Che bel ricordo Casteggio... che bel ricordo la cittadina vista con lo sguardo ammirato della gioventù...

Albert EinsteinLettera a Ernestina Pelizza Marangoni

Queste le parole di una lettera conservata al Museo per la Storia dell’Università di Pavia, che fa parte di una corrispondenza che il fisico Albert Einstein tenne fino agli anni cinquanta con la casteggiana Ernestina Pelizza Marangoni. Un rapporto di grande amicizia, forse anche una tenera relazione giovanile quella intercorsa fra Albert ed Ernestina che si erano conosciuti nel marzo 1895 allo stabilimento bagni in Ticino a Pavia.

 

Ernestina stessa raccontò:

“Io e mia madre eravamo a fare il bagno a Ticino quando si presentò un professore amico di famiglia (Otto Neustatter di Konisberg) venuto a far pratica oculistica presso l’illustre professor Falchi, accompagnato da un giovane che venne presentato a mia madre come Albert Einstein”.

Ma come mai Albert era a Pavia?

La famiglia Einstein, di ebrei tedeschi, viveva a Monaco di Baviera dove il padre di Albert, Hermann, aveva un’officina elettrochimica insieme al fratello Jacob, ingegnere elettrico. Al fallimento dell’attività, nel 1893, Hermann Einstein accettò l’invito dell’ingegnere italiano Lorenzo Garrone a venire in Italia per avere migliori opportunità di lavoro.

Fu così che nell’estate del 1894, Hermann e Jacob, aprirono  “L’Officina Elettrotecnica Nazionale Einstein-Garrone” con l’intento di occuparsi di apparecchi elettrotecnici tra cui dinamo e motori a corrente continua. L’officina si trovava lungo il naviglio dove poteva sfruttare il salto d’acqua di una chiusa per ricavare l’energia necessaria. La fabbrica si trovava all’incrocio tra l’attuale Viale Venezia e Viale Partigiani. Occupava 80 persone e contribuì alla realizzazione di impianti pubblici di illuminazione elettrica.

La famiglia Einstein andò ad abitare nell’attuale Via Foscolo al numero 11, proprio nella casa dove aveva abitato il poeta Ugo Foscolo nel 1808.

Albert Einstein non aveva seguito la famiglia in Italia perchè doveva finire gli studi al Liutpold Gymnasium. Non sopportandone la rigida disciplina, troppo simile per lui a quella di una caserma, Albert abbandonò gli studi e raggiunse la famiglia in Italia con la promessa, però, di fare domanda di ammissione al Politecnico di Zurigo nell’autunno del 1895, domanda che venne respinta per cui Albert decise di frequentare la scuola cantonale di Aaran.

A Pavia il sedicenne Albert, trascorreva il tempo aiutando a volte il padre e lo zio nell’officina e, quando faceva caldo, andando a nuotare in Ticino.

Fu qui che conobbe, appunto, Ernestina Marangoni, allora diciannovenne. Ernestina che studiava all’Istituto Tecnico “Bordoni” di Pavia  apparteneva ad una famiglia borghese di Casteggio ed abitava in una bellissima villa in stile veneziano nella parte alta del paese, il Pistornile.

Albert ed Ernestina iniziarono a frequentarsi e nell’amicizia venne coinvolta anche la sorella di Albert, Maja. I giovani si riunivano nel salotto di Villa Marangoni dove Albert suonava con passione, accompagnato al piano dalla sorella Maja, un violino procurato a prestito da Ernestina stessa.

Spesso facevano lunghe passeggiate fino ai vigneti di Giulio Marangoni al “Pozzo Bianco” e quindi alla “Camarà” nei possedimenti dell’ingegnere Pasquale Pelizza, futuro suocero di Ernestina.

Ed Ernestina stessa disse: “La prima volta che lo accompagnai nei nostri vigneti per la vendemmia ne rimase incantato: non ho mai visto l’uva così bella! Diceva”.

Spesso facevano lunghe passeggiate nei dintorni del paese e arrivarono anche a vendemmiare alla Tenuta Fontanone.

Nel luglio 1895 Albert decise di andare a trovare lo zio materno Cesare Koch che si trovava a Nervi, vicino a Genova. Partì insieme all’amico Otto Neustatter con lo zaino in spalla. Da Pavia arrivarono a Voghera e qui a piedi salirono le colline dell’Oltrepò Pavese inerpicandosi lungo la Via del Sale per giungere al mare.

