I giorni più freddi dell’anno: leggenda o realtà?

Gelicidio Dicembre 2017, Eliporto di Fortunago

Secondo la tradizione, i giorni più freddi dell’anno sono il 29, 30 e 31 gennaio sebbene negli ultimi anni le temperature siano più alte di un tempo, a causa degli sbalzi climatici. Proprio per quest’ultimo motivo vengono dimenticate le leggende e i detti, insieme ai freddi pungenti di una volta, dai quali è nata la leggenda dei giorni della merla. Ci sono varie interpretazioni della leggenda ma, pare, che essa sia nata in Oltrepò Pavese ed è stata modificata in base al luogo, paese e zona. Ciò evidenzia la varietà del nostro Oltrepò anche per quanto riguarda la saggezza popolare e le tradizioni. E’ un vero peccato che tutto ciò possa essere dimenticato dalle nuove generazioni. NarrandOltrepò vuole riscoprirle e mantenerle vive, riproponendole ai lettori.

La bella merla di Stradella

Nella credenza popolare i tre giorni più freddi dell’anno, erano fatti di forti nevicate, gelo e nebbia, un freddo che abbracciava in modo ovattato, cose e persone, tanto da costringere tutto ad una forzata inattività. Una delle interpretazioni più conosciute della leggenda, sembra avere luogo a Stradella. Differisce, di poco, nei dintorni.

La Leggenda narra che, un tempo, il vescovo di Pavia fosse solito passare l’autunno e l’inverno presso la solida rocca di Stradella (Montalino), posizionata in cima ad un colle da cui dominava tutta la vallata. I custodi della rocca erano i Merlo, i quali avevano una figlia bellissima, generosa e buona, tanto da venire soprannominata “La bella merla di Stradella”.

Un anno, il vescovo portò con sé alla rocca un giovane, suo aiutante originario di Stradella e cugino dei Merlo che, non appena incontrò la giovane cugina, se ne innamorò perdutamente e la chiese in sposa.

I genitori della ragazza, però, non ne volevano sapere in quanto il legame di sangue, tra i due giovani, era troppo stretto.

Tuttavia, il vescovo, impietosito dall’amore che i due giovani provavano l’uno per l’altra, ottenne la dispensa papale per celebrare le nozze alla fine del mese di gennaio.

Dopo la cerimonia e i festeggiamenti, i due sposini partirono alla volta di Pavia per raggiungere la loro nuova dimora. Quel giorno, il 29 gennaio, il freddo era insopportabile tanto che il respiro si rapprendeva in ghiaccioli sulle barbe degli uomini e irrigidiva i fazzoletti delle donne. Il fiume Po era ghiacciato, una spessa lastra di ghiaccio. All’epoca non esistevano i ponti e il fiume veniva attraversato con le barche. Quel giorno, però, decisero di attraversarlo con il carretto, sfidando il ghiaccio che, sembrava essere robusto e resistente.

Lo sposo, scese dal carretto, spronando il cavallo ad avanzare sul ghiaccio mentre la sposina rimaneva salda sul carretto carico della dote e dei doni del matrimonio.

All’improvviso, però, il ghiaccio si ruppe e l’acqua gelida e scura del fiume inghiottì tragicamente il carretto, il cavallo e la ragazza, ancora avvolta nel velo nuziale. Il giovane sposo, inutilmente, cercò di salvare la sua amata dalla corrente immergendo più e più volte le braccia nell’acqua, invano.

Secondo la leggenda si pensa che durante i tre giorni più freddi di gennaio, il fantasma della giovane sposa, si aggiri inquieto presso la rocca di Stradella alla ricerca del suo amato. Mentre lo sposo, distrutto dal dolore, si logorerà l’anima per la perdita subita fino a morire ad inizio estate.

La merla che diventò nera

La leggenda narra che, tanto tempo fa, tutti i merli fossero bianchi, bianchi e candidi come la neve, e che all’improvviso sarebbero diventati tutti neri come il carbone.

Un giorno, una piccola famigliola di merli, trasferitasi dalla campagna in città durante l’estate, cercava di sopravvivere al gelido inverno, sistemandosi nella fenditura  di un palazzo. Mentre la femmina accudiva i piccoli, il maschio andava a cercare cibo per tutti, cercando nei giardini, sui davanzali delle finestre, ovunque per racimolare qualcosa per nutrire la famiglia e se stesso. Un giorno, disperato, si spinse più lontano, non trovando cibo sufficiente. La merla lo aspettò per tanto tempo finché il freddo non cominciò a farsi più rigido e gelido, con la neve che cadeva incessante. Decise così di trasferirsi, con tutti i piccoli, sul comignolo del palazzo dal quale proveniva un piacevole tepore. Trasportò i piccoli, uno ad uno, avvicinandosi alle spirali di fumo caldo che fuoriuscivano dal camino.Rimase lì, fino al ritorno del maschio in primavera. La femmina lo chiamo fischiando e svolazzandogli attorno ma, il compagno la ignorava come se non la conoscesse. Le piume della merla erano diventate tutte nere, e così anche i piccoli, come la fuliggine del camino presa per tutto l’inverno.

Da allora i merli hanno le penne nere e quelli grigi o bianchi sono un’eccezione delle favole. Da quel giorno, in cui i merli cominciarono ad essere tutti neri, nacque il detto dei giorni della merla.

Fonti:

“Leggende Lombarde” di Mario Merlo. Longanesi, 1979

© Roberta Tavernati, NarrandOltrepo’. E’ vietata la copia e la riproduzione di testo ed immagini senza il consenso dell’autore.

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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