La memoria è tesoro e custode di tutte le cose

Cicerone

Ci sono luoghi che rimandano ad azioni e a storie lontane che la frenesia dell’oggi tende a dimenticare.

Genestrello, Foto di Grazia Dagradi

Uno di questi luoghi è Genestrello, frazione di Montebello della Battaglia, che si stende tra la trafficata ex statale che unisce Voghera a Piacenza, e le prime alture delle colline dell’Oltrepò.

Un piccolo borgo oggi immerso nel silenzio dell’abbandono ma in un tempo neanche molto lontano pieno dei “rumori” di una storia importante che lo vide protagonista durante la Seconda Guerra d’Indipendenza. Era il 20 maggio 1859 quando, nell’ambito della Battaglia di Montebello, nella piana davanti alla chiesa di Genestrello, la cavalleria piemontese guidata dal colonnello Tommaso Morelli, attaccò i quadranti austriaci che stavano prendendo alle spalle i francesi che già andavano all’assalto di Montebello. A ricordo di quella battaglia resta ancora incastonata nella parete della chiesa una palla di cannone.

Il territorio di Genestrello, il cui nome deriva dal latino “genesta“, cioè luogo ricco di ginestre, ha origini antiche. Comune autonomo nel 1200, il luogo di Genestrello si trova nell’elenco dell’Ager pavese del 1250. Il borgo sorgeva attorno ad una torre di avvistamento che sovrastava l’importantissima strada “Romera“, una via che nei secoli vide transitare truppe, signori e pellegrini che potevano sostare in un edificio annesso alla chiesa poi soppresso dal regime napoleonico.

Campagna di Genestrello, foto di Grazia Dagradi

Il territorio di Genestrello fu, fino al 1514, di proprietà di una nobile famiglia, i Minazzi (o Minacci) che possedevano sulla collina digradante verso la pianura un palazzo/castello annesso all’antica torre di avvistamento. Quando l’ultima erede di quella famiglia, Anna, sposò Gerolamo Lunati, appartenente ad un’antica famiglia patrizia pavese, gli portò in dote l’intero borgo che restò proprietà della famiglia Lunati per ben trecento anni.

All’inizio del 1600 Cosimo Lunati ristrutturò il palazzo/castello adattandolo a Villa e non più a scopo difensivo aggiungendovi un Oratorio dedicato alla Natività della Beata Vergine e ai Santi Marco, Cosma e Damiano. A quel tempo nel borgo di Genestrello risiedevano una cinquantina di persone, tutte dipendenti del feudatario, che abitavano in casette costruite sulla collina, attorno al cortile retrostante alla villa. All’inizio della stradina che conduceva alla Villa c’erano due grossi pilastri sui quali un pittore (un certo Domenico Bonvicini) aveva dipinto l’immagine della Madonna di Loreto e quella di San Francesco. Un giorno una donna di Voghera che percorreva la “romera” provenendo da Piacenza, si fermò davanti all’immagine della Madonna e tanto la pregò di aiutarla che ottenne un miracolo. La notizia si sparse e la gente accorse da ogni luogo tanto che vi furono una ventina di altre presunte guarigioni di cui è rimasta testimonianza nell’Archivio di Stato di Milano.

Cosimo Lunati, colpito da tali eventi , decise di far costruire nel 1622 una cappella che racchiudeva al suo interno il pilastro con l’immagine miracolosa, cappella che venne in seguito istituita a parrocchia, dedicata alla Beata Vergine di Loreto e, nel corso degli anni seguenti ingrandita fino a raggiungere nel 1627 l’aspetto che la chiesa ha attualmente. Nel 1677 l’immagine della madonna dipinta sul pilastro è stata sostituita da una statua in marmo bianco grazie alle offerte dei tanti devoti che la veneravano.

La chiesa. Fonte: Fai a Genestrello

Quando la cappella fu istituita a parrocchia, Cosimo Lunati dovette provvedere al luogo di sepoltura per i parrocchiani defunti. La soluzione fu quella di costruire tre camere sotto il pavimento dell’Oratorio dove già ne esisteva una adibita a sacello della famiglia Lunati. Quando nel 1824 furono promulgate le Regie Patenti che imponevano la costruzione dei cimiteri al di fuori dei centri abitati per ovvi motivi di igiene, nel 1836 fu eretto un cimitero in un terreno denominato “La Guardia” di proprietà del marchese Lunati e da lui concesso gratuitamente. Il Camposanto di Genestrello venne abbandonato nel 1936.

