Nei banchi dei supermercati trovate tante qualità di mele, alcune esteticamente così belle e perfette da ricordare quella, ingannatrice, che la strega ha donato a Biancaneve.

Ne esiste una, però, che non troverete al supermercato.

E’ una piccola mela dalla forma appiattita con la buccia liscia e cerosa, dal colore giallo-verde con a tratti una macchia rosso acceso nel lato dove è stata più esposta al sole e con tante piccole lenticelle. Matura su una pianta rustica e vigorosa che resiste bene alle malattie tanto che può essere facilmente coltivata senza l’uso di fitofarmaci.

La riscoperta della Pomella Genovese

E’ una piccola mela tutta oltrepadana, è la Pomella Genovese, autoctona della Valle Staffora, che è stata “riscoperta” dopo anni in cui non veniva più coltivata se non negli orti dei nostri nonni che, dopo averla raccolta, la conservavano per tutto l’inverno nella paglia.

E’ una piccola mela dalla polpa bianca, croccante, zuccherina e molto aromatica che viene raccolta nelle prime due decadi di Ottobre e poi lasciata in frutteto dove resiste fino ad aprile.

E’ una piccola mela la cui “riscoperta” è stata fortemente voluta attraverso un progetto che ha visto la partecipazione non solo dei produttori agricoli, ma anche di alcune associazioni ed enti come l’Associazione Culturale Pietra Verde, il Comune di Voghera, il Civico Museo di Scienze Naturali Giuseppe Orlandi, l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e la collaborazione di Slow Food Condotta Oltrepò Pavese.

Tutti costoro hanno lavorato e lavorano tuttora per la tutela e la valorizzazione di questa piccola mela che è uno dei tanti frutti antichi di cui il nostro Oltrepò Pavese era ricco.

Vi ricordate? A gennaio abbiamo pubblicato un articolo sui Frutti antichi dell’Oltrepò Pavese, lo trovate cliccando QUI

Nel progetto della “riscoperta” della Pomella Genovese sono coinvolti alcuni produttori che sono gli stessi dai quali è possibile acquistare questo ottimo frutto. Li si può trovare sul sito www.pomellagenovese.it  

Per tutelare la Pomella Genovese è nata l’Associazione di tutela per la Pomella Genovese della Valle Staffora che ha sede a Ponte Nizza, zona di coltivazione della pomella insieme a Val di Nizza, Menconico e Varzi. Oggi la Pomella Genovese, che può fregiarsi del marchio De.Co. (Denominazione Comunale) e di quello di Prodotto di Montagna del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari, è segnalata nell’Arca del Gusto Slow Food e sta seguendo l’iter per diventare Presidio Slow Food. E’ ottima come snack e versatile in cucina per preparare confetture, torte e anche preparazioni salate come risotti ed arrosti. E’ anche stata usata come ingrediente nella classica mostarda vogherese.

Qual’è la storia di questo frutto antico?

La Pomella si definisce “Genovese” per la consuetudine dei produttori di mele della Valle Staffora di recarsi sul mercato ligure tramite le carovane che, da tempi remoti, percorrevano i tracciati delle antiche “Vie del Sale” tra i due versanti dell’Appennino, piacentino – pavese a nord e tosco-ligure a sud.

Le mele trasportate nelle carovane erano quelle che si conservavano a lungo, utili sulle navi per lunghi viaggi dove venivano stipate nella paglia. Si citano trasporti di mele sulla tratta della “Via del Sale” già nelle note dei pedaggi dei monaci del Monastero di San Colombano di Bobbio.

Le prime fonti che citano la Pomella Genovese risalgono al 1824 (Gallesio). Nel 1901 l’agronomo Girolamo Molon cita la Pomella Genovese e la descrive come frutto appartenente ad una “…varietà avuta nel 1895 dal signor Barbieri di Borgoratto…“. Nel 1949 è stata citata nel Congresso Nazionale di Frutticoltura tenutosi a Ferrara dove la si nomina come “cultivar” nella provincia di Pavia.

