Ogni anno a Retorbido, fra le prime colline dell’Oltrepò Pavese, nella Valle del Rile, si tiene nella seconda domenica di Marzo, quando le giornate si fanno più tiepide e la primavera è nell’aria, la “Sagra del Polentone” con la quale abitanti e turisti festeggiano il Carnevale. Quest’anno sarà la 102° edizione.

Un pò di storia

La storia della “Sagra del Polentone” di Retorbido parte infatti da lontano, dagli anni imemdiatamente successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale quando la banda musicale del paese oltrepadano, la “Rinascente” volle festeggiare con un polentone il “Cranvalon“. Da allora di anni ne sono passati tanti e alla tradizionale sagra si è unita, per così dire, la figura di Bertoldo, il contadino rozzo, di brutto aspetto ma molto astuto, tanto caro agli abitanti di Retorbido che di certo lo considerano da sempre un loro “compaesano” tanto da avergli dedicato una statua posta in Piazza Risorgimento, opera dello scultore Pietro Leddi. E il particolare legame che lega retorbido e il suo Carnevale a Bertoldo è una storia decisamente da raccontare perchè, come spesso accade, in essa si mescolano leggenda e un pizzico di storia.

Ma andiamo con ordine….

Chi è Bertoldo?

Bertoldo è il protagonista del testo del ‘600 (1606) “Le Sottilissime astutie di Bertoldo“, opera dello scrittore di San Giovanni in Periceto (Bo), Giulio Cesare Croce.

Bertoldo è un contadino che Croce descrive “…di bruttissimo aspetto, ma dove mancava la formosità della persona suppliva la vivacità dell’ingegno, onde era molto arguto e pronto nelle risposte e oltre l’acutezza dell’ingegno ancora era astuto, malizioso etristo di natura…”.

Il testo di Croce lo vede giungere a cavallo di un asino alla corte veronese del Re Longobardo Alboino che, divertito dalle sue arguzie, lo assume come giocoliere e buffone di corte. Tuttavia Bertoldo, abituato ad una vita semplice, di lavoro ma anche di imbrogli e ruberie, non riesce a sopportare la vita di corte e così si ammala e muore “… con aspri duoli per non poter mangiar rape e fagiuoli”.

Sembra però che l’arguto contadino girasse dalle parti di Retorbido molto prima che il Croce lo facesse protagonista della sua opera. Ne sono sempre stati convinti gli abitanti di Retorbido e lo hanno dato per certo le ricerche fatte sia dalla maestra Ginetta Viola Mussini nel suo libro “Valle Staffora viva” nel 1972, sia quelle fatte da Giuseppe Polimeni in “Retorbido nella Valle del Rile” nel 1995.

La leggenda

La leggenda, dunque, o storia, difficile dirlo con certezza, vuole cheu no scaltro contadino di nome Bertoldo, dalla parlantina sciolta che lo cavava dagli impicci ma lo aiutava a tenere testa alle persone colte, fosse nato a Cà Bertuggia, oggi frazione di Retorbido. Si dice che il Re Longobardo Alboino, negli anni dell’assedio di Pavia (568-571), con la sua consorte Rosmunda, passasse gran parte del suo tempo proprio nella zona di Retorbido, attratto dalla bellezza delle colline e dall’aria buona ma anche dalle ottime acque termali che i romani già ben conoscevano. Qui in qualche modo venne a conoscenza del rozzo Bertoldo e rimase incuriosito dalla sua “particolarità” tanto da volerlo alla sua corte per la sua goffaggine che lo divertiva anche se spesso lo interpellava come consigliere, con disappunto della regina Rosmunda e degli altri dignitari. La sede della corte estiva di Re Alboino pare fosse nella Villa “Casa Reggia” nel territorio di Mondondone, oggi frazione di Codevilla, che conserva i resti di un castello che risale ad un’epoca anteriore all’anno mille. La villa “Casa Reggia” sarebbe l’attuale Casareggio.

Fu la maestra Ginetta Viola Mussini a fare incontrare la leggenda di Bertoldo con il polentone retorbidese. La maestra scriveva infatti:

Mi par ieri quando, con il conte Biancoli, storico pavese di onorata memoria, ed il giornalista Vico Zampieri, caduto in Russia, sono salita per scoprire qualcosa nella casa Bertuggia che ci confermasse che quella era la dimora di Bertoldo, che i vecchi dicevano “nostro”. Era il Settembre 1941 ed abbiamo trovato il pozzo, una poltrona “reale” sotto il portico, abbiamo udito cose e respirato un’aria suggestiva e strana come se realmente l’ombra di Bertoldo a Cà Bertuggia ci avesse stregati… Mi diedi da fare e l’anno successivo per Carnevale, l’uomo che rimestava la polenta in piazza, invece di chiamarsi “montanaro”, come tutti quelli degli altri paesei, si chiamò Bertoldo, e invece di dire le freddure che ripetevano sui monti tanti “polentari” nell’identica giornata, prese a parlare come Bertoldo, gettando per i re, i potenti, come per i sempliciotti ed i poverelli, quella filosofia profonda che stupisce e non morirà mai…”.

E così naque il Carnevale di Bertoldo…

Così da allora l’arguto Bertoldo arriva ogni anno a Retorbido a cavallo del suo asino con a fianco la moglie Marcolfa. Si ferma di fronte al Re Alboino e alla regina Rosmuna, arrivati in piazza su un carro circondato da molte maschere, e rievoca i discorsi che avvenivano fra le colline nella villa “Casa Reggia”, una battaglia verbale fra le risate e le grida dei partecipanti alla sagra che, ovviamente, tifano per il contadino. Memorabili sono state le sagre in cui il Carnevale era presentato e interpretato dalla nota coppia di attori comici dialettali vogheresi, purtroppo scomparsi: Peppino Malacalza e Beppe Buzzi, attorno ai quali si riuniva una vera e propria folla per ascoltare le divertenti battute di Bertoldo.

Se Bertoldo sia realmente esistito o un personaggio di fantasia, poco importa se ancora oggi la sua “leggenda” piace a grandi e bambini che accorrono numerosi al Carnevale retorbidese, e non solo per la polenta servita con salamini e buon vino.

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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