Dai crinali di Pietra Corva a Capanne di Cosola e poi il Monte Antola ed il Monte Becco fino a Nervi.

A ricordo di quel viaggio nel 1929, Otto Newstatter scrisse da Berlino ad Einstein:

...quella volta in cui nella nostra escursione sulle montagne italiane, osservammo il cielo stellato e lei suggestivamente parlava dell'enorme impressione che lo spettacolo le provocava sempre, forse già da allora qualcosa in lei si profilava delle grandiose visioni di cui lei ha fatto regalo al mondo...

Otto NeustatterLettera, inviata da Berlino, ad Albert Einstein

Fu forse in quell’occasione che Einstein scrisse il suo primo saggio scientifico, cinque pagine intitolate “Intorno allo stato delle ricerche sull’etere nei campi magnetici” che spedì allo zio a Stoccarda.

Nel 1896 Einsten, come stabilito in famiglia, partì per la Svizzera per riprendere gli studi e tornò in Italia per le vacanze estive. Nello stesso anno il padre di Einstein perse l’incarico di Pavia e l’officina fu messa in liquidazione. Lo zio di Albert, Jakob, andò a lavorare per un’altra ditta, mentre Hermann mise in piedi una fabbrica di dinamo a Milano, dove gli Einstein si trasferirono e dove Albert ritornò nel 1900 una volta terminati gli studi.

Non tornò più a Casteggio e i rapporto con Ernestina si allentarono. Invece Ernestina e la sorella di Albert, Maja, si scrissero spesso anche perchè Maja, dopo essersi sposata, era andata ad abitare a Colonnata in Toscana. Le due amiche si incontrarono a Milano un’ultima volta quando Maja, a seguito delle leggi ebraiche, scappava negli Stati Uniti dove già risiedeva il fratello. Poi, a causa della Seconda Guerra Mondiale, non vi furono più lettere.

Solo nel 1946 Albert inviò tre lettere ad Ernestina dalle quali si capisce che, quest’ultima, gli aveva chiesto di intercedere presso le autorità britanniche a favore della ricostruzione del ponte coperto a Pavia, danneggiato dai bombardamenti. 

Einstein non dimenticò mai l’Italia, Pavia e l’Oltrepò.

La sorella Maja descrisse nel 1924 il legame affettivo che il fratello Albert aveva stabilito in gioventù con il nostro paese in questo modo:

...l'Italia fece una grossa impressione su di lui. Il modo di vivere, il paesaggio, l'arte, tutto lo attraeva e, più tardi, da lontano, divenne oggetto di grande nostalgia...

Maja Einstein

Einstein stesso, in una delle lettere scritte in Italiano nel 1946 ad Ernestina, parlò dei “giorni e settimane senza ansia e senza tensione” trascorsi in Italia come delle “più belle ricordanze della sua vita”.

Parecchi anni più tardi, nel 1955, il soggiorno pavese di Albert fu rievocato da Ernestina in persona, che rese nota la corrispondenza intercorsa fra loro.

I soggiorni casteggiani di Albert Einstein sono stati ricostruiti con tanti particolari e foto dallo scomparso scrittore Fabrizio Bernini nel libro “La Casteggio di Albert Einstein ed Ernestina Pelizza Marangoni”.

Il 14 maggio 2017 Casteggio ha voluto ricordare i soggiorni casteggiani del celebre fisico con una stele dello scultore Giovanni Civardi posta nell’attuale Largo Einstein.

Il pianoforte suonato dalla sorella di Albert, Maja, si trova ora, donato da una pronipote di Ernestina Marangoni, in una sala al pianterreno del Castello Visconteo di Pavia.

Nella nuova guida che il Touring Club Italiano dedica all’Oltrepò Pavese: “Oltrepò Pavese. L’Appennino di Lombardia“, viene consigliato un itinerario escursionistico proprio nei luoghi casteggiani di Einstein (“A spasso con Einstein intorno a Casteggio“).

© Roberta Tavernati, NarrandOltrepo’. E’ vietata la copia e la riproduzione di testo ed immagini senza il consenso dell’autore.

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.

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