Lungo i secoli dal nostro Oltrepò Pavese sono passati re, imperatori, capitani di ventura e poeti, santi, pellegrini e… briganti.

Cenni storici

Già, perchè c’è stato un tempo in cui i briganti e tagliagole prosperavano in quella specie di “terra di nessuno”, senza un minimo di legalità e controllo, che era l‘Alto Oltrepò e, in particolare, l’Alta Valle Staffora. Dai bui secoli del medioevo episodi di brigantaggio hanno tormentato gli abitanti della Valle Staffora e a farne le spese sono stati soprattutto i mercanti che percorrevano la “Via del Sale”, al rientro dal porto di Genova, con i muli carichi di preziose mercanzie.

Mercanti che pagavano onerosi pedaggi ai potenti Signori del luogo, i Marchesi Malaspina, e che avrebbero di certo gradito avere in cambio protezione per il passaggio delle loro carovane.

I Malaspina pensarono invece di sfruttare il brigantaggio imponendo ai malviventi una specie di tassa in cambio dell’impunità e, allo stesso tempo, imponendo ai viandanti e ai commercianti una somma “pro capite” o “pro carico” con l’implicito ricatto che chi avesse rifiutato di pagare sarebbe stato sicuramente aggredito dai sicari dei Malaspina stessi.

Come dire “Due piccioni con una fava”. D’altra parte proprio un Malaspina, Obizzo, ebbe a dire nel 1167 all’imperatore Federico Barbarossa “Cosa volete, in siffatti paesi che nulla producono, bisogna pur vivere di rapine“. Così briganti, banditi e tagliagole hanno per secoli imperversato nelle terre dell’Alto Oltrepò nascondendosi nei fitti boschi e assaltando i malcapitati all’improvviso.

Le zone del Sentiero dei Briganti

A ricordare quel passato c’è una grotta che si trova lungo un itinerario escursionistico, un sentiero che, guarda un pò, si chiama proprio “Sentiero dei Briganti“. Quest’ultimo è un percorso di circa 5 chilometri che, in Alta Valle Staffora, collega il paesino di Fego, frazione di Santa Margherita Staffora, con quello di Bralello, frazione di Brallo di Pregola.

A pochi minuti di strada da Fego si incontra la “Grotta dei Briganti” formata da enormi massi di granito appoggiati tra loro a formare, appunto, una grotta che si narra sia stata in passato il rifugio di gruppi di briganti che assalivano le carovane di mercanti e i viandanti. Ma sulla grotta aleggiano leggende che vengono tramandate da padre in figlio.

Una prima leggenda dice, infatti, che la grotta sia l’abitazione dell’ultimo essere di una stirpe remota, in parte uomo e in parte animale, che nelle notti di luna ama correre lungo il greto del Rio Montagnola. E c’è qualcuno pronto a giurare di averne visto le orme.

Un’altra leggenda vuole che vicino alla grotta le donne scontente della loro vita potessero incontrare un giovane bello e forte di cui si innamoravano pazzamente con una passione che, giorno dopo giorno, le consumava fino a morirne nell’estenuante attesa del suo arrivo accanto ai grandi massi nella radura.

Lungo il Sentiero del Briganti, dopo aver guadato per diverse volte il Rio Montagnola, si scorgono i resti del Molino dei Cognassi. Rimasto in funzione fino al 1960 questo molino era una struttura in pietra a vista con una cascina e una stalla davanti ad un verde prato e con una alta ruota di ferro (ancora visibile) che girava grazie alla spinta dell’acqua del fosso del Freddo.

Il Sentiero dei Briganti prosegue poi in salita e arriva al Bosco dei Giganti, un bosco di castagni secolari con un’età stimata fra i quattrocento e gli ottocento anni e con un’altezza fra i quattordici e i ventidue metri. Il bosco precede l’arrivo alla frazione di Bralello. Da lì al Brallo il percorso è breve.

Una grotta misteriosa, loschi briganti, leggende affascinanti, un vecchio molino e un bosco secolare, sembrano gli ingredienti di un’antica favola tutta oltrepadana dove le antiche consuetudini, come quella di portare il grano a macinare, si intrecciano alle storie raccontate al caldo delle stalle nelle lunghe sere invernali, al lume di una candela.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.