La tutela della Pomella Genovese

La tutela e la valorizzazione della Pomella Genovese dipendono anche da tutte le iniziative che vengono poste in essere per farla conoscere al pubblico e, quindi, per farla acquistare. Durante l’ultima edizione dell’Autunno Pavese che si è tenuta al Palazzo delle Esposizioni di Pavia dal 18 al 21 ottobre scorsi, il Laboratorio Artigianale di pasticceria di Laura Marchesi di Voghera (inventrice del celebre “Riscotto di Voghera” il cui articolo lo trovate cliccando QUI) ha proposto la “Ricetta della Zia Gina“, una torta con la Pomella Genovese, che è stata tradotta in dialetto vogherese dallo scrittore e poeta Angelo Vicini. Lo stesso Vicini ha scritto una poesia inedita in dialetto dal titolo “Pumela Genuvesa”, un vero e proprio inno a questo piccolo, delizioso frutto della tradizione contadina oltrepadana.

La poesia la riportiamo qui:

 

Purtèlâ ca fàta sü int’un scusà

Un dì d’âutö, quând â dròca i föj,

Mâtèlâ insìmâ dâl tàvul d’lâ cüsènâ

E sübit tânti prufüm sâ strâgiârân

Legér mé di suspìr pâr tüt’ i stâns

 sèmâ â lâ vöjâ dâ sâgiàla.

 

Gèrla d’culùr bèj mè i desìdéri

E mè i ricòrd ch’fà part di trâdisjòn

Nâsù tra l’ària d’mar e d’lâ muntàgna.

Un pom pcinèn, ma dâ câtà mè i fjùr,

Vön pâr vön mè cuj sârvàdi di pra

E no int’i pjânt indè che i mân

Slìgân tântâ cârâs pr’âst’ìpumén

Âlvândi dâl nid mè ch’füsân pâsârén.

 

Angelo Vicini

Voghera, mese di novembre 2018

Portatela a casa avvolta in un grembiule

Un giorno d’autunno quando cadono le foglie,

Mettetela sopra il tavolo della cucina

E subito tanti profumi si spargeranno

Leggeri come sospiri per tutte le stanze

Assieme alla voglia di assaggiarla.

Gerla di colori belli come i desideri

E come i ricordi che fanno parte delle tradizioni

Nata tra l’aria del mare e la montagna

Una mela piccina, ma da cogliere come un fiore,

Uno per volta come quelli selvatici dei prati

E non sulle piante dove le mani

Slegano tante carezze per queste mele

Togliendole dal nido come fossero passeri.

La Pomella e i Bambini

Anche il mondo dei bambini viene sensibilizzato alla conoscenza della biodiversità del nostro territorio e alla “riscoperta” dei frutti antichi “dimenticati”. Lucia Torti, ex insegnante abitante a Pavia ma di origini oltrepadane, ha pubblicato un libro in cui si è proposta, attraverso un racconto di fantasia, di far conoscere la Pomella Genovese ai bambini che oggi abitano il territorio in cui questo frutto nasce da secoli, insegnando loro che un buon frutto non è solo quello che si presenta grande, lucido e perfetto, perchè spesso dimensioni modeste e un aspetto irregolare nascondono frutti dolcissimi.

Il libro, dal titolo “Berlanda alla corte di Oramala. Una storia della Pomella Genovese” (edito da “La Ricotta”), narra di una fanciulla povera che vive ai piedi del castello di Oramala e passa le giornate piangendo il suo sfortunato amore per Guglielmo, figlio del sarto di corte che s i oppone alle nozze dei due giovani. A risolvere la situazione penserà un piccolo riccio che si presenta a Berlanda con una Pomella Genovese infilzata negli aculei.

Frutto antico e ricco di storia ma quasi dimenticato, la piccola Pomella Genovese è ora tornata per deliziarci con il suo sapore genuino come dice bene lo slogan dei suoi produttori: “Dalle antiche vie del mare, la dolcezza dell’Oltrepò Pavese“.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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