Ci sono luoghi che, con ruoli da protagonista o da semplice comprimario, hanno comunque fatto la storia del nostro Oltrepò Pavese.

Palazzi, ville, castelli, giardini che aspettano di essere sottratti dal triste destino di un abbandono, di un’incuria, di un degrado che per alcuni di loro sono già, purtroppo, una realtà. Ma almeno la memoria dei loro “fasti” dovrebbe essere preservata e resa nota.

E’ il caso di Palazzo Mezzabarba, detto anche Palazzo d’Adda a Casatisma.

Chi percorre la trafficata provinciale che da Casteggio porta a Pavia, subito dopo l’entrata al casello dell’autostrada Torino – Piacenza, molto probabilmente non degna di uno sguardo l’imponente palazzo alla sua destra che, invece, per l’abitato di Casatisma ha tanto rappresentato in passato.

Qui avevano la loro residenza estiva i Conti Mezzabarba, già feudatari di Corvino e proprietari dal 20 maggio 1504 del feudo di “Cà dè Tisma” (così si chiamò Casatisma fino all’inizio del XIX° secolo) che avevano acquistato dalla Camera Ducale.

L’ultima erede dei Mezzabarba, la Contessa Giuseppina, sposò nella seconda metà del 1700 il nobile austriaco Carlo Emanuele Kevenhuller Metsch, funzionario di Maria Teresa d’Austria e dopo il 1805 ministro plenipotenziario dell’Imperatore Francesco I°.

La Contessa Giuseppina portò tutte le proprietà dalla sua famiglia a titolo di dote e, nel 1782, Kevenhuller ottenne l’investitura del feudo di Casatisma con il titolo di Conte. Quest’ultimo amò molto il borgo di Casatisma e si prodigò per migliorarlo. Donò cinque cavalli, una carrozza per sei persone, con carretto e finimenti, da adibirsi per i collegamenti pubblici con Voghera. In seguito fece costruire un locale per il cambio dei cavalli e per il ristoro dei passeggeri, fornendo così un importante e utile servizio per la popolazione.

Introdusse miglioramenti agrari fra cui l’irrigazione e fu tra i primi a intraprendere il commercio dei bozzoli del baco da seta dal momento che disponeva, nella sua proprietà, di oltre quattrocento piante di gelso.

Approfondimento: La Bachicoltura in Oltrepò Pavese: quando si filava la seta

In seguito fece costruire una filanda che occupò diverse maestranze. Lo stabilimento, l’unico in tutta la zona del vogherese, rimase aperto fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale ed oggi, abbandonato, è visibile proprio davanti alla chiesa parrocchiale.

Insieme a queste innovazioni di tipo economico, il Kevenhuller, volle ridefinire gli spazi che coinvolgevano il vecchio palazzo nobiliare del XVI° secolo, la Chiesa e le case rurali.

Tra il 1791 e il 1796 furono effettuati i lavori di rinnovamento di Palazzo Mezzabarba con il progetto affidato al celebre architetto viennese Leopoldo Pollack, uno degli artefici del rinnovamento edilizio in senso neoclassico della Lombardia, autore anche del progetto della Villa Reale di Milano e di alcune parti dell’Università di Pavia.

Ne ebbe origine un imponente edificio a tre piani dalle forme rigorose e dai sobri elementi decorativi coerenti con lo stile neoclassico.

L’edificio si sviluppa lungo la strada provinciale, oltre la quale si estendeva un ricco giardino, che prima del ‘900 era parte del complesso, attraversato da un viale alberato che lo collegava all’abitato di Casatisma. Il Palazzo ha la forma di due C, con due cortili interni dove il maggiore, situato a nord, costituiva il giardino interno sul quale ancora si apre un loggiato con volte a crociera. Nella parte sud c’è il complesso dei rustici sui quali domina una torre a pianta quadrata del XVI° secolo. I piani sopraelevati sono caratterizzati da una successione di ampie sale e di ben venti camere da letto.

Anche la chiesa parrocchiale, dedicata a San Guniforte, fu rielaborata, su suggerimenti del Pollak. Al suo interno si trovano i monumenti funerari e commemorativi in stile neoclassico della Contessa Giuseppina Mezzabarba, morta nel 1812, e del Conte Emanuele Kevenhuller, morto nel 1847.

Dal matrimonio fra Giuseppina ed Emanuele Kevenhuller, nacquero due figlie, Maria e Leopolda. La prima sposò un membro della famiglia Visconti di Modrone, la seconda sposò un membro della famiglia d’Adda.

Fu ai discendenti di quest’ultima, Conti d’Adda, che nella seconda metà dell’ottocento, andarono tutti i beni a Casatisma, compreso il palazzo nobiliare- I Conti d’Adda, successivamente, si disfecero di tutte le proprietà.

Oggi il maestoso Palazzo Mezzabarbam coi suoi 8000 metri quadrati complessivi e posto sotto tutela del Ministero dei Beni Culturali, attende che qualcuno lo acquisti. Nel frattempo è in totale stato di abbandono ed è difficile immaginarlo come era un tempo, quando ancora la strada provinciale non aveva separato il parco esterno con il lungo viale prospettico dall’edificio stesso.

Il viale, non più alberato, conduce ancora all’abitato di Casatisma, fiancheggiato da campi coltivati.

Al suo imbocco, fra le erbacce, è contraddistinto da due calici in pietra su basamento e da bassi pilastrini in pietra collegati tra loro da una catena in ferro e disposti a formare una specie di edera.

Un altro pezzo della storia del nostro Oltrepò Pavese che viene abbandonato e, come dire, dall’abbandono all’oblio il passo è breve.

www.lombardiabeniculturali.it>architetture

www.comune.casatisma.pv.it

 

Disclaimer

Ai sensi dell’art. 1, comma 1, del D.L. 22 marzo 2004, n. 72, come modificato dalla Legge di conversione 21 maggio 2004, n. 128 e succ. mod., tutte le opere eventualmente presenti sul presente sito, e suscettibili di copyright, hanno assolto gli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. Anche per tali opere vale il divieto di cui al punto precedente. E’ vietata la riproduzione e l’utilizzo senza l’autorizzazione ed il consenso dell’autore

Roberta Tavernati

Roberta Tavernati

Mi sono laureata in Scienze della Comunicazione Interculturale e Multimediale all'Università degli studi di Pavia, nel 2012, con una tesi sulle Tecniche Cinematografiche 3D e il Motion Capture. Nello stesso anno ho aperto la mia azienda di apicoltura, MielOrum, con punto vendita a Casteggio. Da sempre, le mie passioni sono i computer, la grafica, la scrittura e la fotografia. Queste ultime, in particolare, insieme all'amore per il mio territorio, mi hanno motivata ad aprire questo blog.