giugno come testimoniato da una cartolina (sempre collezione Fugazza) che porta scrupolosamente stampato il ricco programma che contemplava, fra le altre cose un’esposizione e vendita di ventagli, cartoline ed altri oggetti dipinti e decorati artisticamente, un concorso ippico e una gimcana, un convegno ciclo automobilistico ed uno musicale e un tiro a volo.

A poco a poco i tempi sono cambiati, la fiera si è modernizzata occupando nuovi spazi e non è più usanza invitare parenti e amici a pranzo nel giorno della “Sensia” che, forse, ha perso un pò del semplice fascino del passato che la rendeva attesa con impazienza da bimbi e adulti.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.