Crocevia di merci

Per la loro posizione geografica Varzi e la Valle Staffora sono sempre stati, sin dall’antichità, interessati ad un grande transito di mercanti e carovane di muli che dalla pianura Padana si dirigevano verso la Liguria per portarvi granaglie di ogni tipo e merci lavorate. Al ritorno portavano nella pianura il sale e le merci che arrivavano nel porto di Genova dall’Asia e dall’Africa. Da Piacenza, inoltre, i mercanti, attraversando la Val Tidone e superando il Passo di Pietragavina, scendevano a Varzi per poi proseguire verso Genova con una delle tante varianti della “Via del Sale“.

Il borgo di Varzi

Il borgo di Varzi si è venuto a trovare al centro di questo trafficato crocevia di attività commerciali tanto che, ai tempi dei Malaspina, venne istituita una specie di dogana per riscuotere il pedaggio sulle merci in transito nel territorio, merci che, insieme alle carovane di muli, trovavano riparo e protezione durante la notte nella doppia fila di portici che fiancheggiavano l’antica Via del Mercato all’interno del borgo medievale.

La nascita del mercato

Con il passare del tempo, forse nella seconda metà del XII° secolo o nei primi decenni del XIV° secolo, venne istituito un mercato fisso che si teneva nel giorno di Venerdì per tutta la giornata. Esso si svolgeva in due luoghi distinti: il bestiame veniva radunato sulla sponda destra del torrente Staffora, mentre il resto delle merci veniva commerciato all’interno del borgo, in Via del Mercato, in Via della Maiolica e in Via Roma. Nel borgo venivano quindi posti in vendita gli animali da cortile, le uova e i formaggi che i contadini portavano a Varzi dai loro paesi della Valle Staffora e non solo.

Il mercato del bestiame, Varzi, ‘800 (Angelo Vicini)

Il mercato del Venerdì e le fiere

Il mercato del Venerdì dovette avere una grande affluenza di venditori ed acquirenti perchè vennero istituite anche delle fiere annuali.

La Fiera di San Giorgio, concessa nel 1825 da Re Carlo Felice, si svolgeva nel mese di Aprile quando i contadini avevano necessità di fare le prime spese dopo che l’inverno aveva esaurito le scorte. La Fiera di San Simone si svolgeva ad Ottobre quando si facevano gli approvvigionamenti invernali per quegli abitanti che, dalle montagne vicine, dopo le prime nevicate non avrebbero potuto più scendere a valle. Le fiere duravano tre giorni, uno per ogni tipo di animale commerciato: la giornata per i suini, quella per gli ovini e i caprini e quella per i bovini, muli e asini.

La Piazza della Fiera

Nella seconda metà del XX° secolo fu realizzato un muraglione per arginare gli allagamenti causati dallo Staffora e venne quindi recuperata una vasta area, la Piazza della Fiera, dove fu spostato tutto il mercato.

Il Mercato del Bestiame, Varzi, 1963 (Giovanni Fassio)

Un mercato di contrattazioni e la vita nella stalla

Per molti anni le contrattazioni del mercato riguardarono sopratutto gli animali e questo fece del mercato di Varzi uno dei più importanti per il commercio dei bovini da macello, per i bovini da lavoro e per i vitelli in Oltrepo’ e non solo. Il commercio era infatti, fino agli anni ’60-’70 del secolo scorso, basato sopratutto sulla zootecnia perchè ogni azienda disponeva di una stalla con pochi o tanti capi di bestiame. La stalla era di fatto anche il luogo dove la famiglia contadina si riuniva per stare al caldo e risparmiare così la legna da ardere che poteva essere venduta per ricavare guadagno. Nella stalla, insieme magari ai vicini di casa, ci si sedeva su sgabelli di legno o “insìmâ di bal âd pàjâ“, sopra le balle di paglia, si discorreva delle poche notizie che arrivavano dai paesi vicini e le donne lavoravano a maglia.

Trasporto al mercato (Angelo Vicini)

A Varzi con i buoi e la razza Varzese

Coppie di buoi, dalla montagna, dove erano nati e dove erano stati domati, venivano portate al mercato in autunno o alla Fiera di San Simone per essere vendute agli agricoltori della zona collinare e di pianura o scambiate con giovani manzi, realizzando per differenza quello che era il guadagno dell’anno.

I contadini arrivavano a Varzi a piedi col loro bestiame percorrendo sentieri e mulattiere attraverso i boschi con due persone poste una all’inizio e una alla fine della colonna per incitare gli animali a proseguire. Giunti a Varzi gli animali  venivano legati a paletti ai due lati della Piazza della Fiera. Ogni commerciante aveva il suo settore.

