Con le ultime ondate di maltempo si torna a parlare di grandine e di danni ai raccolti, vediamo allora come si origina questo fenomeno.

La grandine è una delle manifestazioni meteo più distruttive che possano aver luogo nel nostro territorio, considerando anche che altri fenomeni, come abbiamo visto in articoli precedenti, sono fortunatamente più rari, come i tornado.

Ma come si forma la grandine e, soprattutto, perché cade del ghiaccio (la grandine è di fatto questo) proprio nel periodo  più caldo?

La spiegazione sta nel fatto che è solitamente nei periodo più caldi che si verificano le condizioni adatte per il formarsi delle nubi che la “fabbricano”: i cumulonembi.

Queste sono le nuvole che, viste da lontano, sembrano fatte di panna montata (vedi foto): nubi  brillanti e bianchissime, che si sviluppano fino ad alte quote. Proprio il loro sviluppo così esteso in verticale spiega in parte la loro capacità di formare grandine. All’interno della nube, infatti, le parti situate più in alto sono a temperature anche di molti gradi sotto lo zero. Aggiungiamo a questo il fatto che dentro la nuvola stessa esistono forti correnti, in grado di portare continuamente su e giù le particelle in formazione, un po’ come dentro una centrifuga. Ecco che ad ogni “giro” nuovi strati di grandine si formano, ingrandendo il chicco, che non cadrà finché gli stessi venti saranno più forti dell’altra forza “regina”, che è quella di gravità, che prima o poi la farà cadere inevitabilmente a terra.

E’ giusto quindi dire che in qualche modo tanto più forte è il temporale tanto più grandi saranno i chicchi di grandine.

Qualcuno avrà notato che i chicchi che cadono in primavera generalmente sono più piccoli di quelli estivi, e questo è proprio il segno della minor “forza” di un temporale. In estate invece si verificano fenomeni molto intensi, che possono portare a chicchi veramente grossi e, addirittura, in alcuni casi, più chicchi possono fondersi fra loro, con la caduta di veri e propri piccoli blocchi di ghiaccio con effetti davvero pericolosi.

Un altro effetto della grandine è il rapido calo della temperatura che causano al suolo. Pensate che cosa significa mettere del ghiaccio in un ambiente caldo ed umido come quello estivo…come minimo si potrà prevedere la formazione di una sottile nebbiolina fuori stagione.

Se poi avete l’occasione di prendere in mano un chicco di grandine potrete osservare come sia fatto a strati, come in una “cipolla” Infatti si susseguono veli di ghiaccio: trasparente e opaco alternativamente, che corrispondono alle temperature a cui si è depositato il ghiaccio: nelle parti inferiori della nuvola si depositano gli strati trasparenti per la assenza di bolle d’aria. Dove invece il ghiaccio si deposita quasi istantaneamente, cioè dove è più freddo, nella parte superiore della nuvola, bolle d’aria restano intrappolate e quindi lo strato appare opaco.

Similmente alla conta degli anelli di un albero, ognuno dei quali corrisponde ad un anno vegetativo, così il susseguirsi di uno strato opaco ed uno trasparente corrispondono ad un “viaggio” all’interno della nube, un viaggio che si ripete più e più volte. Ma qual è il chicco di grandine più grosso mai caduto? In linea di massima possiamo considerare il singolo chicco più grande quello caduto negli Stati Uniti e dal peso di 880 grammi, di oltre 20 cm di diametro. Si ricorderà che anche in occasione del tornado di Robecco Pavese le dimensioni ricordate dai testimoni erano all’incirca le stesse, con la differenza che in questo caso si trattava di conglomerati di grandine, invece che di un singolo chicco

Dato che ci troviamo all’inizio del periodo “clou” delle grandinate, spesso improvvise, attenzione a non farvi cogliere impreparati perché, grandi o piccoli che siano, i chicchi, cadendo, possono raggiungere la velocità davvero notevole di quasi 200 chilometri all’ora.

Per le previsioni meteo dell’Oltrepò Pavese, Provincia di Pavia e Alessandria, visitare il mio sito web: https://meteopaviaalessandria.blogspot.com/

Immagine di copertina: Gabriele Campagnoli

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Marcello Poggi

Marcello Poggi

Mi sono laureato in Scienze Naturali, indirizzo di Conservazione della Natura e delle sue risorse, con una tesi sui ragni nelle prime colline dell'Oltrepò Pavese. Seguendo il grande interesse per la meteorologia che ho fin da piccolissimo, ho poi conseguito un master post-laurea in Meteorologia presso la facoltà di Fisica di Torino. Da allora mi sono dedicato alla divulgazione scientifica, tramite partecipazione a incontri pubblici, pubblicazioni, seminari didattici presso scuole ed Università, come collaboratore a diverse riviste cartacee e on-line. Ho creato e gestisco la pagina http://www.prontometeo.com dedicata alle previsioni meteorologiche per le province di Pavia ed Alessandria.

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