Il nostro Oltrepò Pavese, con la sua storia millenaria, non smette di stupire e di sorprendere, non solo attraverso i suoi borghi medievali, i suoi castelli disseminati sulle alture, le sue pievi e i palazzi signorili, ma anche attraverso quei luoghi, i musei, che ci permettono di conoscere meglio il suo passato. Sono piccole ma preziose realtà perchè custodiscono la storia del territorio cui fanno riferimento e per questo hanno tanto da raccontare.

E’ il caso del Civico Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese che conserva i ritrovamenti frutto di scavi archeologici effettuati nel territorio di Casteggio e nel resto del nostro Oltrepò dall’età preistorica (IV millenio a.C.) a quella medievale (1000 – 1100 d.C.).

Il museo è ospitato nei locali del Palazzo Certosa Cantù, un ex convento-azienda agricola realizzato a cavallo tra il XVII° e il XVIII° secolo, che si trova nella parte alta di Casteggio, il Pistornile, quella che costituisce la parte più antica dell’abitato.

Il Museo è nato nell’ormai lontano 1974 per volontà di un gruppo di appassionati e dell’amministrazione comunale, dopo l’importante ritrovamento di due tombe romane in Via Torino a Casteggio. Nel corso degli anni successivi il Museo è stato più volte ampliato in conseguenza di acquisizioni dovute sia a scavi effettuati dalla Soprintendenza Archeologica della Lombardia, sia a donazioni effettuate da privati.

Insieme alla direttrice del Museo, la dottoressa Valentina Dezza, scopriamo quali sono i “tesori” che qui sono custoditi e che cosa hanno da raccontarci del nostro Oltrepò.

Il Museo è costituito da quattro sezioni. La prima sezione è quella geologico.paleontologica che raccoglie testimonianze della vita prima della civiltà umana, pervenute fino a noi attraverso resti fossili di animali e vegetali. Con la seconda sezione inizia, per così dire, il percorso cronologico della storia del popolamento in Oltrepò Pavese dall’età neolitica al passaggio alle età del bronzo e del ferro. Ed ecco ricomparire da un passato remoto, quello dell’età Neolitica (5000 – 2500 a.C.),  un’officina per la produzione di asce in pietra verde ritrovata a Rivanazzano e costituita da una considerevole quantità di ciottoli semilavorati.

Dal crollo di un muretto di contenimento di un tornante della strada che porta al Castello Dal Verme di Zavattarello, sono emersi fibbie, placchette in bronzo, vasi colatoi, una statuetta zoomorfa e uno spillone, tutti databili all’età del bronzo e che testimoniano come la sommità della collina su cui sorge il castello fosse frequentata nell’età del bronzo. Alla successiva età del ferro appartengono invece reperti, come un bucchero etrusco e frammenti di ceramica della cultura di Golasecca, ritrovati nel Castelliere di Guardamonte, sulla sommità del Monte Vallassa, che testimoniano come il Guardamonte fosse, nel VI-V secolo a.C., un centro di smistamento di merci che dall’Etruria Padana e dall’emporio di Genova raggiungevano il corso del Ticino.

Altri reperti dell’età del bronzo sono stati ritrovati nella spianata sottostante Castel Verde a Valverde. All’età Celtica, alle soglie della romanizzazione, risale invece una bella testina in bronzo barbata che viene datata tra la fine del II° secolo e gli inizi del I° secolo e che doveva essere l’immanicatura di un coltello o di una spada e che, ritrovata in uno scavo romano nell’abitato di Casteggio, testimonia il passato dell’antica Clastidium come centro della tribù gallica degli “Anares” che abitavano proprio al Pistornile dove si trova il Museo.

Ma la sezione che ha le testimonianze più documentate è senza dubbio quella che ospita i reperti di epoca romana sia perchè si conoscono per Casteggio / Clastidiumdomus“, ville e necropoli, sia per la qualità di materiali rinvenuti negli scavi. Questa sezione è suddivisa idealmente in due parti, quella che illustra il mondo dei defunti e quella destinata a riproporre il materiale che viene dalle abitazioni.

Della prima parte colpisce la monumentale tomba in cassa di laterizi proveniente dalla cosiddetta “area pleba” di Casteggio, datata III° secolo d.C, e che ha un curioso particolare. Tra le tegole una ha sopra le impronte di una capra a testimoniare che l’officina delle tegole doveva trovarsi nei pressi di un recinto o di un pascolo di capre. Della seconda parte notevole sono, ad esempio, i vetri, come un vassoio in vetro verde rinvenuto in una tomba femminile a Castelletto di Branduzzo o un bel calice di vetro bianco opaco di produzione renana rinvenuto in una tomba della necropoli dell’area pleba a Casteggio, databile alla prima metà del III° secolo d.C..