La Razza Varzese, Angelo Vicini

Fra il bestiame esposto c’erano i bovini di “razza varzese“, l’unica razza autoctona lombarda, che si dice sia arrivata in Italia con i Longobardi e che era allora diffusa nella pianura, nel pavese, nell’alessandrino e anche nell’appennino spezzino. Il suo mantello color frumento, la capacità di adattarsi e di resistere alle scarse risorse alimentari della zona e la sua adattabilità al lavoro, ne avevano fatto l’animale ideale per il lavoro di tutti i giorni. Il bovino di “razza varzese” rappresentava allora sia il “compagno” quotidiano di lavoro, sia la fonte di alimento, cioè latte, burro e formaggio che venivano consumati dalla famiglia contadina.

La razza Varzese al pascolo (Angelo Vicini)

I buoi venivano usati per trainare l’aratro dei campi scoscesi dell’appennino, per trainare i carri carichi di fieno, l’erpice (l’èrpi) con il telaio di legno e il rullo (âl burlon) usato dopo la semina per compattare il terreno, e la “lêsa“, una slitta, unico mezzo di trasporto lungo gli impervi sentieri e mulattiere dell’alto appennino.

Il mediatore, 1968 (Giovanni Fassio)

Il Mercato del Bestiame ed il Mediatore

Verso le 9-10 del mattino il Mercato del Bestiame si animava e cominciavano le contrattazioni che venivano “supervisionate” dalla rilevante figura del “mediatore” che aveva la funzione di vero e proprio “ago della bilancia” degli affari e di testimone degli stessi. Ogni transazione era basata “sulla parola“. Bastavano una stretta di mano e una caparra perchè l’affare avesse buon esito. Il mediatore riceveva il suo compenso quando l’acquirente aveva pagato il venditore. Ed erano negozianti del Vogherese, del Casteggiano, del Tortonese, dell’Alessandrino e del Piacentino che arrivavano a Varzi per acquistare il bestiame.

La zona di influenza del Mercato di Bestiame di Varzi era infatti molto vasta.

Ritorno a casa

Quando il mercato era finito i contadini tornavano verso casa con gli animali allineati tra due persone in quanto era pericoloso farli procede a coppie perchè dopo un’intera giornata di mercato gli animali erano stanchi e, nel caso si fossero fatti nuovi acquisti, erano animali di cui non si conosceva il modo di incedere.

Buoi in Via dei Rossi, 1976 (Giovanni Fassio)

L’avvento della meccanizzazione

Con la sostituzione del lavoro animale, l’aumento della produzione di foraggi reso possibile dall’avvento della meccanizzazione (il mitico Fiat 25c aveva fatto la sua comparsa in qualche azienda già nel 1955) si delineò un nuovo tipo di allevamento in cui l’animale non era più un “compagno” di lavoro ma piuttosto una possibile fonte di reddito attraverso la specializzazione nella produzione di latte, formaggi e carne. Lentamente alla “razza varzese” si affiancarono, fino a sostituirla, nuove razze da latte come la “bruna alpina” o quelle specializzate nella produzione di carne. La “razza varzese“, proprio per questi motivi, è stata abbandonata ed è oggi a rischio di estinzione.

Recentemente è stata riscoperta da un piccolo gruppo di allevatori ed è diventata un Presidio slow Food.

Il mercato coperto del 1968

Per molti contadini l’allevamento famigliare divenne troppo poco remunerativo e molto impegnativo. Le stalle andavano pulite e le bestie accudite e tutto ciò cominciava nelle prime ore del mattino. Bisognava dar da mangiare agli animali riempiendo loro la “grupja“, la mangiatoia, di fieno o altra erba secca. E questa operazione veniva ripetuta a metà mattina e nel pomeriggio. Bisognava mungere le mucche e questo era fatto dalle due alle cinque di notte e nel primo pomeriggio. E’comprensibile che le nuove generazioni abbiano preferito andare a lavorare nelle fabbriche e trasferirsi in città però, così, tante stalle chiusero. Il Mercato del Bestiame di Varzi, nonostante nel 1968 fosse stato inaugurato il Mercato Coperto, per quei motivi, si spense lentamente fino alla chiusura.

Il ritorno sul ponte del torrente Staffora, 1976 (Giovanni Fassio)

Al Mercato del Bestiame di Varzi il fotografo Giovanni Fassio ha dedicato un catalogo di immagini scattate dal 1963 al 1977, dal titolo “Uomini e Buoi“. Il Mercato del Bestiame a Varzi, destinato ad essere l‘unico documento di una civiltà agraria quasi del tutto scomparsa e della prosperità della Valle Staffora ancora nella prima metà del secolo scorso, di cui il Mercato di Varzi è stato simbolo. Un mondo semplice , genuino, che agli occhi di oggi può sembrare quasi irreale ma che è bene riportare alla memoria perchè è parte importante del passato del nostro Oltrepò Pavese, un mondo che, in fin dei conti, ha tanto da insegnarci e che per questo andrebbe rivalutato in alcuni suoi aspetti.

Fonti:

Angelo Vicini “In Oltrepò Appena Ieri” EDO edizioni

Giovanni Fassio “Uomini e Buoi. Il Mercato del Bestiame a Varzi” ed. Fiorina

www.varziviva.net

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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