Vi abbiamo raccontato, tempo fa in un articolo dedicato “La Pomella Genovese: tutta la dolcezza dell’Oltrepò Pavese“, la storia della mela più dolce e buona che c’è, simbolo dell’Oltrepò Pavese.

La Pomella Genovese è la mela del territorio che vanta il marchio De.Co. (Denominazione Comunale) e quello di Prodotto di Montagna del Ministero delle Politiche Agricole, Forestali e Alimentari, ed è segnalata nell’Arca del Gusto Slow Food .

La storia, quella vera, ve l’abbiamo raccontata e potete appunto leggerla nell’articolo segnalato all’inizio di questo articolo. Ma, oggi, vogliamo raccontarvi la storia fantastica realizzata nel 2013 con il libro “Berlanda alla corte di Oramala” di Lucia Torti.

Ed è proprio la scrittrice Lucia Torti che ci racconta, in prima persona, la nascita della storia e la sua realizzazione.

“Berlanda alla corte di Oramala. Una storia della Pomella Genovese”

di Lucia Torti

Nel 2008, ormai tanto tempo fa, frequentando la Valle Staffora per documentarmi sulla storia e sul paesaggio -stavo infatti scrivendo il mio libro per ragazzi “Viola d’amore” ambientato a Oramala -sentii nominare per la prima volta la Pomella Genovese. Me ne parlò il dr. Luigi Panigazzi, proprietario del castello di Oramala, persona molto ospitale e gentile. Mi descrisse un frutto piccolo, dolcissimo, profumato, di lunga durata e un albero robusto e antico; mi raccontò del viaggio della pomella nel passato, attraverso i monti sulla via del sale, per raggiungere Genova, essere barattata con il sale appunto e caricata a bordo delle navi. Mi parlò anche di uomini forti, instancabili nel camminare, orgogliosi della loro valle.

Aggiunse che c’era un progetto nell’aria: quello di costituire un consorzio per valorizzare il frutto. Per me fu gioco forza, allora, accostare la pomella a Oramala, luogo affascinante e solitario, ricco di storia reale e di leggende, peri nventare una fiaba con l’idea di un libro da offrire in omaggio, da parte degli agricoltori della zona, con l’acquisto dei frutti.

Tuttavia non è semplice pubblicare un libro per bambini: non solo ci vuole una storia, ma sono indispensabili le illustrazioni e, soprattutto, un editore. Intanto gustavo la pomella e scoprivo la sua prelibatezza sotto il modesto aspetto delle dimensioni e del colore. Eh sì, la pomella invita a non fermarci all’apparenza che, purtroppo, ai nostri giorni è perseguita e apprezzata più della sostanza. E ha ragione Piero Camporesi storico, linguista, scopritore e divulgatore dell’Artusi sotto il profilo letterario, quando scrive: “Più che il palato è l’occhio a decidere e giudicare la qualità delle cose. L’occhio, senso più facile, superficiale, plebeo dell’olfatto, domina incontrastato. E’ il segno della generale caduta della sensualità, della capacità di avvertire la realtà con altri canali che non siano quelli dell’occhio”.

Ho mangiato la prima pomellaa casa di Cesare e Margot, gli unici abitanti di Oramala, ora non più con noi. I frutti antichi sul tavolo di noce, la legna che ardeva nel camino, un bicchiere di Buttafuoco e sorrisi affabili e amichevoli. Intanto pensavo che sarebbe stato bello affidare ai bambini le illustrazioni di un eventuale libro. Naturalmente ai bambini della zona che conoscevano e forse mangiavano il frutto. Di nuovo contatti, viaggi, telefonate, un incontro con il direttore della scuola “P. Ferrari”di Varzi dr. Camerini e, finalmente, grazie alla sua disponibilità, l’individuazione delle classi che avrebbero fatto i disegni.

Le insegnanti Graziella Valdetara e Maria Grazia Chiappano si dichiararono pronte alla collaborazione con i loro alunni di quarta e quinta classe. Così, alla fine di novembre del 2012, salii a Varzi. Era una giorno freddo e grigio, ma dalla finestra della scuola si scorgevanole montagne, l’attesa del Natale era nell’aria, i bambini partecipavano con gioia. Dopo la lettura della fiaba accolta da bimbi attentissimi, organizzai il lavoro a gruppi con l’aiuto delle maestre. Così ho visto nascere sotto i miei occhi le figure, le scene, i colori, le idee… tanta creatività e tanta fatica, con le dita doloranti e le mani sporche di colore… ma che meraviglia quelle illustrazioni! Che esperienza importante per tutti noi, piccoli e grandi!

La mia fiaba ha coinvolto tante persone, è stata occasione di tanti incontri, invito ad allargare il progetto, a estendere l’esperienza in ottime collaborazioni. Mancava ancora l’editore. Qualcuno mi parlò della dott.ssa Elisa Gastaldi titolare della casa editrice La Ricotta. Le spiegai la mia idea, ne parlammo a lungo. Il libro, finalmente, poteva essere pubblicato e, addirittura, inserito in un progetto nuovo e bellissimo ideato dall’editrice stessa, quello di creare una serie di fiabe per valorizzare i prodotti del territorio pavese: nacque la collana C’era una volta il gusto! Il testo, curatissimo nella grafica dall’editrice, fu presto tra le nostre mani, completo e perfetto, pronto per viaggiare nel mondo.

Nella primavera del 2013, il libro fu presentato a Varzi, con la presenza dei bambini – che avevano preparato anche un teatro sulla fiaba – e di tutte le persone coinvolte nel progetto. Un’altra presentazione fu fatta a Rivanazzano. Fu spiegato alle autorità presenti il senso di tutto il lavoro, il nostro desiderio di valorizzare il territorio e di educare le giovani generazioni. La realizzazione di Berlanda alla corte di Oramala è stata davvero un’esperienza importante che ha creato conoscenze e amicizie, che ci ha visto collaborare insieme per un valore grande com’è la scoperta e la considerazione di un frutto poco appariscente, quasi dimenticato, ma ottimo, dono squisito di un territorio.

Resta da spiegare perché ho scelto di inventare una fiaba, con tutte le caratteristiche di quel genere letterario. E’ presto detto: perché la fiaba è un genere molto antico, un tempo raccontata e tramandata a voce. La fiaba è metafora della vita. I personaggi sono semplici, mono caratteriali, il buono è buono, il cattivo è davvero cattivo. Nelle fiabe accadono vicende e ci sono personaggi in cui il bambino si proietta o si identifica e, facendo ciò, affronta i grandi temi della vita: l’abbandono, la violenza, la speranza, il coraggio, la prudenza, la morte per rinnovarsi, il distacco. Impara a conoscere le proprie emozioni e a riflettere su di esse tenendo a bada l’ansia e la paura. La fiaba aiuta la formazione del pensiero logico e si presta a più letture. Anche Berlanda presenta all’inizio una situazione di disagio, di stallo in cui è il più potente, il più ricco a farla da padrone. Ma poi c’è l’intervento di una creatura piccola e magica che risolve la situazione grazie alla pomella.

L’importanza di un frutto, la pomella genovese, mediata da una fiaba che la vede protagonista, con le illustrazioni dei bambini: un modo efficace per interiorizzare fin da piccoli la bellezza e l’importanza del territorio in cui si vive, per rispettarlo e apprezzarlo. Si può andare fieri anche di una piccola e portentosa mela!

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.