Numerosi sono gli oggetti della vita di tutti i giorni come un raro specchietto in vetro a piombo, una scacchiera da gioco incisa su una tegola ritrovata a Borgo Priolo e alcune statuette in bronzo raffiguranti divinità come Mercurio e Giove.

L’età Longobarda è testimoniata da una bellissima cassetta in legno e osso decorato, rinvenuta a Salice Terme nel 1935. La cassetta fu recuperata in critico stato ed il restauro fu molto complesso.  All’epoca medievale appartengono tredici pezzi di arenaria decorata provenienti dalla chiesetta di Santa Maria del Monte di Borgo Priolo (oggi inglobata in un’abitazione privata).

L’ultima sezione raccoglie materiali donati da privati al Comune di Casteggio. Si tratta di oggetti che provengono in parte dall’Oltrepò Pavese come una olletta in ceramica invetriata che fa parte del lascito Callegari – Giulietti, e in parte dall’Italia centrale e meridionale come un bucchero etrusco e una brocca daunia, della Puglia.

I vetri veneziani rinascimentali e barocchi di Stradella

Lo scorso 24 marzo è stata inaugurata la nuova vetrina dedicata ai Vetri Veneziani rinascimentali e Barocchi rinvenuti nel sito archeologico di Stradella in Vicolo Oratorio, a lato del municipio ossia il Palazzo Isimbardi, a seguito di un intervento edilizio per la ristrutturazione e la realizzazione di un garage.

I vetri rinvenuti in questo contesto sono un’inedita ed importante novità nel panorama archeologico dell’Oltrepò Pavese. Sono infatti due calici di cristallo completi di stelo, piede e coppa con con bombature e decorazioni differenti di modello veneziano con foglia in oro databili tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVII secolo.

Sono calici di estrema bellezza sottoposti ad un duro intervento conservativo per essere poi esposti presso il Museo Archeologico di Casteggio. Al loro rinvenimento erano suddivisi in numerosi frammenti e poi ricomposti attraverso un lunghissimo lavoro con resine e microscopio binoculare, con quest’ultimo è stato possibile individuare la presenza di dorature sulla superficie dei calici.

Le attività didattiche e gli eventi

Da diverso tempo il Civico Museo Archeologico è meta didattica per le scuole primarie e secondarie, grazie alla collaborazione con Oltre Confine ONLUS.

Il Museo offre un’ampia varietà di corsi didattici oltre alla visita guidata al museo della durata di circa mezz’ora. I corsi sono, per la maggioranza, incentrata sull’epoca romana ad esempio con il corso “A tavola con i romani” e “La vita quotidiana” dove verranno spiegati agli alunni, per mezzo di materiale, schede interattive e presentazioni multimediali gli usi e i costumi e le tradizioni culinarie dell’epoca. Il museo propone, inoltre, attività manuali come “La ceramica” , “La pittura rupestre” e “Il mosaico” dove gli alunni potranno cimentarsi in pitture e modelli forniti nel materiale didattico.

Valentina Dezza mi mostra anche il prototipo di uno scavo archeologico all’interno del parco della Certosa Cantù dove gli alunni potranno cimentarsi, tutti insieme, nell’attività di scavo.

Entrare nel Museo Archeologico di Casteggio è come fare una passeggiata nel passato del nostro Oltrepò quando i nostri antenati abitavano siti d’altura perchè da essi potevano dominare le vie di traffico sottostanti prudentemente al riparo in tempi non pacifici, oppure nella fiorente Casteggio di epoca romana con le sue “domus” e le sue ville rustiche. Ville rustiche che erano disseminate anche in altre località del nostro territorio come ben testimonia il grande dolio di Broni, un grosso contenitore di una giardino di una casa privata nella zona collinare di Broni in località Sorino.

NarrandOltrepò ringrazia la direttrice Valentina Dezza per aver fatto da guida attraverso le sale del museo, con spiegazioni e approfondimenti e per l’ospitalità.

Fonti:

“Il civico Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese” a cura di Rosanina Invernizzi e Laura Vecchi

“Vetri veneziani rinascimentali e barocchi: dallo scavo archeologico di Vicolo Oratorio a Stradella” a cura di Rosanina Invernizzi

 

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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