Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del '900

Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del ‘900

Descrivere il mercato di una volta, che sia quello di Voghera o quello di un qualsiasi altro paese dell’Oltrepò Pavese, è certo difficile. In un mondo in cui la globalizzazione ci ha imposto centri commerciali, supermercati aperti tutti i giorni, 24 ore su 24, e discount, il mercato non è più simile a quello del passato.

Troppe cose sono cambiate, la gente, il modo di vivere e il contesto ambientale.

Così il mercato di una volta, che era anche un momento di socializzazione dove si incontravano persone di tutti i ceti sociali, dai contadini con il loro “Pântón“, un grosso fazzoletto di pezza che serviva per avvolgere la spesa, alle massaie indaffarate in acquisti e chiacchiere, dagli abitanti delle frazioni che arrivavano in bicicletta ai borghesi benestanti, rivive solo attraverso sbiadite foto d’epoca, nel racconto di chi lo ha vissuto ed entra di diritto a far parte della storia della città.

Al Mârca’ d’Vughera

Voghera è posta sull’antica Via Postumia (detta erroneamente Via Emilia e nel medioevo Via Romea) che collegava Genova con Piacenza fino ad Aquileia. Per la Via Postumia e anche per la strada della Valle Staffora si svolgevano le relazioni di commercio di Voghera e dei luoghi del suo circondario con il capoluogo ligure.

E’ quindi giustificato pensare che nella città si tenesse un mercato già in epoca antica.

Alessandro Maragliano ritiene che il primo mercato di Voghera, dopo che fu distrutta dai barbari (V°-VI° secolo), risalga all’anno Mille. La datazione sembra plausibile visto che Monsignor Cesare Gambara nella sua “Descrittione della terra di Voghera” nel 1590, scrive che “in età medioevale in tutto l’Oltrepò Pavese vi erano solamente due mercati, quello di Voghera e quello di Stradella“. E di quest’ultimo conosciamo la data di concessione, il 1220, da parte della signoria del Vescovo di Pavia. Il mercato di Voghera doveva essere importante.

In una relazione al re di Spagna del 1604 riportata dallo storico Cavagna Sangiuliani, si legge che Voghera “…è molto mercantile d’ogni sorta di mercanzia e vi si fa il mercato ogni venerdì, e due fiere l’anno, una a San Luca che dura quattordici giorni, l’altra a San Bovo 25 Maggio di sette giorni essente con gran concorso si alli mercati come alle fiere…“.

La fiera di San Bovo fu concessa il 14 Maggio 1382 da Gian Galeazzo Visconti.

Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del '900

Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del ‘900

Il mercato si teneva ogni settimana al Venerdì. Più tardi a questo giorno, visto il buon andamento del commercio e il progredire della città, se ne aggiunse un secondo, il Martedì.

Il mercato in passato, come oggi, si teneva in Piazza del Duomo. Anticamente all’apertura del mercato si usava esporre, al balcone del palazzo del comune, una bandiera per un certo periodo di tempo, durante il quale solo gli avventori privati potevano fare acquisti mentre era vietato ai commercianti di professione.

Quando la bandiera veniva tolta gli acquisti erano liberi. Questa usanza durò fino al 1825 quando fu abolita.

Nel mercato si vendevano in passato, forse più di oggi, merci di ogni tipo. Nel 1855 l’ingegnere municipale Cornaro calcolò quale doveva essere lo spazio in Piazza del Duomo da lasciare libero per il:

“postamento dei vari generi di commercio, da dividere con cordate di granito a livello di ciottolato in quattordici scompartimenti (I- pei bozzoli, piante, ruoli di frutti, siepi, salici, ecc e conducenti forestieri di verdura all’ingrosso. II- per le ortolane e ortolani al minuti; III-pei venditori di agrumi ed altri prodotti delle riviere; IV- per le vendite di pesci di mare freschi e d’acqua dolce; V- per la polleria, ova e bigatti in cavagna; VI- per la vendita dei formaggi, butirro, tartuffi e selvaggina; VII- per li spalloni; VIII per i marcinj, cappellaj, zoccolaj, calzolaj, ferraj; IX- per i mercanti di pannine, telerie e seterie; X- per la vendita di sementi e granaglie al minuto; XI- per le granaglie e farina all’ingrosso;XII- per i panieraj, cebraj, tornitori, terraglie, majolica, vetri; XIII- per la frutta all’ingrosso sia verde che secca; XIV- per la vendita di frutta al minuto…)”

Donne con bambino. Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del '900

Donne con bambino. Mercato di Voghera, Piazza Duomo. Primi del ‘900

Il bestiame aveva invece un mercato apposito che già dal 1823 si teneva al Martedì in Piazza Castello e che nel 1867 fu trasferito in Piazza San Bovo.

