Su uno sperone roccioso a 758 metri di altezza, tra i boschi di castagno, si erge isolato in Val di Nizza il Castello di Oramala.

A chi si avventura in queste impervie zone dell’Oltrepò Pavese, provenendo magari dall’Eremo di Sant’Alberto di Butrio, il Castello di Ormala si presenta come qualcosa di grandioso e di pittoresco che davvero impressiona con il suo fascino antico e misterioso.

Misterioso il Castello di Oramala pare proprio esserlo dal momento che c’è chi è pronto a “giurare” che ogni sera dopo il tramonto vi si radunino gli spiriti dei Malaspina:

“… raccolti nella grande sala detta caminata, essi discorrono dell’antica potenza della famiglia ricordando le gesta degli avi e gli splendori della loro corte fastosa…”(M. Merlo “Leggende Lombarde”)

Il Castello di Oramala è stato davvero la “culla” di una delle più antiche, grandi e potenti famiglie feudali, quella degli Obertenghi, poi chiamata dei Malaspina. Castello antico, risalente forse ad un’epoca anteriore all’anno 1000, quello di Oramala, che richiama il nome “Auramala” da “Aura”=aria e “Mala”= malvagia, ad indicare la prepotenza del vento che caratterizza il luogo. La sua è una storia lunga e intricata che si snoda nel corso dei secoli e si accompagna a quella di coloro che furono quasi ininterrottamente i suoi potenti proprietari, i Marchesi Malaspina e in particolare quelli della Valle Staffora.

La storia inizia nel lontano 1029

E’ il lontano 23 Gennaio 1029 quando il diacono Gerardo, già proprietario di tanti beni nel nostro Oltrepò Pavese, vende al Marchese Ugo degli Obertenghi la “rocca” di Oramala insieme ad altri castelli come quello di Montalino (La rocca di Stradella: trovate qui l’articolo: https://narrandoltrepo.it/stradella-una-volta-aveva-due-rocche/ ).

Il Marchese Ugo muore nel 1037 senza prole e tutti i suoi beni passano ai due fratelli. Ad Oberto Obizzo I°, futuro capostipite dei Malaspina, spetta la rocca di Oramala in cui va a risiedere. Possiamo immaginare il marchese nelle fredde e ventose sere invernali stare seduto nella “caminata”, l’unica stanza del castello ad avere il camino e, quindi, ad essere riscaldata, mentre medita sul modo migliore per rendere sempre più potente il suo casato.

E la leggenda vuole che il marchese non amasse gli ospiti tanto che sembra  che la porta d’ingresso della rocca fosse armata in bassa e in alto di lame affilate che combaciavano a ghigliottina e potevano decapitare gli ospiti indesiderati mentre sotto l’ingresso c’era un trabocchetto in cui far scomparire le vittime.

Passano gli anni ed al Castello di Oramala, che per qualche tempo passa alla famiglia d’Este e al Vescovo di Tortona, risiede Obizzo Malaspina che, nella annosa lotta fra Guelfi e Ghibellini, si schiera apertamente con l’imperatore Federico I° Barbarossa.

Quest’ultimo nel 1164, come premio per i servigi svolti, gli concede il possesso di quasi tutte le terre precedentemente avute che partono da una fitta rete di “vie del sale” che collegano il mar ligure all’Appennino.

Loschi affari sulla Via del Sale

Vie del Sale che i Malaspina, famiglia potente ma anche prepotente, presidia costantemente per riscuotere i pedaggi da coloro che in esse transitano. Obizzo Malaspina, per ricambiare il favore, nel 1167, aiuta il Barbarossa a sfuggire ad un agguato della Lega Lombarda mentre a Roma tenta di rientrare a Pavia. Obizzo scorta l’imperatore attraverso i territori malaspiniani seguendo i sentieri tracciati dai mulattieri e lo ospita per una notte proprio al castello di Oramala.

Durante il viaggio Obizzo rivela al Barbarossa l’attività prevalente dei Malaspina nelle zone montuose ed impervie dell’Appennino:

“… cosa volete, in siffatti paesi che nulla producono, bisogna pur vivere di rapine…”

Il Castello in questi anni è quasi certamente dotato di un “dongione“, cioè una struttura distinta interna al castello circondata da un recinto di mura, quasi un castello nel castello, un ultimo baluardo in cui i marchesi si rifugiano in caso di attacco.

