Il nostro Oltrepò Pavese conserva una grande ricchezza di sapori che solo negli ultimi anni si è cercato di far “riemergere” dall’oblio in cui erano caduti. Frutti accantonati, ortaggi dimenticati, varietà di vitigni considerati poco redditizi, tornano oggi, con una sapiente selezione genetica, sulle tavolo oltrepadane.

Del “peperone di Voghera” vi abbiamo già raccontato la storia (CLICCA QUI), ora vi proponiamo quella della ritrovata Zucca Berrettina!

Siamo a Lungavilla, paese della piana dell’Oltrepò Pavese, non lontano dal fiume Po, detta un tempo “al pais di sèt urtài” (il paese delle sette ortaglie), dove il terreno argilloso favoriva la crescita fin dai primi del ‘900 di una particolare zucca dal sapore pieno e dal colore aranciato e con una tipica forma a turbante con due lobi, uno sovrapposto all’altro ma con quello superiore più sviluppato.

Era la Zucca Berrettina (cioè con il cappello) che per la sua forma particolare richiamava il copricapo dei sacerdoti era anche detta “Capé da prèvi“.

Era così speciale quella zucca da meritarsi un detto popolare tutto lungavillese: “S’la gh’ha no al capé, a l’è no bòna” (se non ha il cappello non è buona). Con il tempo, però, e con l’inevitabile rimescolarsi dei caratteri dovuti alla vicinanza con orti dove venivano coltivate altre tipologie di zucca, la Zucca Berrettina è andata lentamente scomparendo.

In un giorno di fine estate del 2006 il signor Emilio Manelli, durante una passeggiata in campagna alla ricerca di tartufi, si trovò a camminare vicino all’orto del lungavillese Ernesto Valdata dove vide alcuni esemplari di quella Zucca Berrettina che si credeva ormai estinta. Il signor Valdata aveva ricevuto i semi della zucca dal padre che, a sua volta, li aveva ricevuto dal nonno. Insomma, un’eredità di famiglia!

La scoperta casuale di quelle superstiti zucche diede avvio al loro progetto di recupero che vide il Municipio di Lungavilla, gli agricoltori, gli amministratori e i volontari della Biblioteca impegnati a coinvolgere esperti del settore come l’Istituto Statale Agrario “Antonio Zanelli” di Reggio Emilia (che conserva nei suoi campi sperimentali una collezione di varietà di zucche tipiche della pianura padana) e l’Ente Nazionale Sementi Elette di Tavazzano (Lo), oggi Centro di Sperimentazione e Certificazione delle Sementi, con lo scopo di avviare un’indagine di carattere genetico.

Così, già nel 2008, fu avviata un’opera di riselezione della Zucca Berrettina tramite la realizzazione di parcelle situate in appezzamenti di terreno scelti perchè isolati da altre coltivazioni di zucca. Un lavoro lungo, costante e paziente che anno dopo anno ha portato non solo alla ricomparsa della Zucca Berrettina nelle sue forme originarie, ma anche alla definizione del marchio che ne certifica la Denominazione Comunale di Origine (De.Co) con un disciplinare che ne fissa scrupolosamente le linee guida per la sua coltivazione.

Il disciplinare stabilisce l’area geografica in cui la Zucca Berrettina può essere coltivata nel rispetto delle sue caratteristiche e della sua origine storica. L’area ha il suo centro nel territorio comunale di Lungavilla ma comprende anche i comuni di Castelletto di Branduzzo, Pizzale, Verretto e Montebello della Battaglia.

Chi coltiva la Zucca Berrettina si impegna a mantenerne le caratteristiche morfologiche e a controllare che non avvengano ibridazioni che comprometterebbero il lavoro di recupero effettuato. Dopo l’acquisizione del marchio De.Co, la Zucca Berrettina è entrata nel gruppo dei prodotti del “Paniere Pavese“.

Una zucca, quella Berrettina, dalla polpa dolce e compatta adatta a preparazioni gastronomiche sia dolci che salate, e che da il meglio di sè in un piatto dalle origini antiche e tipicamente lungavillese, il nusatuna torta salata. Si tratta di un piatto povero che pare fosse parte integrante del menù della “Sera delle Sette Cene“, cioè del menù, rigorosamente di magro, che veniva tradizionalmente consumato in Oltrepò Pavese la sera dell’antivigilia di Natale.

Una zucca, quella Berrettina, che viene proposta in versione, per così dire, “Moderna”, come ingrediente di una birra chiara ad alta fermentazione a cui è stato dato il nome di Calcabir, che viene molto apprezzata durante la festa della prima domenica di Ottobre. Occasione per assaggiare, rivalutare e acquistare un prodotto tutto oltrepadano dagli stessi produttori che possono essere reperiti anche sul sito www.zuccaberrettina.it   e che ormai appartiene di fatto al nostro importante patrimonio di biodiversità vegetale.

Fonti:

“Quella strana berretta di Calcababbio” storia del recupero della varietà Zucca Berrettina di Lungavilla. A cura dell’Associazione Zucca Berrettina

“La Zucca è servita: dall’antipasto al dolce” Associazione Zucca Berrettina di Lungavilla

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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