All’inizio del nuovo anno l’Oltrepò Pavese, stressato dalla pandemia, infreddolito sotto la neve che è tornata abbondante a coprire i monti e le valli ammantandole di suggestiva bellezza, è stato colto di sorpresa dalla notizia che un altro dei suoi più antichi castelli è stato posto in vendita.

Consultando il sito www.italy-sothebysrealty.com (si, proprio quello della prestigiosa casa londinese) si vede scorrere una serie di fotografie degli esterni e degli interni del Castello di Oramala e se per caso qualcuno fosse interessato all’acquisto dovrebbe sborsare la cifra di 1.200.000 €.

Che ne sarà dell’antica rocca malaspiniana che la famiglia Panigazzi aveva, negli anni Ottanta del secolo scorso, con tanta passione e tante difficoltà, riportato in vita dopo lunghissimi anni di degrado e di rovina?

Che ne sarà ora della secolare rocca dove in tanti sono pronti a testimoniare si aggirino misteriose presenze che sono solite palesarsi nella notte del 25 dicembre accendendo luci nelle antiche sale e facendo risuonare dolci melodie d’amore?

Già, perchè il Castello di Oramala che in passato non possedeva una sola torre ma addirittura cinque (come si può vedere in uno degli affreschi nell’Eremo di Sant’Alberto di Butrio), è stato l’unico centro di poesia trovadorica nel nostro Oltrepò Pavese ospitando fra le sue mura una vera e propria “corte d’amoretra il XII° e il XIII° secolo.

Nel Castello di Oramala che incuteva paura insieme ai suoi signori, i Marchesi Malaspina, a chi passava nel fondo della Valle Staffora, trovarono infatti ospitalità i Poeti Trovatori. Mentre i marchesi facevano scorribande, taglieggiavano viandanti e contadini e andavano a caccia nei boschi della Val di Nizza, le dame ospitavano poeti che arrivavano al castello percorrendo con il liuto e la giga sulle spalle l’impervia “via del sale” insieme, forse, alle carovane di muli che da Genova portavano nelle zone montuose del nostro Oltrepò Pavese il prezioso sale, stoffe, spezie e quant’altro.

I Poeti Trovatori provenivano dall’attuale Provenza, nella Francia meridionale, da dove fuggivano perchè la Chiesa li additava come fiancheggiatori dell’eresia catara contro la quale fu indetta, a partire dal 1208 la “Crociata degli Albigesi“. Si imbarcavano a Marsiglia e, dopo essere sbarcati nel porto di Genova, si dirigevano verso il Monferrato dove chiedevano ospitalità ai Marchesi, o verso l’alto Oltrepò dove trovarono ospitalità presso i Marchesi Malaspina.

A Oramala vivevano allora i figli di Obizzo I°, Moroello, valoroso guerriero da cui un giorno discenderà il ramo dei Malaspina dello “Spino Fiorito“, Obizzo II°, da cui discenderà un giorno il ramo dei Malaspina dello “Spino Secco” e Alberto Malaspina futuro poeta trovatore.

Con i loro canti, le loro poesie e musiche, i Poeti Trovatori celebravano alla corte dei Malaspina di Oramala quella che è stata definita come il “Joi” la gioia della giovinezza, dell’eleganza, della cortesia e dell’amore idealizzato. Celebravano la bellezza delle dame e ai severi valori religiosi del medioevo affiancavano nuovi valori come quelli della bellezza, dei piaceri terreni e dell’amore.

Possiamo immaginare dame, cavalieri e paggi che si riunivano attorno al Poeta Trovatore mentre recitava i suoi componimenti in una delle sale del castello riscaldata dal fuoco scoppiettante di un grande camino.

I Primi Trovatori a giungere a Oramala furono Giraut de Borneilh, che compose una canzone dedicata a Moroello Malaspina e Raimbault de Vaquerais che gareggiò con una “tenzone” in rima con Alberto Malaspina che chiamo “el marquès putanier” per le sue avventure galanti nella città di Genova.

Ma l’epoca d’oro della “Corte d’Amore” di Oramala fu tra la fine del XII° secolo e l’inizio del XIII° secolo quando i cugini Guglielmo, figlio di Moroello e Corrado (quest’ultimo ricordato da Dante Alighieri nel canto VIII del Purgatorio), figlio di Obizzo II°, gestirono congiuntamente il potere.

In questo periodo altri improtanti trovatori furono accolti ad Oramala celebrando, in cambio dell’ospitalità ricevuta, la fama dei Marchesi Malaspina che trovarono nella poesia dei poeti provenzali un importante elemento di prestigio.

Aimeric de Peguilhan cantò il suo Signore Guglielmo Malaspina in uno splendido compianto funebre e per Maria, figlia di Guglielmo, di cui era pare talmente innamorato da chiederne la mano, scrisse una tenera canzone d’amore in cui cantava “...va canzone mia, corri ad Oramala da Maria, lei sola sa donare ed elargire e onorar fatti valenti...”. E anche la bellezza delle figlie di Corrado, Selvaggia e Beatrice, fu al centro dei versi di altri trovatori giunti ad Oramala, come Albertet de Sisteron e Ugo di SaintCir.

Nel 1221 dopo la morte di Guglielmo Malaspina avvenuta l’anno prima di ritorno da un viaggio in Sardegna, fra Corrado e Obizzone, figlio di Guglielmo, avvenne la storica divisione del patrimonio della casata in due parti e stabilita una distinzione araldica nei due rami dello “Spino Fiorito” e dello “Spino Secco“. I due cugini abbandonarono il Castello di Oramala, fino ad allora dimora della famiglia, per leggere altri castelli a sede della loro casata e, così, le sale dell’antico castello tornarono silenziose e la “corte d’amore” ebbe fine anche se i trovatori continuarono ad essere ospitati nella corte di Corrado al Castello di Mulazzo in Lunigiana.

E i Malaspina in Lunigiana ospitarono anche l’esule Dante Alighieri che, si dice, in uno dei suoi viaggi sia salito anche alla Rocca di Oramala.

Ma questa è un’altra storia…

Fotografia di copertina: Castello di Oramala e il borgo, di Sergio Azzaretti

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.