Galina Grisa Romagnese, Foto di Valerio Maruffi

Romagnese è un borgo che conserva ancora il suo antico aspetto medievale.

Situata a 630m di altitudine nell’Alta Val Tidone e attorniata da boschi, Romagnese si trova in quella zona costituita da vallate e monti lungo la dorsale su cui corre il confine tra Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia, conosciuta come “territorio delle 4 province” e definita con una felice espressione dal fotografo e autore Fabrizio Capecchi, “isola tra i monti“.

In questo territorio, culturalmente ricco, si sono in parte mantenute nel tempo usanze e tradizioni nate dalla commistione di quelle appartenenti a ciascuna provincia, dalla musica ai canti, dalle danze alle feste popolari a cavallo tra sacro e profano.

Nel nostro Oltrepò montano una di queste tradizioni popolari, caso unico nel suo genere, si è conservata proprio a Romagnese. Si tratta dei riti della Settimana Santa che costituiscono l’ultimo sopravvissuto delle tradizioni questue del calendimaggio in Oltrepò Pavese.

Il Calendimaggio è una tradizionale festa che si tiene ancora ad inizio Maggio in alcune parti d’Italia per celebrare la primavera come allegoria del ritorno alla vita e alla rinascita. Si tratta essenzialmente di una questua durante la quale, in cambio di doni, i “maggianti” cantano strofe beneauguranti agli abitanti delle case che visitano.

Galina Grisa Romagnese, Foto di Valerio Maruffi

Nei secoli passati a Romagnese si è sviluppata l’insolita sovrapposizione molto probabilmente tra le forme di questua pasquale in uso nelle colline della provincia di Alessandria (il “cantar le uova”) e le questue del Calendimaggio in uso nella montagna piacentina (Pianello Valtidone…). Ciò ha creato una commistione tra i riti sacri cristiani e quelli di origine pagana con il tradizionale ciclo pasquale che culmina con la questua del Sabato Santo che ha preso il nome di “Galina Grisa” (gallina grigia) dalla prima strofa della canzone.

I riti della Pasqua a Romagnese hanno inizio il Giovedì Santo con una processione che parte dalla chiesa parrocchiale e raggiunge l’Oratorio della frazione di Casa Picchi, al seguito di un penitente incappucciato, anonimo e scalzo che porta una croce di legno alta tre metri, lo seguono personaggi in costume a simboleggiare l’ascesa di Gesù al Calvario.

Il Venerdì Santo tutta la vallata di Romagnese si illumina in modo davvero suggestivo con i rituali falò che vengono accesi in tutte le frazioni quando la processione con la statua di Cristo morto fa il giro del capoluogo. Un tempo tra le varie frazioni c’era una vera e propria competizione su quale fosse il falò più bello, più alto e che bruciava più a lungo.

Galina Grisa Romagnese, Foto di Valerio Maruffi

La sera e la notte del Sabato Santo si svolge la questa itinerante e canora finalizzata alla raccolta delle uova per cucinare le frittate che verranno poi consumate nella piazza del borgo. La questa della “Galina Grisa” si svolge con le stesse modalità dei riti del Calendimaggio. Gruppi di cantori, suddivisi in squadre, girano per il borgo e per le frazioni, un tempo a piedi, oggi spesso in auto. Ogni gruppo è accompagnato da un fisarmonicista e da un pifferaio. I diversi gruppi che arrivano nelle frazioni intonano il tradizionale canto della “Galina Grisa“:

Süza süza, gh’è chì ‘l galante,

de la vostra galina griza

E la negra, e la bianca

püra che la canta.

E gh’è chi la Santa Pasqua

con l’erba e coi bei fiori

e con l’erba e coi bei fiori

e la fresca rugiada

E’ venuta d’una brinata

e l’erba la si n’è ‘ndata.

Ed è venuta d’una rugiada

e l’erba l’è ritornata.

In co de l’orto gh’è fiorì la fava,

dentro in questa casa c’è la gente brava.

E se lei la sarà brava

La mi darà le uova.

E darmi delle uova

della vostra gallina.

In cò de l’orto gh’è fiorì la rosa,

dentro dentro questa casa c’è la mia morosa.

In co de l’orto gh’è fiorì la vessa, 

dentro questa casa c’è la mia belessa.

Met la scala al casinôt,

ov dei zu a vot a vot,

meta la scala a la cascina,

öv dei zü a la ventina,

la luna, la luna cavalca i monti

questa è l’ora di fare i conti…

e una micca e una rubiola

la farìzam fora!

e ch’la ma scuza sciura padrona

Sa l’um cantà da spresia,

cantrum mej dal vegn indré

suta la sua finestra.

Uno dei cantori porta con sé una cesta di vimini, la cavagna, dove verranno riposte le eventuali offerte dei padroni di casa.

Il canto della “Galina Grisa” prevede anche una strofa cantata se gli abitanti della casa non fanno nessuna offerta:

In cò dell’orto gh’è fiorì la rama,

dentro dentro questa casa gh’è la gente grama

Se la padrona non mi da il cocon

Crapa la ciosa e tuti i so ciuson.

Dopo la mezzanotte i diversi gruppi di cantori si ritrovano nella piazza di Romagnese dove la gente li sta aspettando e dove verranno servite le teglie con diverse varietà di frittata. Le uova della questua tornano poi protagoniste anche il giorno di Pasqua quando vengono usate per cucinare la “frittata rognosa” fatta con l’aggiunta del salame.

Fotografia di copertina e dell’articolo, gentilmente concesse da Valerio Maruffi, sito web: http://valeriomaruffiphoto.com/

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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