C’è un castello nel nostro Oltrepò Pavese che, dopo anni di abbandono, rinasca a poco a poco a nuova vita grazie alla tenacia, alla costanza e alla passione dei suoi ultimi proprietari: Davide Parisi e Deborah Ceriani.

E’ del Castello di Montebello della Battaglia, il Castello Beccaria, che da più di cinquecento anni è l’immagine emblematica dell’antico borgo per coloro che percorrono la sottostante e trafficata Via Emilia, che vogliamo raccontarvi.

Costruito nel 1472 dalla famiglia Beccaria feudataria di Montebello (solo così si chiamava il borgo) dopo che il loro primo castello, che sorgeva a sud dell’attuale Palazzo Dal Pozzo, dietro la Chiesa parrocchiale, era andato in rovina, l’edificio ha attraversato i secoli cambiando proprietari e destinazione d’uso.

Ed è un castello, quello di Montebello della Battaglia, per certi aspetti, dalla storia misteriosa e ancora da ben delineare attraverso un’accurata ricerca documentaria in archivi polverosi, ricerca affidata all’esperienza dello storico Gustavo Ferrara.

Nei suoi locali, cinquanta tra stanze, camere e saloni, si sono avvicendati nobili signori (dai Beccaria ai Bellocchio, dai Ghislanzoni ai Premoli) e funzionari municipali, si sono vissute storie d’amore e tragedie famigliari e per un certo tempo le risa dei bambini, che lì hanno imparato a leggere e scrivere, hanno rallegrato le antiche mura.

Sulla sua alta torre, che termina oggi con una terrazza ma che fino alla fine del secolo scorso era coperta da un tetto di tegole, immaginiamo di vedere la sedicenne Giuditta Lunati intenta ad ammirare da lontano la bellissima villa paterna in quel di Genestrello e a meditare su “…quanto sembrassero basse le persone viste da lassù…” (cit. Cinzia Montagna dal libro “Il Frate e il Cavaliere. Una storia di Montebello”).

Giuditta Lunati aveva sposato il giovane Girolamo Bellocchio (signore del castello) in una calda sera di fine maggio dell’anno 1643. Il suo era stato un vero e proprio matrimonio a sorpresa, carpito con l’inganno all’abate del convento dei frati Gerolamini, Padre Floriano Marcellini. Come “I Promessi Sposi” manzoniani, Girolamo e Giuditta, insieme a Francesco Lunati, fratello di Giuditta, Isnardo Bellocchio, fratello di Girolamo e ad un certo Giacomo Beccaria, in qualità di testimoni, pronunciarono la formula matrimoniale nella vecchia chiesa romanica avvolta nell’oscurità rischiarato solo da alcune candele.

Allo sconcertato Padre Floriano non restò che prendere atto dell’avvenuto matrimonio a sorpresa cercando di comprendere, invano, quale grave motivo avesse spinto due nobili famiglie, come quella dei Bellocchio e dei Lunati, ad agire in modo così avventato. Giuditta Lunati divenne da quella sera la signora del Castello di Montebello ma la sua fu una vita breve perchè morì a soli 24 anni, nel 1651. E la sfortuna perseguitò i Bellocchio perchè due figli della coppia, Giuglio Cesare e Gaspare, furono barbaramente uccisi davanti al castello nella notte del 20 Agosto 1682.

Da quella tragica notte molti anni passarono e di generazione in generazione i nobili Bellocchio rimasero al castello fino al 1851 quando l’ultimo conte, Giuseppe Bellocchio, vendette la parte superiore del castello, compresa la torre, e la metà del giardino all’avvocato e futuro barone Ernesto Ghislanzoni, mentre la parte rimanente del castello e l’altra metà del giardino furono acquistate dal Comune di Montebello che vi installò il municipio, le scuole e le abitazioni dei dipendenti comunali.

Nel 1868 nel castello fu aperto anche il primo ufficio postale dell’antico borgo e poi anche quello telegrafico. Con la costruzione dell’attuale edificio scolastico – municipale, nel 1923/24, la famiglia Ghislanzoni acquistò anche la parte comunale diventando proprietaria dell’intero castello.

Quando nel 1942 morì il barone Ernesto Ghislanzoni, il castello rimase in eredità alla figlia Eugenia che aveva sposato il conte Premoli. Con la proprietà Premoli il castello subì alcune modifiche infelici come la distruzione di due basse ali che delimitavano il cortile.

Abitato fino alla metà degli anni ’60 del secolo scorso, il Castello Beccaria è stato il luogo dove si teneva ogni anno il rinfresco al termine della commemorazione della Battaglia del 20 Maggio 1859 e dove la popolazione ha festeggiato nel 1959 il centenario della battaglia e nel 1961 quello dell’Unità d’Italia.

Poi, per l’incuria dei proprietari, il Castello Beccaria iniziò un insesorabile declino da cui solo oggi parte rinascere grazie alla solerzia e all’impegno profuso da Davide Parisi e dalla sua famiglia che l’ha acquistato nel 2011.

Davide Parisi ama dire: “Il patrimonio artistico è l’espressione dell’anima di un popolo. Proteggerlo è un nostro privilegio, prima ancora che un dovere“.

E’ con questo spirito che, fra enormi difficoltà, facilmente immaginabili visto il degrado in cui versava l’edificio, Davide Parisi riporta alla luce parti del castello e del giardino, quest’ultimo affidato alle sapienti cure dell’Agronomo paesaggista oltrepadano Filippo Pozzi (clicca qui per l’ articolo a lui dedicato) che vi ha piantato bulbi proveniente addirittura dal Castello di Versailles (dove ha lavorato) e una preziosa e antica rosa gallica, la “Duchessa di Montebello“, il cui nome è legato da una leggenda alla moglie di un generale di Napoleone Bonaparte.

Il 18 Febbraio 2020 con grande soddisfazione ed emozione, è stata ripristinata l’apertura del Castello su Via Morelli di Popolo.

I saloni che si affacciano sul loggiato antistante il giardino, la possente torre, le scalinate, i pavimenti in graniglia e in parquet, le maestose cantine e molto altro ancora, tutto torna lentamente al suo antico splendore nella sperana nostra e, ovviamente della famiglia Parisi, che tanta bellezza possa tornare ad essere fruibile agli oltrepadani e non solo e che lo storico Castello Beccaria possa diventare un punto di riferimenti per la cultura, l’arte, la storia e le eccellenze del nostro Oltrepò Pavese.

Chissà che anche la contessa Eugenia Ghislanzoni Premoli, il cui fantasma pare si aggiri fra le stanze del castello (già, come ogni castello che voglia definirsi tale, anche il Castello Beccaria ha il suo fantasma e forse più di uno) possa essere contenta di vedere nascere a nuova vita uno degli storici castelli del nostro territorio.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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