Tanti sono i tesori che l’Oltrepò Pavese ha in serbo per noi, tesori che nel corso dei secoli sono rimasti nascosti in attesa che, come spesso accade, il caso li rivelasse e li portasse alla nostra conoscenza.

Ecco la storia di uno di questi tesori che ritrova la luce dopo secoli.

Quando tutto ebbe inizio

E’ il 2014 quando al Professore ordinario alla cattedra di Archeologia dell’Università degli Studi di Pavia, Stefano Maggi, arriva una segnalazione da parte del signor Pier Rosa di Rivanazzano Terme sulla presenza di strane linee sul terreno del vicino, linee che ha notato curiosando su Google Earth. Grazie alla scarsità di precipitazioni e alla siccità dell’anno, dalle immagini di Google Earth si nota l’ingiallimento dell’erba medica, coltivata nel campo, che sembra disegnare la pianta di una grande fattoria del passato.

Il Professor Maggi e la sua equipe si mobilitano e, nel 2015, dopo la visura del sito che si trova a Cascina Pizzone a Rivanazzano Terme, procedono ad una “survey”, cioè una ricognizione di superficie che conferma la presenza di materiale archeologico come laterizi, tessere di mosaico bianche e una moneta in bronzo emessa dalla zecca dell’imperatore Marco Aurelio e raffigurante Commodo, databile al 175-176 d.C..

L’entusiasmo per gli interessanti ritrovamenti rischia però di naufragare contro la volontà del proprietario del terreno che non vuole dare il permesso per far proseguire le ricerche con uno scavo.

La svolta nel 2016 e i ritrovamenti

Fortunatamente nel 2016, grazie alla volontà del proprietario di Cascina Boarezza, l’avvocato Alpeggiani, gli scavi possono essere fatti nel suo terreno.

Cascina Boarezza dista meno di un chilometro dall’area indagata nel 2015. A Cascina Boarezza gli archeologici pavesi trovano un grande vano di un edificio rustico romano (oggi diremmo una cascina, una fattoria) articolato su oltre 120mq. e caratterizzato da “più fasi di vita” dall’età augustea (27 a.C. – 14 c.C.) a quella di Costantino (306-337 d.C.).

Gli scavi proseguono anche negli anni successivi e portano alla luce tre stanze, l’aia e probabilmente un deposito dell’edificio rustico e dal terreno emergono fondamenta, tegole, ceramiche anche pregiate come quelle “a vernice nera” (diffuse tra il IV° e il I° Secolo a.C.), monete, di cui una raffigurante Costantino I°, e un bronzetto raffigurante il dio Mercurio che tiene in pugno una borsa portamonete.

Si tratta di una piccola ma pregiata statuetta votiva alta solo 7 cm, diremmo oggi un portafortuna, che coloro che abitavano l’edificio scoperto a Cascina Boarezza tenevano come portatore di buon auspicio, visto che nella mitologia romana Mercurio è anche il dio del profitto del mercato e del commercio.

Il piccolo bronzetto viene restaurato, grazie al generoso contributo della famiglia Alpeggiani, a cura della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese ed è conservato dal 2019 nel Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò sito a Casteggio nel palazzo della Certosa Cantù.

Leggi l’articolo dedicato al Museo Archeologico di Casteggio e dell’Oltrepò Pavese

Il secondo scavo a Cascina Isola Felice

Oltre allo scavo di Cascina Boarezza, nell’estate 2019, si apre uno scavo anche nella vicina Cascina Isola Felice di Giacomo Fiori, scavo che rivela un intersecarsi di muri coperti di calce e intonaco di fattura e qualità migliore rispetto a quella della precedente area indagata. Tutto fa pensare ad una probabile villa mista con una porzione dedicata alla residenza per il padrone, il “domus”.

Si trova un frammento di “terra sigillata“, un tipo di ceramica romana fine da mensa, riportante ancora il bollo della fabbrica che l’ha prodotto e che permette di datare gli scavi ad un arco cronologico dal I° secolo a.C. al IV° secolo d.C.

Il ritrovamento di un pezzo di marmo bianco probabilmente apaprtenente ad un architrave sembra confermare che quella di Cascina Isola Felice sia veramente una villa romana.

Nel 2020 gli scavi proseguono e, a dar man forte, agli archeologi, arrivano 25 studenti del Liceo Cairoli di Vigevano che, con entusiasmo, imparano le basi dell’archeologia e visto come si effettua una “survey”. E anche quest’anno, così difficile per i motivi che tutti noi conosciamo, riserva una sorpresa: dagli scavi emerge, ben riconoscibile, un tratto di strada romana che va ad unirsi agli altri ritrovamenti.

Gli scavi nelle cascine di Rivanazzano Terme si inseriscono nel “Progetto Valle Staffora” che mira a ricostruire il paesaggio storico di quest’area del nostro Oltrepò Pavese attraverso la ricognizione di superficie e lo scavo.

Il paesaggio di oggi, dopo duemila anni, ripercorre ancora le linee organizzative che i romani gli avevano dato. Dalla vicina Voghera passava la Via Postumia, una delle più grandi strade dell’Impero Romano. Lungo questa via c’erano le divisioi agrarie per lo sfruttamento dell’agricoltura, le cosiddette centuriazioni, accompagnate agli insediamenti agricoli per la produzione.

E gli scavi di Rivanazzano Terme, così affascinanti per noi oggi, rivelano che, nonostante il passare dei secoli, le cose non sono poi così cambiate nella zona visto che sembra proprio che presso la cascina moderna ne esista una romana.

Come dire che i romani “la sapevano lunga” sullo sfruttamento dell’agricoltura in Oltrepò se ne corso di due millenni le loro “linee guida” sono state mantenute. E i tesori che a Rivanazzano Terme emergono dal passato ne sono una sicura testimonianza.

Fotografie di Pier Roberto Rosa

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Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.