Anche il mercato della polleria, “âl mârcà dl’â pulârìâ“, fu spostato da Piazza del Duomo a Piazza Gabetta e vi si riunivano i contadini con le loro cesta di uova e le gabbie con dentro i pulcini, oche e galline.

Gli ambulanti, “i pjâsè“, arrivavano in piazza prima delle sei del mattino. La loro merce la trovavano già sul posto così come l’attrezzatura in legno per preparare il banco. Non esistevano, come oggi, furgoni e banchi attrezzati. La merce veniva riposta in qualche magazzino o in qualche “stallazzo“. Quest’ultimo era un alloggio per i cavalli o i muli un tempo annesso a locande e osterie. Come quello di “Massone“, comodo perchè era vicino alla piazza e perchè offriva da mangiare ai carrettieri e gli ambulanti (in genere generosi piatti di trippa fumante).

Il lavoro cominciava alle sei di mattina perchè già a quell’ora bisognava servire le donne che andavano a lavorare in fabbrica. Più tardi, alle nove, arrivavano le casalinghe e quasi a fine mercato le “signore bene” che dopo la spesa andavano a bere un caffè nel locale alla moda e a fare due chiacchiere. La merce venduta in piazza era la stessa dei negozi, solo si spendeva un pò meno.

La vita dei “pjâsè” era difficile in ogni stagione. D’inverno, se nevicava tanto, la vigilia del giorno del mercato il Comune precettava tutti i carrettieri di Voghera per sgombrare la piazza. La neve veniva caricata sui carretti e poi svuotata nei tombini della piazza stessa. Se, invece, la nevicata avveniva la notte precedente il mercato, ogni ambulante doveva spalare la sua postazione e ammucchiare la neve sotto il banco in modo da lasciare libero il passaggio. Gli ambulanti si scaldavano con uno scaldino con della carbonella oppure si riunivano attorno ad un grosso bidone in cui veniva bruciata la legna dei “plato” dei venditori di frutta. Ed ogni tanto facevano una capatina per un caffè ben caldo alla drogheria Leardi. Il banco di legno era coperto in inverno da un telone detto “telo d’oca”, impermeabile ma costosissimo.  Erano guai seri se si rompeva.

In estate si usavano gli ombrelloni, gli “umbrâlòn dâ pjâsa“.

Quando il mercato finiva, alle due del pomeriggio, ogni ambulante riordinava le sue cose in grandi contenitori, smontava il banco e aspettava che venissero a caricare la merce per riportarla al magazzino o allo stallazzo dove poi l’avrebbe ritrovata al mercato successivo.

Il mercato coperto. Voghera, anni '50

Il mercato coperto. Voghera, anni ’50

Al mercato di Piazza del Duomo si affiancò in tempi più recenti “âl mârcà cupèrt“, il mercato coperto che si occupava della vendita all’ingrosso di frutta e verdura in grossi capannoni che occupavano tutta la lunghezza che da Via Don Minzoni porta all’attuale Via Papa Giovanni XXIII°. File di carretti, carichi di frutta della Valle Staffora, di pesche da Volpedo e di verdura che proveniva dagli orti vogheresi che dalla Via Verdi e dal Ponte Rosso si estendevano sino alla strada di Rivanazzano, aspettavano prima dell’alba che il mercato aprisse alle sei del mattino.

I contadini che non avevano un carretto proprio caricavano i loro prodotti sul trenino che da Varzi arrivava a Voghera.

Negozi, ristoranti, trattorie e anche gli ospedali si rifornivano al mercato coperto che, purtroppo, ha chiuso nel 2002, soppiantato dalla grande distribuzione.

Fonti:

Fotografia di copertina: donne al Mercato Coperto. Anni ’50

Fotografie: Angelo Vicini “In Oltrepò appena ieri” Edo Edizioni Oltrepò

Angelo Vicini “In Oltrepò appena ieri” Edo Edizioni Oltrepò

Virginio Giacomo Bono “Voghera, palazzi e chiese” edito da Cooperativa Editoriale Oltrepò 1984

Piero Pedrazzi “La descrittione della terra di Voghera” del 1590 di Mons. Cesare Gambarra, edito da Giornale di Voghera 1976

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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