E’ con i figli e i nipoti che, tra la fine del XII° secolo e l’inizio del XIII° secolo, il castello vive il suo momento di maggior splendore diventando un importante centro di interesse culturale, una vera e propria corte d’amore che ospita poeti trovatori che arrivano dalla Provenza e cantano le lodi dei marchesi e la bellezza delle dame come Maria, Beatrice e Selvaggia.

Trovate l’articolo qui: Il Castello di Oramala e la Corte d’amore nell’Oltrepò medievale

Spino Fiorito e Spino Secco

Estratto di Albero Genealogico presente all’interno della Torre di Varzi

Nel 1220 muore, di ritorno da un viaggio in Sardegna, Guglielmo Malaspina, nipote di Obizzo I°. L’anno dopo il fratello Corrado e il figlio Obizzo decidono di attuare una spartizione dei vasti domini malaspiniani scegliendo come confine il fiume Magra, in Lunigiana.

A Corrado spettano le terre sulla destra, con capoluogo Mulazzo, a Obizzino quelle sulla sinistra con capoluogo Filattiera. Con questa divisione si creano anche i due rami famigliari, quello dello “spino secco” che fa capo a Corrado e quello dello “Spino Fiorito” che fa capo ad Obizzino. E’ a quest’ultimo che spetta il Castello di Oramala che con la divisione avvenuta perde la vitalità avuta in passato e viene relegato dai suoi signori a luogo di soggiorno estivo quando nella vallata imperversa la calura.

Nel 1275 i Malaspina dello “spino fiorito” si spartiscono un’altra volta i loro domini ed è ad Alberto, figlio di Obizzino, che spetta il Castello di Oramala. Non è che l’inizio di una lunga serie di ulteriori spartizioni.

L’inizio dei rimaneggiamenti

Nel XIV° secolo Oramala è coinvolta in fatti d’arme e congiure che vedono di volta in volta i suoi signori opportunamente schierati a favore o contro i duchi di Milano, dapprima i Visconti e poi gli Sforza, tanto che ai fratelli Nicolò e Bernabò Malaspina viene impedito di intraprendere qualunque opera di fortificazione nel Castello di Oramala e in quello di Varzi.

Solo nel 1474 Manfredi Malaspina, figlio di Nicolò, grazie al favore di cui gode presso Ludovico il Moro ottiene il permesso di fortificare il Castello di Oramala che viene dotato di un grande torrione circolare dai muri spessi 2,5 metri adatto a resistere ai colpi d’artiglieria. Un affresco del 1484 all’interno dell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio raffigura delle strutture fortificate  una delle quali è stata identificata con Oramala. Compaiono due torri in più rispetto a quella visibile oggi (fatto confermato da scavi successivi). In maniera saltuaria nel corso del ‘500 i Marchesi Malaspina abitano la torre che è a più piani con quattro stanze, mentre il “loco di Horamala” è circondato da mura.

Da ieri ad oggi

I Malaspina possiedono Oramala fino al XVII° secolo quando il Marchese Giovanni Malaspina lo consegna insieme ad altri feudi al Regno di Sardegna. In questa occasione il castello è descritto come una costruzione in avanzato stato di degrado.

Degrado che coinvolge la possente torre, il cortile delimitato da alte mura, la cappella, fatta affrescare nel 1488 da Malgrate Malaspina, le carceri, i sotterranei e  due cisterne.  Passano gli anni e il Castello di Oramala si avvia a diventare un rudere.

Risorge agli antichi fasti con la ristrutturazione iniziata negli anni ’80 del ‘900 ad opera dei fratelli Panigazzi, attuali proprietari.

Oggi il castello è posto in vendita per la cifra di 1.200.000 Euro.

Cosa penseranno di tutto ciò gli spiriti di Barbarossa e Obizzo I° che sembra si aggirino nel castello e accendano le luci nella terza sala della torre alla mezzanotte di ogni 25 Dicembre? Nel frattempo gli abitanti del borgo testimoniano di sentire rumori di battaglie, di cavalli lanciati al galoppo e di vedere il castello illuminato da una luce misteriosa nelle notti più buie.

Dobbiamo proprio pensare che solo gli spiriti degli antichi Marchesi Malaspina resteranno a presidiare l’antica rocca testimone di tanta storia e storie (che vogliono Oramala visitata da Dante e Goethe) del nostro Oltrepò Pavese e per ora chiusa al pubblico?

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.