Mappa di Genestrello. Fonte: Fai a Genestrello

La casata dei Lunati si estinse nel 1840 con la morte del Marchese Antonio. Egli lasciò erede la moglie Camilla Besozzi Figliadoni che alla sua morte, avvenuta nel 1854, rispettando le volontà del marito, donò la Villa, i terreni e tutto il patrimonio all’Ospedale Maggiore di Milano. Nel giro di tre anni, nel 1857, l’Ospedale vendette tutta la proprietà al Marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio. Discendente da una delle più antiche famiglie aristocratiche italiane, il Marchese Pallavicino, era stato condannato a dieci anni di carcere allo Spielberg, in Moravia, per la sua appartenenza alla Carboneria. Qui conobbe Pellico, Confalonieri, Maroncelli e altri esponenti del Risorgimento italiano. Sposò poi Anna Kopmann, figlia del direttore del carcere. Gli anni in cui il Marchese Pallavicino abitò a Genestrello furono quelli di maggior splendore per la villa. Qui il Marchese ospitò più volte Giuseppe Garibaldi e Nino Bixio. Alla morte del Marchese, avvenuta nel 1878, la proprietà passò alla figlia Anna. Quando morì, nel 1922, lasciò erede il nipote Paolo Barbiano di Belgioioso che, indifferente al fascino del luogo, nel 1923, vendette Villa e terreni ad Ettore Gazzaniga, già ambasciatore d’Italia in Argentina e alla moglie che apparteneva ad una famiglia italiana trasferitasi a Buenos Aires.

I coniugi Gazzaniga tennero la Villa per una decina d’anni e poi tornarono in Argentina per contrasti con il regime fascista e nel 1934 la Villa venne venduta all’ingegnere Adolfo Mazza, industriale nativo di Rivanazzano ma residente a Genova. Egli trasformò la Villa e ampliò il parco.

Anche l’Oratorio del 1608 fu ristrutturato e vennero abbattuti i fabbricati che chiudevano il cortile interno dando una decisa eleganza a tutto il complesso.

Di seguito le immagini degli interni della villa:

L’esterno della Villa

La Villa. Fotografia d’epoca concessa da M.Borella

La costruzione attuale ha una pianta ad H, con un corpo centrale dal quale si dipartono due ali verso nord ovest ed altre due, più basse verso sud. Il tutto si fonde armoniosamente con il vasto parco all’italiana che comprende nella parte più bassa un laghetto di acqua sorgiva.

L’ingegner Mazza morì nel 1956 lasciando la Villa alla figlia Giuseppina, detta “Peppi“, moglie del Conte Paolo Coardi di Carpenetto. Verso la metà degli anni ’80 la tenuta fu scorporata e tutta la parte agricola fu venduta. Quando la contessa morì nel 1990, lasciò erede la nipote, la Signora Luisa Mazza.

Purtroppo da allora la Villa è in stato di abbandono.

Nel 2010 molti dei mobili e degli oggetti d’arte sono stati messi all’asta, compresa la camera in cui aveva dormito Garibaldi.

Oggi chi percorre la trafficata ex statale e frequenta il vicino centro commerciale, resta indifferente al piccolo borgo e, se vi volge un’occhiata distratta, vede soltanto un cascinale in avanzato degrado e la chiesa quasi sempre chiusa. Della stupenda e storica dimora sulla collina, dalla strada non si vede quasi più nulla. La vegetazione lasciata libera di crescere senza nessuno che se ne curi, ha invaso il parco e alti alberi ne celano la facciata.

Il piccolo Camposanto che la Contessa “Peppi” aveva fatto recintare e in cui aveva fatto porre una lapide in granito con le date di inizio e fine, sarebbe invaso dalle erbacce e dai rovi se le pietose mani degli abitanti non ne avessero cura almeno per la ricorrenza del 1° Novembre.

La memoria di Genestrello è affidata ai pochi abitanti rimasti e alle lodevoli iniziative del gruppo “Amici di Genestrello“, dell'”Ecomuseo della Prima Collina” e della “Fattoria delle Ginestre” di Silvana Sperati.

Pagina web dedicata a Genestrello: http://faiagenestrello.blogspot.com/

Fotografie d’epoca gentilmente concesse da Mario Borella, collezione privata, Montebello della Battaglia.

Fonti: “Voghera e l’Oltrepò Pavese” di Cornelio Daniela Botto e Cornelio Morari. Edibooks Milano

Fonti: Associazione Mumbel

Fotografie interno ed esterno della villa: wannenesgroup

Fotografie campagna Genestrello: Grazia Dagradi

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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