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Oggi che i venti di guerra sono, purtroppo, tornati a soffiare impetuosi nel cuore dell’Europa, ci sembra più che mai attuale riportare alla memoria di noi tutti il messaggio d’amore e di pace che Don Adamo Accosa ha voluto rendere visibile e fruibile a tutti cola costruzione del Tempio della Fraternità dei Popoli a Cella di Varzi, piccola ma storica località fra i monti della Valle Staffora. Era qui, infatti, che sorgeva una delle celle monastiche alle dipendenze del Monastero di San Colombano di Bobbio.

La storia di questa singolare e unica al mondo chiesa immersa nel verde dell’Alto Oltrepò Pavese è legata alla visione e ad una sorta di “seconda vocazione” del Sacerdote che, con tanta ostinazione e fede, l’ha voluta, Don Adamo Accosa. Ed è la sua storia, unita a quella della sua “creatura”, il “Tempio della Fraternità, di Cella di Varzi, che vogliamo raccontarvi oggi.

Don Adamo Accosa nasce nel 1918 a Santa Giuletta. Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1940, viene arruolato come cappellano militare degli Alpini e destinato alla Grecia e all’Albania. 

Alla fine della guerra, con ancora negli occhi e nel cuore gli orrori del conflitto, chiede al suo Vescovo di essere mandato in un piccolo paese dove potersi riprendere nel corpo e nello spirito. Gli viene affidata la piccola parrocchia di Cella di Varzi. Ma anche qui, solo dopo pochi anni, Don Adamo deve nuovamente fare i conti con la distruzione, quella, stavolta, della Chiesa di San Marziano e della canonica che, lesionate da un terremoto e minacciate dalle frane, vengono abbattute nel 1951 dal Genio Civile.

Trasferito nella non lontana Selvapiana, Don Adamo si trova nella necessità di dover ricostruire la piccola chiesa della sua altrettanto piccola parrocchia ed è allora che comincia a meditare sul grandioso progetto di farlo raccogliendo le rovine del conflitto da poco concluso. Il suo intento è quello di costruire un Tempio della Fraternità che. Sia un simbolo di pace e fratellanza in cui gli ordigni di morte e distruzione diventino simboli di vita.

Nel 1952 Don Adamo comincia la sua ricerca per trovare gli aiuti materiali e finanziari che possano fare vita al suo, per alcuni folle, progetto. Già nel Gennaio di quell’anno egli incontra il Nunzio Apostolico di Parigi, Don Angelo Roncalli, il futuro Papa Giovanni XXIII°, che, convinto della validità del suo progetto gli concede un dono economico e gli promette l’invio della prima pietra per la costruzione del Tempio. Si tratta di una pietra tolta dall’altare della chiesa di San Michele de Graignes, nei pressi di Countances, in Normandia, distrutta dalla guerra nel giugno 1944 durante il famoso sbarco.

La pietra giunge nel luogo della costruzione del tempio a Cella il 7 Settembre 1952 a bordo di una slitta infiorata trainata dai bimbi del paese. La pietra sarà in seguito murata nell’altare del Tempio insieme ad una banconota, prima offerta ricevuta per la costruzione della chiesa da parte di un contadino di 94 anni.

La pietra della chiesa francese è solo il primo dei numerosi pezzi che costituiscono oggi il Tempio della Fraternità. Ad essa seguirono, infatti, pezzi derivanti dalle rovine della guerra inviati da tutte le maggiori città colpite dal conflitto come Berlino, Londra, Dresda, Varsavia, Hiroshima, Nagasaki, Milano. Quest’ultima inviò a Cella alcune guglie del Duomo cadute durante il bombardamento dell’Agosto 1943 e una porzione del pavimento del Duomo stesso che oggi copre tutto il presbiterio del Tempio.

I resti di due navi inglesi che presero parte allo sbarco in Normandia formano il pulpito mentre l’otturatore di un cannone della corazzata Andrea Doria costituisce il fonte battesimale. 

Il Crocifisso stesso è realizzato con strumenti di morte come dei fucili giapponesi, delle schegge di bombe, dei pugnali…

E’ stato Don Adamo stesso ad assemblarlo nella fredda notte del 7 Dicembre 1964 quando la radio trasmetteva la serata inaugurale del Teatro alla Scala di Milano.

Inaugurato il 20 Settembre 1958 il Tempio della Fraternità dei Popoli ricorda in ogni suo angolo interno ed esterno gli orrori di tutte le guerre. 

Divise di soldati, fucili, medaglie, bandiere e molto altro costituiscono l’arredo di questa chiesa unica al mondo. Nella parte destra della chiesa non manca una Madonna costituita da drappi e stoffe orientali. E la raccolta di materiali è tuttora in continua evoluzione come dimostra un quadro con dipinti i Carabinieri italiani caduti nella strage di Nassiriya avvenuta il 12 Novembre 2003. E continua grazie all’opera di Don Luigi Bernini che ha sostituito Don Adamo, morto nel 1993, come rettore del Tempio

Non è possibile condensare in questo articolo tutto ciò che si può vedere al Tempio di Cella di Varzi. Bisogna salire a 700 metri di altitudine e raggiungere la piccola frazione di Cella e, con calma, visitare il Tempio e il suo esterno, come abbiamo fatto noi in una assolata mattina di Agosto 2022.

Quando si lascia il Tempio non è possibile non essere toccati nell’anima dal profondo messaggio che ogni suo angolo ci trasmette.

Chiudiamo con le parole della scrittrice Isabel Lanfranchi nel suo “Oltre quel Po di serenata. Diario di un viaggio serale in Oltrepò Pavese” a proposito del Tempio: “…con i resti di una distruzione si ricostruì. Per questo i pezzi, di cui è composta e circondata la chiesa, non rappresentano un arredamento. Tutt’altro!… sono simboli e auspici di una costruzione più grande: quella della fratellanza umana…”.

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Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.