Lo scorso 11 maggio 2019 al Castello Visconteo di Voghera è stata inaugurata la prima “Camera Obscura” (ispirata al progetto di Leonardo del 1515 nel Codice Atlantico) permanente in Italia.

Al piano nobile della torre nord-ovest del castello è stata allestita “La stanza delle meraviglie” dove entrare e immergersi, nel buio rotto solo da laser rossi, nel paesaggio urbano posto di fronte al di fuori delle mura, con la spettacolare visione, seppure capovolta, della cupola del Duomo, dei palazzi e dei giardini. Insomma, è come essere all’interno di un’immensa macchina fotografica. Un’autentica eccellenza ed unicità che entra a far parte dei gioielli vogheresi.

Ma il castello visconteo, uni di quei gioielli, ha al suo interno altre unicità, altre “stanze delle meraviglie” che sono rimaste, per secoli, celate al pubblico.

Un pò di storia

Ed è di questo che vogliamo raccontarvi con una storia che parte da lontano, da quel 1335 quando, in una Voghera medievale già fortificata con fossato, mura e torri, il Signore di Milano, Azzone Visconti, decide di stabilizzare la sua posizione nei territori limitrofi a Tortona attraverso la costruzione di una fortezza e il rafforzamento della cinta muraria cittadina. E’ nel 1372, però, che Galeazzo II° Visconti, diventato signore di Voghera, per difendersi dalle mire del Marchese del Monferrato, ordina la costruzione di un più ampio castello secondo i disegni di Otarello De Meda e di Andrea De Mutina. Ciò che egli vuole è un castello tale che “quod possit se defendere a toto mundo” (che sia in grado di difendersi contro il mondo intero).

Quello che ottiene dopo anni di lavoro e un grande esborso economico, è un castello che abbina i caratteri prettamente militari (pianta quadrata di 54 metri di lato, quattro torri angolari, due torri sugli ingressi principali a nord verso la città e a sud verso la campagna, precedute da rivellini, con ponti levatoi su un fossato tutto intorno) a quelli residenziali (corpi di fabbrica con copertura a tetto, cortile interno porticato, saloni al primo piano e un giardino di dieci pertiche).

La ricca dimora, nella quale si sono succeduti nel corso dei secoli diversi feudatari, ha ospitato re e imperatori (Carlo VIII°, Luigi XII°, Carlo V°) e le grandi sale hanno visto anche sontuosi ricevimenti offerti per le nozze di Pietro dal Verme con Chiara Sforza nel 1480 e di Gian Galeazzo Sforza con Isabella d’Aragona nel 1490.

Nel 1499 gli eserciti francesi di Luigi XII° occupano la Lombardia e viene nominato Conte di Voghera Louis di Lussemburgo Principe di Ligny, governatore dell’intero contado di Pavia. Il Conte di Ligny fu il solo feudatario vogherese ad avere documentati nel 1503 rapporti di committenza artistica, per l’ammodernamento di un’ala del castello, con un famoso pittore ed architetto rinascimentale, Bartolomeo Suardi, discepolo di Bramante e per questo detto Bramantino.

Con il XVII° secolo il Castello di Voghera comincia a subire distruzioni e rimaneggiamenti che ne modificano l’originario aspetto. Nel 1647 i francesi distruggono la torre d’accesso dalla città e, in seguito, l’ala settentrionale viene trasformata in palazzo con la costruzione di una balconata al centro sostenuta da grandi colonne poste ai lati del portale.

Ma fu nel corso dell’800 che il castello perse del tutto la sua originaria funzione.

Fra il 1800 e il 1807 una parte del castello, quella a sud, viene trasformata in carcere mandamentale mentre nell’altra parte del castello, con radicali modifiche interne, furono posti dapprima gli uffici del tribunale e poi gli uffici finanziari. E’ in questa occasione che, molto probabilmente, in alcune sale e stanze del castello furono approntate delle controsoffittature per rendere le stesse più facili da scaldare nelle stagioni fredde.

Anche il fossato che ancora circondava il castello, fu progressivamente interrato. Con la chiusura del carcere nel 1986 per il possente castello inizia un periodo di abbandono. Solo nel 1994 inizia da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano, un lungo lavoro di recupero di una parte del castello.

Le stanze delle meraviglie

Ed ecco che nel corso dei restauri e togliendo le controsoffittature si svelano non solo degli stupendi soffitti lignei a cassettoni ma quelle che possono essere definite delle “stanze delle meraviglie“.

Nella cosiddetta “Sala del Loggiato” e nel vicino “Studiolo”, nell’ala est del castello, riemergono brandelli di quegli affreschi che il Conte di Ligny, fra il 1499 e il 1503, aveva probabilmente commissionato al Bramantino (a lui i dipinti sono stati attribuiti dalla dottoressa Teresa Binaghi Olivari).

Nella “sala del loggiato“, sotto l’architrave, alberi, fronde e frammenti di cielo dipinti richiamano boschi che a quel tempo di certo circondavano il castello. A ricordare il committente, Conte di Ligny, le sue insegne, una nappa affiancata sui due lati da tre croci di Sant’Andrea.

Nella parte più bassa della sala è ospitata una nicchia con un altare sopra la quale è dipinta su un fondo blu, con un’iconografia molto rara e prettamente francese, la Madonna, a mezza figura, che tiene in braccio il piccolo Gesù con il corpo martoriato da ferite sanguinanti e le braccia allargate come sulla croce.

La affiancano due specchiature in cui in lettere dorate e in versi, anche se alcuni mancanti, la Madonna, in prima persona, si rivolge a chi guarda esortandolo a ravvedersi.

Molto probabilmente questa immagine era protetta da sportelli che normalmente la celavano alla vista.

Nel vicino “studiolo” ci sono però gli affreschi più sorprendenti che ritraggono le Muse protettrici delle arti e delle scienze. Originariamente in numero di nove, ne sono arrivate a noi, seppure non integre, sette.

Ed ecco Urania, la musa protettrice dell’astrologia e dell’astronomia con un abito bianco ghiaccio e una corona di stelle sul capo, Clio, musa della storia, seduta con una pergamena in mano, Talia, musa della commedia, vestita di giallo, Malpomene, musa della tragedia, velata di scuro ed Erato, musa della poesia amorosa con in mano la sua lira. E poi ancora Tersicore, musa della danza, Euterpe, musa della poesia lirica e Calliope, musa della poesia epica che calpesta il corpo di un soldato morto.

Ci sono nello studio i resti di un affresco raffigurante Pegaso, il cavallo alato di Apollo, protettore delle muse.

Una “Camera Obscura” ispirata al grande genio di Leonardo Da Vinci, uno “studiolo delle muse” e una “sala del loggiato” con i resti di un affresco raffigurante un bosco attribuiti al famoso pittore rinascimentale Bramantino, ecco le “stanze delle meraviglie” del Castello Visconteo di Voghera, ecco i veri gioielli per tanto tempo nascosti e oggi eccellenza di Voghera e del nostro Oltrepò Pavese.

Fonti:

P.Lodola – G.Marinoni Marabelli “Guida Oltrepò. I Castelli, la storia, la natura” Ed. Antares

V.G Bono “Voghera Palazzi e Chiese” CEO Voghera

“Bramantino a Milano” a cura di G.Agosti, J.Stoppa, M.Tanzi.

Voghera Fotografia 2019

Evento FAI Giovani Oltrepò Pavese 28 Settembre ore 17:00

Disclaimer

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

All original content on these pages is fingerprinted and certified by Digiprove